I peccati capitali nei cattivi dei Classici Disney

Ho avuto un’idea un po’ bizzarra qualche giorno fa e ho pensato che potesse essere ottimo materiale per un articolo sul nostro bel sito. Ripensando al brand di Topolino, mi sono venute in mente delle caratteristiche dei villains più noti che di “infantile” avevano ben poco e – per dare la giusta attenzione a quei meravigliosi film del passato – ho deciso di focalizzarmi su questi. Dunque oggi parliamo dei peccati capitali nei cattivi dei Classici Disney. Oh sì, alcuni tra i nostri personaggi preferiti hanno una costruzione per nulla scontata e davvero affascinante.

  • IRA 

Iniziamo con l’ira. Definiamo questo vizio come un’alterazione dello stato emotivo che si manifesta in modo violento, un’avversione profonda e vendicativa verso qualcosa o qualcuno. Ovviamente, parlando di nemici, potrebbe essere facile immaginarli arrabbiati o comunque inferociti verso i protagonisti, ma in realtà a rappresentare perfettamente questo principio abbiamo, senza ombra di dubbio Crudelia De Mon. La spilungona avvolta in pelliccia pregiata è la cattiva del film La Carica dei 101. Oltre ad essere eccentrica, insensibile e prepotente, è senz’altro irascibile. Insulta chiunque provi a mettersi contro di lei, dal marito dell’amica, ai propri stessi sgherri, che apostrofa per tutto il film con aggettivi come ‘idioti’, ‘imbecilli’ e ‘deficienti’, per non parlare dei poveri animali – vittime della sua perfidia – che sono per lei solo  ‘bastardi’, ‘carogne’ e ‘bestiacce’. Occorrerà pensare unicamente alla scena di lei in macchina, con gli occhi iniettati di sangue, per inserirla nel quinto girone e lasciarla immergere nella palude Stige per l’eternità. A farle buona compagnia abbiamo sicuramente Malefica. Quella vera, non quella del live action (… ad alcuni di voi è piaciuto, quindi evito di diventare a mio volta una cattiva). Avversaria di Aurora e Filippo ne La bella addormentata nel bosco, Malefica appare come una persona sofisticata, calma e dalla parlata e i modi regali e signorili. Tutto ciò però in realtà nasconde un animo non solo sadico e crudele, ma anche collerico. Come l’amica ossessionata dai cani, non sopporta l’incompetenza dei suoi sudditi, che arriva a punire con aggressività per i loro fallimenti. Appare inoltre come un essere privo di emozioni al di fuori dell’odio, della rabbia e del rancore e, quando è infuriata, si lascia andare a violentissimi scatti di rabbia.
Altri amici iracondi: La Regina di Cuori (Alice nel paese delle Meraviglie), Ade (Hercules) e Capitan Uncino (Peter Pan).

  • AVARIZIA

Passando all’avarizia, la definiamo in questo modo: cupidigia, avidità, costante senso di insoddisfazione per ciò che si ha già e bisogno sfrenato di ottenere sempre di più. Questa è tra le categorie più complicate, perché in effetti quasi tutti i cattivi della Disney desiderano qualcosa in più rispetto a ciò che hanno. Per questo ho deciso di parlare di coloro che di fatto hanno già molto e pur tuttavia non riescono e non vogliono fermarsi dal desiderare sempre di più. Inizio con il Governatore Ratcliffe di Pocahontas. Parliamo di un uomo il cui unico scopo è quello di arricchirsi il più possibile, non ponendosi davanti nessun ostacolo perché questo avvenga, né morale, né contingente. In lui l’avarizia non è solo materiale, ma anche spirituale, perché ripete più volte di desiderare il benestare del Re Giacomo I. E verrebbe da pensare, proprio per questo, che anche se diventasse ricco e benvoluto dal sovrano, probabilmente la sua sete per qualcosa in più non si placherebbe. Nonostante nasconda grandi doti carismatiche e pianificatrici, questo tratto di sé lo condiziona al punto da renderlo debole e dunque vulnerabile ed è proprio per l’incapacità di capire il suo nemico (nativi americani che non vogliono altro se non la propria terra e non nascondergli la loro ricchezza) che lo porterà alla sconfitta. Accanto a lui non può mancare il Principe Giovanni di Robin Hood. Lui è già potente: siede sul trono e può comandare un paese, con tutti i privilegi che ciò comporta. Ma a lui non basta, non può bastare. Verrebbe da pensare che appartenga al girone degli invidiosi, visto i sensi di inferiorità che ha nei confronti del fratello, ma nella realtà dei fatti si dimostra più volte desideroso di avere di più non solo di lui, ma di tutti quanti. Ciò nasconde una insoddisfazione profonda, non imputabile solo all’invidia per Re Riccardo. Nonostante ritratto come personaggio per lo più divertente, non manca di far vedere la sua cattiveria nel dissanguare il suo stesso popolo, con tasse improponibili, alzate solo per il proprio beneficio. Anche lui, però, accecato da questo bisogno di avere di più, di dimostrare potere, non si rende conto che è esattamente ciò che lo condurrà ad alimentare l’odio dei sudditi verso di lui e dunque ad aiutare il suo nemico a sconfiggerlo.
Altri amici avari: Madame Medusa (Le avventure di Bianca e Bernie), Mangiafuoco (Pinocchio) e Edgar (Gli Aristogatti).

