I grandi registi dalla A alla Z: Mario Monicelli

1E anche questa volta è stata facile: Monicelli è il mio regista italiano preferito, ma il perché ve lo spiego dopo, prima un po’ di storia e di dati tecnici. Mario Monicelli nasce a Roma il 16 maggio del 1915; suo padre, Tomaso, è un giornalista, direttore de Il Resto del Carlino e dell’Avanti!. Noto antifascista, si tolse la vita nel 1946, quando si rese conto che, nonostante la guerra fosse finita ed il regime caduto, lui ed il suo lavoro venivano ancora giudicati (e messi da parte) a causa della sua ideologia. Fu Mario a trovare il cadavere del padre: a tal proposito, dichiarò che quella è stata l’ultima volta che ha pianto in vita sua. Il fratello, Giorgio, è un traduttore ed editore, mentre il fratello Furio è uno scrittore di un certo successo, inoltre la zia paterna era la moglie di Arnoldo Mondadori; questo ambiente intriso di cultura non poteva non influenzare il giovane Mario, che frequenta le scuole a Roma, a Viareggio e a Milano, al seguito del padre. Proprio a Milano fonda, insieme a Freda, Cantoni e Lattuada, il giornale Camminare. Mario si occupa di critica cinematografica, esaltando i film americani e francesi e denigrando le pellicole italiane: era questo il suo particolare modo di opporsi al regime fascista. Ovviamente il giornale venne chiuso dal Ministero della Cultura Popolare.

Arriviamo nel 1934, anno in cui Mario realizza il suo primo cortometraggio; si tratta de Il cuore rivelatore, basato sul famoso racconto di Edgar Alla Poe. Segue subito, nel 1935, il primo lungometraggio, I ragazzi della via Paal. Nel 1937 realizza un film con lo pseudonimo di Michele Badek, Pioggia d’Estate. Nel 1945 è l’aiuto regista di Pietro Germi, che Mario ricorderà sempre come il suo migliore amico. Insieme girano L’Arte della Commedia. Inizia la fruttuosa collaborazione con Steno. Il loro primo lavoro è Guardie e Ladri, del 1951, amatissimo film con Totò e Aldo Fabrizi. La pellicola vince il premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes. Nel 1955 scoppia un caso che si trascina ancora oggi: Monicelli dirige Totò nel film Totò e Carolina, in cui il principe interpreta con ironia un carabiniere. Ebbene, il film è stato censurato all’epoca e in tv, quando passa, possiamo ancora vedere solo la versione censurata! Nel 1957 vince un premio per la miglior regia al Festival di Berlino con il film Padri e Figli. Ma nel calendario della storia del cinema italiano il 1958 è cerchiato in rosso, perché è l’anno di nascita della Commedia all’Italiana, genere amato in patria e all’estero. Il film capostipite del genere è I soliti ignoti. Se non l’avete mai visto, pentitevi… dico sul serio, pentitevi e poi rimediate al vostro peccato, guardando questo film in cui Totò, Gassman, Cardinale, Mastroianni e Manfredi fanno a gara di bravura e vincono tutti; per non parlare di Capannelle e di siciliano che in realtà era sardo. Memorabili le scene della lettera, della cassaforte e, ovviamente il finale. Curiosità: in una delle scene iniziali si svolge questo dialogo: “Ragazzì, conoscete un certo Mario?” “Eeh, qui ce ne so’ cento de Mario!” “Sì, ma questo è uno che rubba.” “E sempre cento so’!” Bene, vedetevi il godibilissimo Art of Steal, con Matt Dillon e scoprirete quanto Monicelli ha influenzato l’arte della commedia.

