I grandi registi dalla A alla Z: Emilio Estevez

1Ammetto di essermi trovata in difficoltà: registi con la E? Non me ne veniva in mente uno. Poi mi suggeriscono Clint Eastwood e mi sarei data una martellata per non averci pensato. Avevo anche dato un esame da 8 cfu su Clint e ancora non mi sono ripresa dall’esperienza. Quindi niente Eastwood: troppo conosciuto. Mi viene in mente Emilio Estevez, che ha la lettera E sia nel nome che nel cognome ed è molto meno famoso di Clint, quindi vince lui. Emilio Estevez è il figlio di Martin Sheen (all’anagrafe: Estevez) e fratello maggiore del problematico Charlie Sheen. Emilio decide di usare il nome di famiglia proprio per non essere considerato un “figlio di papà”. Nato a New York il 12 maggio del 1962, inizia la sua carriera nel cinema come attore a soli vent’anni nel film Un ragazzo chiamato Tex.

Negli anni ’80 entra a far parte di un gruppo di giovani attori noto come Brat Pack, con il quale interpreta film come I ragazzi del 56° strada, Nighmares-Incubi, Repo-Man, St. Elmo’s Fire, Young Guns e l’iconico Breakfast Club. Recita inoltre nell’unico film diretto dal Re Stephen King: Brivido – Maximum Overdrive, nel primo capitolo di Mission Impossible e nelle serie tv West Wing e Due uomini e mezzo, al fianco del fratellino. Sempre negli anni ’80 esordisce come sceneggiatore e regista. Il suo primo lavoro è Wisdom, del 1986. Seguono: Il giallo del bidone giallo, Conflitti di famiglia, Rated X – La vera storia del re del porno americano, Culture Clash in AmeriCCa, Bobby e Il cammino per Santiago. Bobby viene presentato alla 63° Mostra del Cinema di Venezia dove ottiene un buon riscontro da parte della critica. Il film parla dell’assassinio del fratello minore di John Fitzgerald Kennedy, il Governatore Robert, che nel 1968 (5 anni dopo la morte del fratello), si candida alla Presidenza degli Stati Uniti. Emilio Estevez è artefice del soggetto, della sceneggiatura e della regia di questo splendido film corale, che si basa su un suo ricordo personale: quel 5 giugno del 1968, il piccolo Emilio si trovava all’Hotel Ambassador con il padre (sostenitore del Governatore Bobby Kennedy) per assistere alla conferenza.

Nessuno però voleva produrre il film di Estevez, tranne l’immortale (spero) Anthony Hopkins, che inoltre reciterà 2accettando il minimo sindacale come tutti gli altri attori, che vi ricordiamo essere: Harry Belafonte, Nick Cannon, Laurence Fishburne, Heather Graham, Helen Hunt, Joshua Jackson, David Krumholtz, Ashton Kutcher, Shia LeBeouf, Lindsay Lohan (che ho scoperto essere una bravissima attrice, quando vuole), William H. Macy, Brian Geraghty, Svetlana Metkina, Demi Moore (ex fidanzata di Emilio), Freddy Rodriguez, Martin Sheen, Christian Slater, Sharon Stone, Mary Elizabeth Winstead, Elijah Wood e Scoot McNairy. Alcuni di loro interpretano personaggi realmente esistiti, mentre altri sono frutto della fantasia di Estevez, il cui obiettivo era di descrivere l’intera giornata del 5/6/’68 attraverso le vite delle persone che popolavano l’Ambassador. Trovo vincente la scelta di non affidare la parte di Bobby Kennedy a nessun attore, ma di farlo rivivere solo attraverso filmati d’epoca girati proprio quel giorno all’Ambassador. L’assassino di Bobby non viene mai né mostrato né nominato. Concordo con questa scelta, che rifiuta di far passare alla storia un essere che ha eliminato una persona che avrebbe potuto fare molto per il suo Paese. In questo modo, Estevez evita anche di impelagarsi in questioni politiche che, a distanza di sessant’anni, non sono ancora chiarite (e mai lo saranno).
Bobby è un film sulla vita di Kennedy e sulle sue potenzialità prematuramente stroncate. Significativo il finale: il filmato con il discorso di Bobby Kennedy sulla non violenza. Sempre più attuale.

– Monia Guredda – 

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