  • INVIDIA

Passiamo all’invidia e parliamo della Regina Grimilde di Biancaneve. Di fatto questo personaggio si muove completamente avvolto da tale vizio capitale. Tutte le sue azioni, le sue crudeltà e la sua malvagità girano attorno al suo bisogno di sentirsi la più attraente di tutti e sull’incapacità di accettare che qualcuno possa essere migliore di lei. Non ci sono altre motivazioni, altre caratteristiche: l’invidia per la dolce principessa, amata da tutti, e dalla bellezza inestimabile la conduce materialmente a portare fuori – all’esterno – il male che ha dentro. Non è un caso che muoia con l’aspetto di una vecchia spaventosa e orribile, perché è proprio quello il suo reale aspetto, ciò che il mondo avrebbe potuto vedere guardandole dentro. Se dovessi scegliere una scena specifica – per quanto quasi in ogni momento ciò avvenga, visto che si dimostra disposta ad uccidere per tornare ad essere la più bella del reame, porrei l’attenzione su quella iniziale, dove si vede il Principe cantare il proprio amore a Biancaneve e la Regina chiudere le tende, palesemente irritata dal fatto che la figliastra, nonostante gli stracci e l’aspetto modesto, abbia attirato i favori del bel giovane. Decisamente fa parte di quelli che per Dante avevano gli occhi cuciti da un filo di ferro che impediva loro di vedere (visto che in vita avevano guardato il prossimo con occhio malevolo). Ma continuo con altre cattive con dello stesso difetto: le sorellastre in Cenerentola. In queste ragazze brutte e sciocche l’incapacità di accettare che qualcuno al di sotto di loro, che lava i loro panni, che cucina il loro cibo, possa essere senza ombra di dubbio migliore e possa portare loro via il desiderio di una vita agiata tra le camere di un castello, l’invidia è senz’altro la caratteristica principale. La scena principale dove questo vizio si espone maggiormente è quasi dolorosa: quando la bella protagonista riesce a finire le faccende e a indossare un abito per andare al ballo, come le era stato promesso, loro – aiutate dall’occhio perfido della madre – si accorgono che alcune componenti del vestito di lei sono state ottenute da oggetti di loro proprietà (per giunta non apprezzati e buttati via poche ore prima) e iniziano letteralmente a strapparglieli di dosso, in un momento di vera umiliazione per la povera eroina, difficile da guardare ancora oggi che ho trent’anni. Maledette bruttone!
Altri amici invidiosi: Re Candito/Turbo (Ralph Spaccatutto).

