I monologhi indimenticabili delle serie tv

Non so se vi sia mai capitato di dover cercare dei monologhi per un provino o semplicemente per un vostro interesse in materia, ma io li ritengo dei momenti di scrittura incredibilmente difficili sia da creare che da interpretare e per questo li apprezzo più del resto. Ci sono chicche sia nella letteratura che nel cinema sulle quali potrei riempire colonne e colonne di parole, perché d’impatto, argute, indimenticabili e – nel caso del film – anche abilmente portate sullo schermo da grandi attori. Ecco perché mi è venuto in mente di dedicare uno spazio anche ai monologhi indimenticabili delle serie tv, perché – essendo una forma d’arte sempre più importante – non sono certo da meno e meritano la giusta attenzione da parte nostra. Di sicuro farò degli articoli anche su quelli cinematografici e letterari, ma per ora godetevi questi, nella speranza di non dimenticarne troppi (in quel caso, fatemelo sapere!). Scusatemi per l’inserimento dei testi originali, ma risulta fondamentale per me porre l’accento sulla recitazione degli attori e con il doppiaggio questo si perderebbe!

1. Game of Thrones – My name is Jaime. 

Non poteva mancare la serie tv più amata e seguita degli ultimi anni, ovviamente. In Game of Thrones i monologhi non mancano di certo, ma quello che personalmente ho trovato più efficace, oltre che più intenso è stato quello interpretato da Nikolaj Coster Waldau nella seconda stagione. Immerso nella vasca insieme a Brienne, il personaggio di Jaime, fino ad allora dipinto come spavaldo ed egoista, emerge nella sua profondità, raccontando la vera storia che l’ha portato ad essere conosciuto da tutti come Kingslayers, l’uomo senza onore. Ed è in quel momento che riusciamo a provare empatia per lui, che riusciamo a comprendere il perché del suo gesto e anzi a giustificarlo totalmente per esso. Nonostante nell’ultima stagione non abbia spiccato per introspezione, il biondo Lannister risulta uno dei personaggi più interessanti e reali della serie, mostrandosi in continua evoluzione e suscitando nello spettatore sentimenti contrastanti.

Once again I came to the king begging him to surrender. He told me to bring him my father’s head. Then he turned to his pyromancer, “Burn them all,” he said. “Burn them in their homes, burn them in their beds.” Tell me, if your precious Renly commanded you to kill your own father and stand by while thousands of men women and children were burned alive, would you have done it? Would you have kept your oath, then?

2. ScrubsRelationships

Chiunque conosca Scrubs sa benissimo quanto questa sit-com sappia far ridere, ma anche riflettere, piangere e crescere con essa. Uno dei personaggi più profondo e complesso è senz’altro il Dottor Cox, mentore/non mentore del protagonista, che alterna i suoi malumori a grandi lezioni di vita, dimostrandosi un uomo difficile con il quale relazionarsi, ma incredibilmente affascinante dal quale imparare. Di sicuro durante tutte le stagioni i monologhi – anche di J.D. stesso – non sono mancati, ma questo è forse il mio preferito, perché pone la luce su quanto i rapporti tra persone siano difficili e profondamente diversi dalla televisione, dal cinema, dalla finzione in generale. Insomma, l’amore è meraviglioso, ma da solo non basta e per essere felici insieme bisogna lavorare e guadagnarsi ogni momento, senza mai dare nulla per scontato o per già ottenuto.

Couples who are truly right for each other wade through the same crap as everybody else, but the big difference is they don’t let it take them down. One of those two people will stand up and fight for that relationship every time if it’s right and they’re real lucky. One of them will say something.

