I Maestri del fumetto: Gene Colan e il suo talento dark

1Anni ’60: età d’argento per Marvel e DC Comics, gli eroi che si fanno più umani, le storie più fantascientifiche, l’industria del fumetto più “industriale”. In questo quadro fatto di artisti briosi, di epiche a fumetti che sconfinano verso il fantasy e un’immaginazione molto colorita, un nuovo autore si affaccia sulla scena mondiale. Si chiama Gene Colan. E non ha alcuna voglia di essere “brioso” o “fantasioso”.

Un autore dark

Perché Colan non voleva essere né “brioso” né “fantasioso”? Presto detto: perché il suo stile si qualificò, nella fase più matura della sua opera, come dark e adatto a racconti dell’orrore o del mistero. Niente supereroi stile Stan Lee, per lui! Certo, durante la prima parte della sua carriera, quando lavorava per le giovanissime DC e Marvel, era ancora un po’ mainstream e disegna fumetti di guerra o western, come molti ragazzi che erano “nati”, fumettisticamente, negli anni dell’esplosione del comic book come medium, ma già all’inizio del ’60 Colan si ritrovò a lavorare su Devil che, di tutti i personaggi Marvel, era già delineato come il più introverso e attento alle tematiche “serie”.

Dracula e Batman

Fu tuttavia a cavallo fra i ’60 e i ’70 che Colan abbandonò le tematiche del supereroe classico perché richiamato dal suo “istinto” per qualcosa di molto più gotico. Il suo disegno divenne quindi basato nettamente su tecniche come acquarello o carboncino (tecniche che rompevano la routine dell’industria fumettistica: niente più bisogno di altre figure oltre a quella dell’autore, come coloristi o inchiostratori!), le forme si fecero più personali, dal tratto più profondo e ombreggiato, perfetto per illustrare le storie di due “re della notte” dell’immaginario popolare: Dracula, nella serie horror della Marvel Tomb of Dracula (eh, quando i fumetti erano davvero belli…); ovviamente, Batman. Il talento estremamente gotico e strano di mr. Colan fu confermato dal suo transitare, negli anni ’80, dalle case mainstream per andare verso il semi-indipendente approdando alla Dark Horse, che avrebbe fatto dei suoi marchi di fabbrica storie ben diverse da quelle “di supereroi”: dagli spin-off a fumetti di Predator a quelli di Buffy, Colan divenne un autore capace di gettare un ponte fra l’epoca del fumetto e dell’intrattenimento classico e quella più tipicamente “postmoderna”, tipica degli anni ’70-’80-‘90.

Vampiri ovunque!

Molti dicono, scherzando, che Colan (che purtroppo ci ha lasciati nel 2011) fosse una sorta di “feticista dei vampiri”: prima Dracula (e va bene), poi Batman (che molti critici hanno letto come un vampiro in versione “buona”), e poi… e poi i vampiri nemici di Batman! C’è un intero ciclo narrativo nel quale un’orda di succhiasangue simili al Nosferatu cinematografico attacca Gotham e nel quale il nostro amico pipistrello viene chiamato a fronteggiare la minaccia. Per Colan non c’erano “mezze misure”: si trattava dell’irruzione completa di altri generi, “per adulti”, nei “dolci” comic book da ragazzini. Una piccola rivoluzione che avrebbe portato agli anni ’90, col suo meticciarsi di generi e linguaggi all’interno del racconto d’intrattenimento.

– Fabio Antinucci –

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