Non pago del successo, nel 1959 Monicelli ci regala un altro caposaldo del cinema italiano; parlo de La grande guerra, con Gassman e Sordi, uno dei film più spiazzanti che abbia mai visto. Commedia divertente e un po’ cinica fino a 5 minuti dal finale. Se non l’avete mai visto, vale il consiglio di sopra. La pellicola vince il Leone d’Oro a Venezia e viene candidato all’Oscar come miglior film straniero. La seconda nomination all’Oscar arriva nel 1963 con il film I compagni, stranamente poco conosciuto qui da noi. La storia parla della nascita dei sindacati in Italia. 1966 e 1969: L’Armata Brancaleone e Brancaleone alle Crociate. Nessuno pensava che Gassman possedesse doti comiche, nessuno tranne Monicelli. Nel 1968 arriva la terza nomination all’Oscar con il film La ragazza con la pistola, con Monica Vitti, nel 1973 vince a Cannes con la pellicola Vogliamo i colonnelli, mentre l’anno dopo Romanzo popolare lancia una giovanissima e bellissima Ornella Muti. Il 1975 esce un pezzo di storia italiana: Amici miei, che avrà un seguito nel 1982. Il periodo storico-culturale della Commedia all’Italiana, nato con I soliti ignoti, muore insieme al figlio di Alberto Sordi, Un borghese piccolo piccolo. Il film, basato sul romanzo di Vincenzo Cerami, è un pugno nello stomaco. Personaggi grotteschi popolano gli uffici, le strade, i cimiteri e altri luoghi oscuri di questa Roma di piombo del 1977. Sordi è un povero cristo che fa il possibile e l’impossibile per il figlio e la moglie, ma resta schiacciato dagli ingranaggi di un meccanismo perverso. Persino la sua ribellione non fa che assorbirlo ancora di più all’interno del sistema malato che non si cura dei piccoli piccoli. Film da vedere almeno una volta nella vita. Anche perché non si riesce a vederlo una seconda. Non a breve distanza di tempo.

2Nel 1981 Monicelli & Sordi di nuovo insieme! Il marchese del Grillo vince l’Orso a Berlino e, come molti altri film di Monicelli, fa storia. Perché io so’ io… Arriviamo al 1985: il femminismo di Monicelli risulta evidente in questa pellicola corale intitolata Speriamo che sia femmina. Nel 1991 Mario scardina uno dei pilastri della società italiana, mostrando quello che tutti sanno, ma pochi ammettono: la famiglia può essere mondo claustrofobico. Rivedete Parenti serpenti. E riflettete. Altro Orso d’Argento a Berlino nel 1994 per Cari fottutissimi amici, con Paolo Villaggio. Nel 1996 Mario presta la sua voce a Gino, il nonno di Pieraccioni, nel suo film campione d’incassi Il ciclone. L’ultimo lungometraggio di Monicelli, Le rose del deserto, è del 2006. Negli ultimi anni ha partecipato alla realizzazione di alcuni corti, come La nuova armata Brancaleone, un film di denuncia contro i tagli alla Cultura ed all’Istruzione. Ha inoltre partecipato ad alcune manifestazione pubbliche come ad esempio il No Berlusconi Day. 

Si è sempre dichiarato ateo e comunista. Per questo ha ricevuto un funerale civile ed è stato cremato. Certo, avrebbe avuto diritto ad una morte più dignitosa; ricoverato all’ospedale San Giovanni Addolorata per un tumore alla prostata, ha deciso di non soffrire più e si è gettato dalla finestra. Personalmente ritengo che una società che vieta la morte assistita costringendo le persone a simili scelte non possa considerarsi una società civile. Pensiero mio. Monicelli ci ha lasciato, ma gli artisti sono immortali grazie alle loro opere. Cosa hanno di più le opere di Monicelli rispetto ad altri grandissimi del nostro cinema come Scola, Pasolini, Zeffirelli, Comencini ecc…? Ovviamente questa è solo la mia opinione, ma secondo me Monicelli è il più grande tra i grandi perché è un autore a doppio strato. Mi spiego: quasi tutti i film di Mario sono apparentemente commedie. E se vi fermate a questo primo strato va benissimo; vi godete un bel film che vi strappa pure qualche risata. Ma sotto lo strato comico troverete uno strato di denuncia sociale (denuncia contro la famiglia, lo Stato, le leggi legali e morali, le convenzioni…) che da i brividi per l’acutezza, la profondità e a tratti il cinismo chirurgico.

Insomma, Mario Monicelli è, ad un primo sguardo, un regista popolare, raggiungibile e comprensibile da tutti. Questo perché il primo strato è volutamente così, accessibile. Ma per chi può e per chi vuole vedere oltre, Monicelli ha tessuto una sottotrama fitta, ricca ed impregnata delle sue idee sulla vita, sull’arte, sulle persone. Guardate le opere di Monicelli, guardatele davvero, e vi renderete conto che valgono come cento libri di storia e sociologia. Buona visione!

– Monia Guredda –

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