I grandi registi dalla A alla Z: Vanzina

1Sì, Vanzina. Vi piaccia o meno quest’uomo ha fatto la storia del cinema italiano degli ultimi trent’anni. E d’altronde, se avete un briciolo di onestà intellettuale, non potrete negare che, come afferma lui stesso “In una cinematografia seria come quella americana, noi Vanzina saremmo venerati come Spielberg. Qui dobbiamo vergognarci.” Ora, io sostituirei “seria” con “onesta”, e “Spielberg” con… un qualunque rispettato regista di blockbuster, scegliete voi. Il fatto è che i film della premiata coppia Enrico & Carlo Vanzina (figli del mitico Steno) ha sfornato qualcosa come 60 film e 5 serie tv in meno di 40 anni, e che quei film hanno creato generi, orientato i gusti del pubblico, generato tormentoni e mode. E alcuni non sono affatto male, anzi.

Innanzitutto chiariamo un punto su cui molti fanno confusione: Vanzina ha girato, nel 1983, un gioiellino di commedia intitolato Vacanze di Natale. Questo film ha avuto la sventura di generare l’odiato genere dei cinepanettoni, ma quegli schifi dei vari natali sul Nilo, in Madagascar, nell’iperspazio eccetera non sono responsabilità dei Vanzina, bensì di quel becero parassita di Neri Parenti, colui che è riuscito persino a rovinare la saga del ragionier Fantozzi. L’unico e vero Vacanze di Natale (vedi il mio precedente articolo) è un ottimo esempio della nuova commedia italiana ad episodi. Con una colonna sonora strepitosa. E fa sinceramente ridere. Ma andiamo con ordine e facciamo la conoscenza di Carlo Vanzina, nato a Roma il 13 marzo del 1951 e fratello minore dello sceneggiatore e produttore Enrico. Carlo fa la gavetta al fianco di artisti del calibro di Mario Monicelli (vedi articolo), Alberto Sordi e, ovviamente, il padre Steno. Esordisce dietro la macchina da presa nel 1976 con la commedia Luna di miele in tre. Seguono Figlio delle stelle e Arrivano i Gatti, film sul gruppo comico formato da Jerry Calà, Umberto Smaila, Franco Oppini e Nini Salerno. Nel 1981, con il film I fichissimi lancia uno sconosciuto attore che risponde al nome di Diego Abatantuono, che diventa l’idolo del grande pubblico di quei primi anni ’80 anche grazie ai successivi Eccezzziunale veramente e Viuuulentemente mia. Film cult che hanno generato anche sequel.

2Il 1982 è l’anno dell’elegiaco Sapore di mare, con un cast stellare che comprende una bellissima e bravissima Virna Lisi. Commedia garbata e gradevole, divertente e a tratti acida, crudele e nostalgica di cui è giusto segnalare la colonna sonora. Personalmente detesto Jerry Calà, ma almeno qui fa un ruolo congruo. Anche se il fatto che un essere del genere rimorchiasse mi lascia sempre basita. A Sapore di mare segue il già citato Vacanze di Natale (c’è Mario Brega! Adoro!) e poi la nostra risposta alle commedie americane romantiche di quegli anni: Amarsi un po’… Ve lo dico: a me piace. A parte il fatto che ci sono di nuovo Virna Lisi e Mario Brega (che però purtroppo non si incrociano mai, sigh) questo film ha il pregio, come tutti i film di Vanzina di quel periodo, di ritrarre con una certa acutezza degli spaccati di vita, dei personaggi che possono sembrare caricaturali solo a chi non li ha conosciuti nella vita reale. Non sono affatto film stupidi. Non ancora. E poi è giusto sottolineare anche stavolta la colonna sonora. Non dimentichiamo che Vacanze di Natale va visto in coppia con il cult Vacanze in America, film che può vantare la presenza di Don Buro. E ho detto tutto. Nel 1985 tenta la via del thriller con Sotto il vestito niente, a cui tornerà nel 2011 con L’ultima sfilata. È del 1986 Yuppies – I giovani di successo, film very ’80 sui giovani rampanti col mito di Agnelli. Vanzina è sempre sul pezzo. Forse pure troppo.

