I maestri del fumetto: Neil Gaiman

Dopo anni di articoli su articoli legati al mondo del fumetto, sarà chiaro un concetto che molti dei commentatori dei media mainstream si dimenticano di sostenere quando parlano di questo modo di raccontare storie: il fumetto è letteratura. Sì, lo so: se seguite questo ciclo di rubriche dall’inizio appare ormai come un dato scontato e già sentito, perché quando si parla di quanto alcuni supereroi siano stati trattati con sensibilità adulta da autori e disegnatori o di grandi sceneggiatori come Moore o, nel caso di oggi, Gaiman, questa affermazione è ancora più rimarcata. Inoltre, nel caso di Gaiman, c’è un dato di novità, che possiamo introdurre subito attraverso una provocazione: ma può una serie a fumetti NON essere basata tanto sull’avventura quanto sull’esigenza di raccontare una storia universale e dal sapore simile a quello di favole o miti antichi? Secondo Neil Gaiman, classe 1960, inglese, è proprio così.

Raccontando il Sogno

Partiamo dalla superstar, dalla sua opera principale: Sandman, creato da Gaiman nel 1989 per una fortunata serie terminata del 1996, scritta per la Vertigo, la divisione “fumetti-per-grandi” della DC Comics. Una serie che è impossibile descrivere in poche parole Sandman è un fumetto mitologio; racconta, con tono assolutamente onirico (e così non potrebbe non essere!), la storia del dio del sogno, Dream (o Morfeo in italiano), e del suo mondo pagano nel quale ancor oggi le vite degli uomini sono governate dai capricci degli dei. Sandman parla dunque di un giovane dio che deve “crescere”, districandosi fra i tranelli delle altre divinità e le difficoltà che il suo ruolo riserva. Leggende popolari, credenze religiose e figure mistiche provenienti da tutte le culture del mondo e raffigurati con mano ferma da Gaiman e dai suoi disegnatori fanno quindi da sfondo a un’epica fatta, più che di confronti, battaglie e altri luoghi comuni delle storie d’avventura, da dialoghi filosofici e scene visionarie e memorabili.

A come Autore

Dietro Sandman c’è, dunque, un mondo straordinario fatto di cultura e di una forte “idea”: che il fantasy possa parlare anche di concetti universali e, perché no, di problemi umani legati a concetti ancestrali come destino, paura per la morte o desiderio. L’idea, cioè, che la mitologia possa oggi, come duemila anni fa, servire come catalizzatore per parlare di altro, di problemi fondamentali insiti nella natura umana. Gaiman è, in questo senso, un vero proprio intellettuale capace di rielaborare la tradizione per trasformarla in un’operazione di narrativa popolare. Una giusta “via di mezzo” fra letteratura e mercato, che ha creato uno dei massimi capolavori della letteratura disegnata di ogni tempo.

Intertesti e intertestualità

Se di autore con ambizioni letterarie si tratta, tuttavia, è anche perché Gaiman è uno scrittore a tutto tondo, capace di costruire un universo narrativo coerente che non solo passa anche per altri media oltre al fumetto (ha ripreso infatti gli stessi concetti e la stessa ambientazione in American Gods, un romanzo del 2003), sceneggiatore di drammi radiofonici, amante dei racconti brevi. Prima di essere sceneggiatore, infatti, Gaiman è uomo di cultura e di lettere, capace di assaporare quel patrimonio di racconti, miti, leggende, proprio della letteratura con la L maiuscola, quella che si è consolidata nel corso dei secoli da partire dai racconti orali, e di testimoniare costantemente il rispetto e l’amore che ha per essa.

– Fabio Antinucci . 

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