3. The Newsroom – America is not the greatest country in the world anymore

Lo sappiamo bene: gli Americani sono un popolo incredibilmente patriottico. Seguendo un canale su Youtube di una ragazza americana trasferitasi a Milano, ho trovato interessante la sua ammissione di essersi accorta di quanto in profondità l’amore per la patria venga inculcato in tutti sin da bambini solo quando ha potuto fare il paragone con altri posti. Certo, come da lei giustamente detto, in Italia c’è il problema opposto e noi siamo i primi a criticare il nostro Paese, ma l’innocenza del suo stupore nel realizzare quanto ci si aspetti amore incondizionato per l’America dagli americani è stata davvero incredibile. Ebbene, è proprio per questo che, quando una serie esce dagli schemi e ti propone un monologo dove – udite, udite – viene spiattellato in faccia agli stessi americani che l’America non è più il più grande paese del mondo ecco che buum, l’effetto è assicurato. Siamo al primo posto al mondo solo in tre categorie: numero di cittadini incarcerati pro capite, numero di adulti che credono che gli angeli siano reali, e spese per la difesa, dove spendiamo di più dei più vicini ventisei Paesi combinati, venticinque dei quali sono alleati. Efficacissimo, no?

We’re 7th in literacy, 27th in math, 22nd in science, 49th in life expectancy, 178th in infant mortality, 3rd in median household income, number 4 in labor force, and number 4 in exports.

4. Breaking BadI am the one who knocks

Questo momento della serie è stato così iconico da essere celebrato praticamente in ogni gadget inerente a Breaking Bad mai esistito. E poi, cavolo, ma quanto è stato bravo Brian Cranston qui? Epico. Una scena tremendamente potente perché lascia andare il vero Walt, quello che è diventato nel tempo, quello che la necessità lo ha reso in tutto il suo sfogo, in tutto il suo lato bestiale. Si rende conto di essere pericoloso e di non poter tornare indietro e non gli importa di terrorizzare la moglie, gli importa solo di farle capire che non è più lui a dover vivere nella paura, ma che ora sono gli altri a dover avere paura di lui. Non c’è altro da dire, a mio avviso.

I am not in danger, Skyler, I am the danger! A guy opens his door and gets shot and you think that of me? No, I am the one who knocks!

5. Lost – If we can’t live together, we’re going to die alone

In Lost ci sono davvero moltissimi monologhi degni di interesse (per esempio, uno dei miei preferiti, che pochi ricorderanno, vedeva Ben – ancora nei panni di Henry Gale – spiegare con un sorriso sulle labbra, intento a mangiare cereali – cosa avrebbe ideato per mettere in trappola il gruppo di protagonisti se fosse stato un membro degli “altri”, per poi concludere con un fantastico “per vostra fortuna, io non lo sono”. Sadico e bellissimo), ma ho pensato che questo fosse il più emblematico della serie, anche perché è un tema che ricorre per tutte le stagioni. Qui, dopo sei giorni di attesa, Jack decide che è giunto il momento di smetterla di essere dei singoli e di cominciare a collaborare l’uno con l’altro, per poter sopravvivere a quella esperienza. Rappresenta un momento di svolta per la serie, nonché un grande scalino nella leadership di Jack.

Every man for himself is not going to work. It’s time to start organizing, we need to figure out how we’re going to survive here.

6. Gilmore Girls I live in two worlds 

Rory Gilmore, si sa, con la penna ci sa fare e qui ce lo dimostra, leggendo il proprio discorso in occasione delle consegna dei diplomi della Chilton. Come ho già più volte asserito, questa è la mia serie preferita, ma questo monologo l’avrei inserito anche se non lo fosse stata, perché rappresenta un mix letale per i sentimenti tra amore per la letteratura e amore per la propria famiglia, celebrando entrambi in modo unico e particolare. Quando ami leggere vivi effettivamente in due mondi: uno pieno di avventure, di personaggi indimenticabili, di universi incredibili e un altro dove tutto è più normale, dove le persone che ti circondano sono forse meno eccentriche, ma che ti danno davvero la forza per crearti come persona e affrontare ogni ostacolo. Ogni volta che parte a parlare dei nonni e della sua mamma, che “non le ha mai fatto credere di non poter fare o essere ciò che volesse” mi partono i lacrimoni. Semplicemente perfetto.