Gli anni ’80 si chiudono con I miei primi 40 anni, biopic su Marina Ripa di Meana con Carol Alt, Via Montenapoleone, e Le finte bionde, film che ricordo con piacere, ma con difficoltà poiché son anni e anni che non passa in tv. Gli anni ’90 si aprono con Piedipiatti, commedia poliziesca con Montesano e Pozzetto (il mio attore milanese preferito. Cioè, l’unico) e con Sognando la California, film on the road con il bravissimo Antonello Fassari; storia di una matura amicizia maschile, sui sogni persi dell’adolescenza e sui confronti spesso deludenti con la realtà dell’età adulta. Nel 1993 scoppia in Italia la Raul Bova mania grazie (per colpa) quel film ignobile che è Piccolo grande amore. Io mi rifiutai di vederlo da ragazzina e lo vidi per sfida anni dopo. Non ho parole per descrivere l’orrore. Ma nel 1994 Vanzina si riscatta alla grande donandoci quel gioiellino che risponde al nome de I mitici – Colpo gobbo a Milano. Adorissimo. A parte il cameo di Collo Secco che già da solo vale la visione, la coppia di bori Amendola-Memphys funzionava alla grande. Soprattutto nelle interazioni con la sciura milanese della pensione in cui alloggiano. Questa pellicola va segnalata soprattutto perché è l’unica (in tutta la sua inconcepibilmente ricca carriera) in cui Monica Bellucci sia riuscita a dare un’interpretazione credibile.  ndimenticabile la sua battuta di presentazione: “Aò, ma che me stai a scippà lo culo?!”

3È del 1994 il già clownesco, ma ancora divertente S.P.Q.R. 2000 e ½ anni fa. La presenza di Leslie Nielsen riesce quasi a farmi dimenticare l’oscenità della “recitazione” di Massimo Boldi, creatura che non ha motivo di esistere, né in quanto attore (?!) né in quanto essere umano. Il discorso è invece molto più complesso per quanto riguarda Christian De Sica: lui è veramente un bravo attore, cantante, showman, ma (per ragioni imperscrutabili) per anni si è sputtanato facendo film ignobili (con Neri Parenti) con un personaggio inqualificabile (Massimo Boldi). Per fortuna poi è rinsavito. Nel 1995 Vanzina dirige un Paolo Villaggio solo leggermente fantozziano nella gradevole commedia Io no spik inglish. Ma nello stesso anno cala l’asso con Selvaggi, film corale entrato nel cuore di molti grazie ad alcune interpretazioni indimenticabili, a cominciare dalla coppia Antonello Fassari/Cinzia Leone. Amore vero. Peccato per la presenza di Ezio Greggio, strano uomo convinto, chissà perché, di essere un attore comico… Con il nuovo millennio inizia la parabola discendente di Vanzina, che sforna titoli tipo Squillo, Banzai, Olè (mai visto, mi vergogno pure quando mi capita di vedere la pubblicità di una replica tv) e i film sulle barzellette… In mezzo a questo sfacelo segnaliamo però un paio di titoli godibili quali In questo mondo di ladri (c’è Buccirosso, per me basta), Il pranzo della domenica e, se proprio volete, Febbre da cavallo – La mandrakata, se non altro per quel mostro di Gigi Proietti, ed Eccezzziunale veramente – capitolo secondo… me, sempre per Buccirosso.

Capitolo a parte merita il film del 2005 Il ritorno del Monnezza. Ordunque, da fan storica dei film con Tomas Milian (li vedevo già da bambina con papà), trovo apprezzabile l’idea di fare un film sulle gesta di Rocky Giraldi, il figlio di Nico il pirata. Il pirata, no il monnezza. Il monnezza è un altro personaggio, interpretato sempre da Milian, ma in una serie di film di Umberto Lenzi, mentre le avventure di Nico sono firmate da Corbucci (vedi articolo). E già questo è un errore gravissimo che un regista italiano, figlio di un regista italiano, non può commettere. Poi, fai un film su Nico Giraldi e non chiami il vero Nico Giraldi, che per fortuna è ancora vivo e vegeto?! Lo stesso Tomas Milian ha affermato che avrebbe partecipato volentieri, ma che purtroppo nessuno glielo ha chiesto. Male, malissimo. Carlo Vanzina continua a sfornare film che vanno sempre abbastanza bene al botteghino, alternando porcate assurde a pellicole gradevoli. Dubito però che riuscirà mai più a donarci ancora gioiellini come Vacanze di Natale, Vacanze in America, I Mitici, Amarsi un po’, Sapore di mare o Selvaggi.

Questi sono titoli che mi sento di consigliare sinceramente a tutti, in quanto ci raccontano con sincerità; raccontano noi italiani, con i nostri straordinari pregi e spregevoli difetti. Il tutto condito da canzoni indimenticabili e sempre azzeccate. Se non avete mai visto un film di Vanzina per una forma di snobismo vi consiglio di cambiare atteggiamento, che ogni tanto anche una risata grassa e semplice, e sì, anche un po’ volgarotta, non ci fa mica male, anzi, ci salva dall’abisso radical chic.

– Monia Guredda – 

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