I grandi registi dalla A alla Z: M. Night Shyamalan

1E se vi sembra difficile il suo nome americanizzato che mi dite del suo nome originale completo che è Manoj Nelliyattu Shyamalan?! Tagliamo la testa al toro e chiamiamolo tutti Sciamalamalaian, come faccio io da anni. No dai, facciamo i seri. Manoj nasce in India, nella regione del Kerala, il 6 agosto del 1970; i genitori sono entrambi indiani (la madre tamil, il padre malayali) ed entrambi medici e da anni vivono e lavorano in Pennsylvania, ma decidono di far nascere il figlio nella loro terra natia, accanto ai nonni, per poi tornare tutti insieme alle loro vite negli Stati Uniti. Michael frequenta scuole cattoliche per poi conseguire una laurea alla Tish School of Art di Manhattan nel 1992. Il padre avrebbe preferito vederlo laurearsi in medicina, ma Michael, supportato dalla madre, ha seguito la sua vocazione artistica. All’età di 17 anni aveva già realizzato 45 corti che gli sono poi serviti come spunto per realizzare i suoi film cinematografici; spezzoni di questi corti sono presenti in tutti i suoi lungometraggi.

Il primo film scritto e diretto da Shyamalan è Praying with Anger, presentato al Toronto International Film Festival, dove ottiene buoni riscontri. Il suo secondo lavoro, Ad Occhi Aperti, tratta di nuovo il complesso e delicato tema della ricerca spirituale, tema che sarà sempre presente in ogni film da lui scritto, diretto o solo prodotto. La critica apprezza questa seconda prova, il pubblico meno. Ma intanto si sta facendo conoscere ad Hollywood, cosa che gli offre la possibilità di lavorare alla sceneggiatura del blockbuster Stuart Little. Decisamente non il genere a lui congeniale, ma tocca fare gavetta! Il 1999 è l’anno di Shyamalan. Esce infatti nelle sale The Sixth Sense, film costato 40 milioni di dollari e che ne incassa 660. Il Sesto Senso è uno dei 40 maggiori incassi cinematografici di sempre. Spero che tra di voi non ci sia nessuna Drew Barrymore che non ricorda come finisce questo film con un Bruce Willis con ancora un po’ di chioma in testa ed un giovanissimo Haley Joel Osment, una bravissima Toni Colette e una Misha Barton più in carne del solito. Vedo la gente morta è da subito diventato uno dei tormentoni più tormentanti della storia del cinema, ma a noi piace e quando lo rifanno per la millesima volta su Italia 2 ce lo rivediamo.

Segue nel 2000 Unbreakable, floppone con Bruce e Samuel Prezzemolino Jackson. Nel 2002 è la volta di Signs, con Mel Gibson e Joaquim Phoenix: qui si parte dall’isteria causata dai cerchi nel grano per approdare ad una visione intimista e spiritu2ale della condizione umana. Indimenticabile la parodia presente in Scary Movie 3The Village, del 2004, è un film controverso. A me piace parecchio, ma parecchio, anche se pare io sia in minoranza. Alcuni miei amici non lo apprezzano perché dicono che l’idea di base è para para quella di The Beach con Leo Di Caprio e Tilda Swinton (se fanno il live action di Sailor Moon voglio lei per Sailor Saturn). Cioè, sì, è innegabile, ma lo svolgimento è completamente diverso. A me piacciono molto entrambe le pellicole, non le vedono in competizione. Shyamalan dirige di nuovo Phoenix, a cui affianca Brendan Gleason (Alastor Malocchio Moody), Sigourney Weaver, William Hurt, Michael Pitt, Adrien Brody e la per me insopportabile Bryce Dallas Howard. Film dalle atmosfere seducenti, sottilmente inquietanti, senza una scena di più o una di meno, dove tutto è in perfetto quanto precario equilibrio. Come la vita degli abitanti del villaggio.

Ora parliamo con dolore di Lady in the Water, pellicola ignobile con Bryce Dallas Howard nella parte della ninfa delle piscine suburbane. Uno spreco di pellicola come poche altre volte mi è capitato di vedere. Ma che gli è saltato in testa?! Nel 2008 esce nelle sale E venne il giorno. Mica facile parlare di questo film. Diciamo che l’idea di partenza è fenomenale e che la prima parte può vantare scene ad alto impatto emotivo. Ma poi ci perdiamo proprio per strada, letteralmente e metaforicamente. Nemmeno mi ricordo come finisce, dovrei rivederlo, ma non mi va. Il 2010 vede due 3pellicole di Shyamalan nelle sale: L’Ultimo Dominatore dell’Aria, scritto e diretto dal nostro, ottiene un buon riscontro di pubblico, mentre più controverso è il film da lui sceneggiato, ma diretto da John Erick Dowdle, Devil. Quello con i cinque sconosciuti bloccati in ascensore… e uno di loro è il diavolo. L’idea ci piace, ed è pure realizzata bene, ma manca qualcosa… che cosa di preciso non si sa. È come se una persona con una bella voce cantasse bisbigliando per mancanza di coraggio.

Stesso identico problema che ho riscontrato nell’ultima fatica del nostro Sciamalamalaian, The Visit. Bella l’idea, bella la realizzazione, bella la boisserie, ma io non te pago. È sottotono. E non perché gli manchi qualcosa a livello tecnico o della sceneggiatura. È come se non volesse attirare l’attenzione. Eppure la meriterebbe. Basterebbe un po’ di coraggio per fare quel passettino in più. Dunque, un regista ancora giovane, molto (troppo) famoso troppo presto che sta perdendo un po’ di smalto, ma non il suo talento. Speriamo si riprenda e che riprenda in mano la sua carriera, prima che sia troppo tardi. Nel frattempo sta producendo la serie distopica Wayward Pines, della quale ha anche diretto alcuni episodi. La serie è tratta (dovrei dire “liberamente ispirata”) dalla trilogia dell’esordiente Blake Crouch ed è una saghe più coinvolgenti e ben scritte che io abbia mai letto in vita mia (e guardate che non è un’iperbole). Consiglio a tutti la lettura di questi romanzi e anche la visione della serie con Matt Dillon, nella quale molte cose sono state modificate, ma stranamente funziona comunque! Le atmosfere alla Twin Peaks non mancheranno di affascinarvi.

Che dire, speriamo che Michael Night Shyamalan torni in piena forma al più presto perché le atmosfere dei suoi film a noi piacevano tanto e ci mancano. Buona visione!

– Monia Guredda –

Rispondi