It’s a rewarding world, but my second one is by far superior. My second one is populated with characters slightly less eccentric, but supremely real, made of flesh and bone, full of love, who are my ultimate inspiration for everything. Richard and Emily Gilmore are kind, decent, unfailingly generous people. They are my twin pillars, without whom I could not stand. I am proud to be their grandchild. But my ultimate inspiration comes from my best friend, the dazzling woman from whom I received my name and my life’s blood, Lorelai Gilmore.

7. Buffy –  I don’t understand how this all happens.

Sinceramente, pensando a Buffy il primo monologo formatosi nella mia mente è stato quello di Spike a Buffy, dove le dice che lei è unica e che lo sarà sempre, volente o nolente: molto bello e fantastico per il personaggio del vampiro. Ma poi ci ho pensato più a fondo e non ho potuto fare a meno di scegliere questo. Nella puntata più triste della storia delle serie tv – o comunque una delle più shockanti – la mamma di Buffy muore in modo del tutto naturale, lasciando i personaggi attorno a lei sconvolti e attoniti in questo episodio senza musica da pelle d’oca. Vi giuro che tutt’ora risulta uno dei ricordi più angoscianti che abbia collegati alla televisione. E cosa c’è di più efficace, in un contesto soprannaturale, se non affrontare la morte umana, quella che tutti noi conosciamo, quella che fingiamo di non avere davanti, quella che non riusciamo proprio ad accettare? Ed è qui la potenza del momento: ad interrogarsi non è un umano, conscio di non poter far nulla in una situazione del genere, se non piangere e soffrire, ma un demone mai stato abituato a dover addio a qualcuno, mai realmente temprato all’accettazione, perché semplicemente troppo lontana dal suo modo di vedere il mondo. Ed è così che Anya definisce il tutto “così umano”, con una connotazione ovviamente negativa e piena di lacrime, in una scena di puro dolore.

How we go through this?! I mean, I knew her, and then she’s, there’s just a body, and I don’t understand why she can’t just get back in it and not be dead any more? It’s stupid! It’s mortal and stupid, and… and Xander’s crying and not talking, and I was having fruit punch and I thought, well, Joyce will never have any more fruit punch, ever. And she’ll never have eggs, or yawn, or brush her hair, not ever and no one will explain to me why…

8. How I met your mother I used to believe in destiny 

Probabilmente a voi ne saranno venuti in mente un altro centinaio, ma tra tutti quello che più ho sentito mio nel tempo è stato senz’altro questo. Abbiamo un Ted sempre più stanco di lottare per ottenere il grande amore, sempre più stufo di essere quello romantico ridicolizzato per il modo testardo di continuare a credere nel destino, sempre più stanco di essere se stesso. Sì, perché Ted è un romantico e non può cambiare e per quanto delle volte nella vita ci si senta stanchi di essere come si è, non c’è nulla che si possa realmente fare e prima o poi quella voglia di diventare aridi, cinici o semplicemente più realisti verrà divorata dalla vera natura, per esplodere nuovamente in tutta la sua forza. Nel mio caso è stato assolutamente così e anche nel caso di Ted, che, dopo tante sofferenze, trova finalmente la persona con la quale tutte quegli “stupidi” desideri e accorgimenti non sembrano esserlo più e, anzi, vengono condivisi con essa. Ma certo i momenti continueranno ad esserci, basterà ricordarsi chi siamo realmente.

I stopped believing. Not in some depressed I’m-gonna-cry-during-my-toast way. Not in a way I even noticed until tonight. It’s just, every day I think I… believe a little less, and a little less, and a little less, and that sucks.

E dopo questa lezione di vita smielata, vi lascio a interrogarvi su quali monologhi avreste scelto. Fatemelo sapere!

– Lidia Marino – 

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