I Puffi compiono trentacinque anni

1Chi è che non ha mai visto i Puffi? Magari le generazioni più giovani non si sono mai trovati a seguire un episodio, ma di certo sanno di cosa stiamo parlando o ne ha sentito discutere i fratelli più grandi e i genitori. Ebbene, questo fenomeno televisivo compie oggi trentacinque anni da quando, il 12 settembre 1981 arrivò sul network americano NBC, dopo aver già conquistato un pubblico diverso con la striscia a fumetti del 1959. Per arrivare in Italia impiegherà un altro anno, ma otterrà lo stesso grande successo. Vogliamo parlare un po’ della loro storia? Ebbene, il fumettista belga Peyo deve la propria ispirazione ad un momento di vuoto mentale: sapete quando avete in mente una parola, ma proprio non riuscite a dirla? Ecco, è successo anche a lui in vacanza, e invece di chiedere ad un amico di farsi passare il sale gli chiese di passargli… un puffo. Da quel momento Peyo lavorò alla creazione delle ormai famose creaturine blu con calzoncini e berretto bianco, cercando di farli somigliare un po’ a delle saliere! All’inizio vennero da lui inseriti in una striscia a fumetti come secondari, ma ebbero così tanto successo che iniziò a sviluppare una storia tutta per loro.

Come scritto, la serie televisiva iniziò invece ad andare in onda in Nord America dal 12 settembre 1981 fino al 19 dicembre 1990, producendo ben 421 episodi divisi in 9 stagioni. In Italia la serie animata dei Puffi è stata trasmessa inizialmente sulle reti locali nel 1981 e pensate che nei primi episodi i personaggi vennero chiamati con i nomi americani, per poi cambiarli in quelli ormai famosi per noi nel corso del tempo. Volete qualche curiosità? Lo so che vi piacciono1 Ebbene, si dice che tutti i Puffi abbiano 100 anni (tranne il Grande Puffo, che ne ha 542), e che nella versione originaria (ossia quando cronologicamente incontrano John e Solfamì per la prima volta) ci fossero 99 Puffi (compreso il Grande Puffo), poi aumentati con l’introduzione di nuovi personaggi. Il centesimo puffo nasce dal riflesso nello specchio di Puffo Vanitoso, che viene colpito da un fulmine prendendo vita. Gli appassionati sapranno inoltre che la bella Puffetta altro non è se non un tentativo del perfido Gargamella di mettere i Puffi uno contro l’altro, ma che fortunatamente fallisce miseramente. Ma perché Gargamella bramava così tanto catturare le povere creature blu? Beh, oltre a tentare di mangiarle, il mago vorrebbe bollirli nel veleno di serpente, per ottenere l’ingrediente fondamentale nella formula della pietra filosofale. Né lui né Birba, comunque, sembrano molto fortunati nel riuscire ad avere la meglio.

Avrete letto senz’altro della fantomatica puntata che mostrava la serie terminare come un sogno di Gargamella: non esiste, state tranquilli. I Puffi esistevano eccome e puffavano, puffavano un sacco. Che vuol dire? Beh, saprete che parte del grande successo di questi piccoli amici blu è sempre stato il loro linguaggio, che portava il loro nome ad essere usato sia come verbo che come aggettivo, in modo alquanto confusionario, ma senz’altro divertente! Pensate che su questo argomento nel settembre 1979 Umberto Eco scrisse su “Alfabeta” n. 5. il saggio “Schtroumpf und Drang”, dedicato alla semantica della lingua puffa. Insomma, mica pizza e puffaffero.

– Lidia Marino – 

 

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