  • SUPERBIA

So cosa state pensando: ma come, ha finito il capitolo sull’invidia e non ha messo Scar?! Ebbene, vi capisco e devo dire la verità all’inizio era stato il primo personaggio a venirmi in mente per quel vizio capitale. Ma poi ci ho riflettuto: sì, il  sarcastico e subdolo antagonista de Il Re Leone è senz’altro invidioso del fratello, tanto da arrivare ad ucciderlo, ma è davvero quella la caratteristica che lo contraddistingue? Beh, ovviamente a mio avviso no. Definiamo la superbia come una radicata convinzione della propria superiorità, reale o presunta, che si traduce in atteggiamento di altezzoso distacco o anche di ostentato disprezzo verso gli altri e nei confronti di norme, leggi e rispetto. Ecco, il mio cattivo preferito è ammantato di ciò: lui odia il fratello, odia Simba, odia le iene, schiaffeggia Sarabi tutto in correlazione al fatto che si ritiene migliore di loro. Sa di non poter competere fisicamente con Mufasa e dunque lo canzona, lo mette alle strette e alla fine gli toglie la vita e la corona utilizzando solo il proprio intelletto. Ma la sua tracotanza è tale che una volta diventato ciò che ha bramato a lungo, che riteneva giusto per sé, anche di fronte all’evidenza del proprio fallimento come sovrano, è disposto a farsi morire insieme al proprio popolo pur di non ammettere di non essere stato all’altezza di tale incarico. Ed è la superbia che poi lo conduce alla stessa morte: pensando di poter contare sull’ingenuità del nipote prima gli chiede pietà, poi attribuisce la colpa di quanto accaduto alle iene e infine attacca Simba alle spalle, finendo in bocca ai suoi “amici”, che giustamente decidono di farne un bel banchetto. Il prossimo personaggio di cui tratterò, invece, non vi farà sorpresa di trovarlo tra quelli che per Dante erano costretti a camminare curvi sotto il peso di enormi macigni: parlo di Gaston de La Bella e la Bestia. La Superbia in questo villain è talmente profonda da caratterizzarlo in ogni suo atteggiamento: si crede il più bello del villaggio e il più eroico – e gli stessi abitanti glielo confermano più volte – e per questo motivo nessuno può osare ostracizzarlo, deriderlo. Può esigere di sposare Belle, perché così ha deciso, e non gli viene in mente nemmeno lontanamente che lei possa non ricambiarlo, perché di molto più intelligente di lui. Del resto, le donne non dovrebbero leggere, perché in tal modo possono venir loro in mente strane idee e cominciare a pensare. Proprio l’arroganza del cacciatore lo porterà alla sconfitta, perché sconvolto nell’accorgersi che qualcuno che per lui è un animale a tutti gli effetti – un essere non attraente, da cacciare – possa portargli via l’oggetto del proprio desiderio. La scena principale di questo atteggiamento, anche se obiettivamente già la stessa canzone dedicata a lui ne è l’emblema, è la frase che pronuncia nello scontro con la Bestia: “pensavi davvero che potesse volere te, quando poteva avere uno come me?”
Altri amici superbi: Maga Magò (La spada nella roccia), Yzma (Le follie dell’imperatore).

  • GOLA

Quando si pensa al peccato di gola oggi lo si fa quasi con un sorriso sulle labbra: in realtà questo vizio capitale non condanna certo il cioccolatino prima di andare a dormire, quanto qualcosa di più profondo. Non parliamo infatti del mero abbandono ai piaceri della tavola, ma di un desiderio d’appagamento immediato del corpo per mezzo di qualcosa cosa di materiale che possa provocarci compiacimento. Una vera e propria irrefrenabilità, un’incapacità di moderarsi nell’assunzione di cibo o, più in generale, nell’oralità (per dire, anche gli alcoolisti, gli ossessionati dalle diete e i fumatori accaniti vengono considerati peccatori di gola, perché danno troppa attenzione a questo aspetto della vita). Fatto questo preambolo, comunque, non è semplice trovare personaggi della Disney che rientrino in tale categoria. Ma io ci ho provato lo stesso. Inizio con Kaa, il serpente de Il Libro della Giungla. Avendo dato alla tigre Shere Khan il ruolo del vero cattivo del film d’animazione, a questo personaggio che nel libro originale rappresentava quasi un antieroe saggio, ma pericoloso, è stato cambiata connotazione in una più divertente, che però facesse comprendere le insidie della vita al protagonista. Parlando di desiderio più forte della ragione, pensiamo a questo predatore, perché di fatto, nonostante questo spesso lo porti ad avere numerosi problemi, lo vediamo sempre intenzionato a mangiarsi qualcuno. Del resto gli interessa molto poco e solo la propria soddisfazione e il proprio desiderio lo muovono nel suo universo. Lo stesso si può dire per le iene de Il re Leone. Certo, stiamo trattando nemici forse “di contorno”, ma comunque degni di essere nominati. E in questo caso analizziamo le creature più ossessionate dal loro stomaco di tutte. Non parlano d’altro, non desiderano altro. Sono disposte a farsi guidare da un loro nemico naturale, pur di ottenere cibo in grande quantità. Le conversazioni tra loro viste nel film sono tutte, e dicasi tutte, collegate al mangiare e dunque per me era davvero impossibile non sceglierle per i peccatori di Gola. Una piccola menzione d’onore, anche se non si tratta di un classico Disney, la voglio dare a Barbossa de I pirati dei Caraibi e alla sua ossessione per le mele.
Altri amici golosi: Il coccodrillo (Peter Pan).

  • ACCIDIA

Descriviamo l’accidia come un torpore malinconico, un’inerzia nel vivere e nel compiere opere di bene, una pigrizia, indolenza e svogliatezza. Anche in questo caso non è stato semplicissimo scegliere dei villains che abbracciassero totalmente questo vizio, ma ho fatto del mio meglio. Lady Tremaine di Cenerentola, oltre ad essere perfida e furba, dimostra spesso di non avere particolari interessi nella vita, se non quello di far sposare le figlie, probabilmente per liberarsene e tornare a letto con il suo gatto. Viene infatti quasi sempre vista sdraiata, seduta o a dare ordini alla figliastra di cucinarle e pulirle casa. Anche nel seguire Cenerentola per le scale, per impedirle di mostrarsi come la proprietaria della scarpetta di cristallo, lo fa con calma e con rigida tranquillità, come se fosse annoiata. Direi che anche Dante l’avrebbe messa nella IV Cornice del Purgatorio. A farle compagnia potremmo trovare Bill Sykes di Oliver and Company. Nonostante faccia di tutto per mettere alle strette il povero Fagin, in realtà sembra parecchio disinteressato alla sua vita e a quella degli altri. Gli devono dei soldi? Bene, glieli daranno o moriranno, ma giusto perché è così che deve andare, non perché gli servano o perché li desideri apertamente. Non si sporca le mani nemmeno per uccidere e preferisce passare le giornate a costruire e collezionare modellini di automobili e navi. Solo quando si metterà al centro della scena, perderà effettivamente la vita, dimostrando probabilmente di non essersi mai esposto davvero prima di allora.
Altri amici accidiosi: Re Cornelius (Taron e la pentola magica).

  • LUSSURIA

Arriviamo alla patata bollente, quel peccato capitale che sembra strano trovare nei classici Disney, ma che invece c’è eccome. Intanto consideriamo la lussuria sì come fantasia sessuale, ma anche come bisogno che va a sovrastare la ragione, che impedisce un controllo delle proprie passioni e accresce un amore verso se stessi. Una voglia di procurarsi piacere per la mera possibilità di farlo e nient’altro. Ed ecco che ci vengono in mente i cattivi in questione. Il primo è ovviamente Claude Frollo, de Il gobbo di Notre Dame. Al contrario del suo omonimo nel libro di Hugo, che trasforma il suo desiderio in una vera e propria ossessione folle, il personaggio del film d’animazione agogna Esmeralda non solo per la sua sessualità e bellezza, ma anche perché appartiene ad una categoria di persone che lui reputa inferiori a sé e ciò gli conferisce, ai propri occhi, il diritto di possederla come amante-padrone. Il proprio desiderio di averla supera tutto, anche il proprio ruolo, la propria lotta di classe. Tutto passa in secondo piano e nella sua canzone (tra l’altro a mio avviso una delle più potenti in assoluto) lo troviamo completamente sovrastato e piegato dalla lussuria. “La troverò, la troverò dovessi dare alla fiamme tutta Parigi”; “ma lei sarà mia o morirà”; “l’anima mi brucia al suo pensier: la vedo, la sento, tra i suoi capelli di fuoco c’è e annienta ogni controllo che c’è in me”. Direi che queste citazioni parlano da sole. Per il secondo personaggio forse non incontrerò il consenso di tutti i lettori, ma spero che potrete vedere il mio punto di vista nel tutto. Parliamo di Jafar di Aladdin. Un personaggio che è sì avido di potere, ma che arriva addirittura a “sprecare” uno dei suoi tre preziosi desideri per avere Jasmine ai suoi piedi: non vuole solo che diventi sua moglie, vuole che lei si innamori di lui. Sappiamo quanto sia stata importante la lampada per lui fino a quel momento, quindi ci chiediamo come sia possibile che la ragione del personaggio venga meno quando si tratta di possedere carnalmente una donna che desidera. Ed ecco che entra in scena la lussuria. Ovviamente non è innamorato della principessa e di fatto non gliene importa nulla di lei, Jafar la vuole perché è bella, perché è dimostrazione di piacere e perché così facendo potrà accrescere in sé una sensazione di godimento personale. Lo vediamo anche perdere il controllo – per un breve istante – quando Jasmine, in una delle scene più sensuali della Disney, si avvicina a lui e lo seduce, per distrarlo da Aladdin. Non potevo non metterlo in questa categoria.
Altri amici lussuriosi: non mi è venuto in mente nessun altro dei “Classici” e anzi vi invito a darmi qualche suggerimento.

Avrete notato, a questo punto, l’assenza di uno dei migliori nemici della Disney: la meravigliosa Ursula de La Sirenetta. Ci tenevo a lasciare fuori qualcuno per porre l’attenzione su qualcosa che di certo avrete realizzato insieme a me: nessun personaggio ben scritto può avere una sola caratteristica a muoverlo. Che siano umani, animali, piante hanno comunque una sfaccettatura di emozioni non indifferente e in effetti molti di questi cattivi potrebbero rientrare in quasi tutte le categorie e la strega dei mari è senz’altro una di queste. Ho trovato comunque interessante scrivere questa analisi e spero che per voi sia stato altrettanto divertente leggerla. Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate, mi raccomando, e grazie a chi è arrivato fino all’ultima riga.

– Lidia Marino

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