I grandi registi dalla A alla Z: Dario Argento

1Inauguriamo oggi una nuova rubrica dedicata ai registi, italiani e stranieri, che hanno reso grande l’arte cinematografica. Ho pensato molto a quale ordine seguire nel presentarvi i protagonisti di questa rubrica ed alla fine ho optato per l’egualitario ordine alfabetico. Dunque, oggi interroghiamo… Argento Dario! Lo so che alcuni di voi, shockati dalla visione dei suoi più recenti lavori, stanno storcendo il naso. Come darvi torto? Anch’io ho speso i miei bei 10 euro per vedere Dracula 3D al cinema e… non ho mai riso tanto, giuro! 10 euro benedetti. Seriamente, vi parlerò del primo e vero Argento, quello che era un vanto per la cinematografia italiana.

Il bellissimo Dario Argento nasce a Roma il 7 settembre del 1940, respirando a pieni polmoni l’arte intorno a lui; infatti suo padre, Salvatore, è un produttore cinematografico, mentre sua madre, Elda Luxardo, è una fotografa di moda. Dario studia, lavora e viaggia molto durante la sua adolescenza. Poco più che ventenne inizia a scrivere per Paese Sera in qualità di critico cinematografico, difendendo il cinema di genere (fantascienza, horror, thriller, western, ecc) ed entrando in rottura con la critica ufficiale. Lavora come co-sceneggiatore in molte opere di alcuni mostri sacri quali Bertolucci (suo amico), Leone, Patroni Griffi e Sordi. Nel 1969 fonda, insieme al padre, la SEDA Spettacoli ed inizia a girare L’uccello dalle piume di cristallo. L’idea gliel’ha suggerita Bertolucci, consigliandogli di trarre un film dal racconto poliziesco di Frederic Brown La statua che urla.

2Iniziano le riprese, molto difficoltose perché la Titanus minaccia continuamente di chiudere la produzione a causa del superamento del budget. Il film esce nelle sale nel 1970 ed incassa oltre 1 miliardo di lire. Negli USA spopola e sono proprio gli americani a fare pressione sulla Titanus affinché produca subito un nuovo film del giovane regista. Così, nel 1971, escono Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio, film che compongono la cosiddetta Trilogia degli Animali e che incassano circa 4 miliardi di lire in due.
Curiosità: Lori, la bambina protagonista del Gatto, è Cinzia De Carolis, doppiatrice nota per aver prestato la sua graffiante voce a Sharon Stone, Geena Davis, Madonna, Joan Cusack, Bia, Kodachi Kuno e soprattutto Lady Oscar. Ne le Mosche, Argento usa una rivoluzionaria tecnica di ripresa a 18.000 fps nelle riprese della pallottola e dell’incidente finale.

A questo punto, Argento diviene noto come l’Hitchcock italiano. Nel 1973 la Rai lo contatta per affidargli una miniserie di 4 episodi dal titolo La porta sul buio: Il tram, Testimone oculare, Il vicino di casa, La bambola. Potete vederli ad orari improbabili su Rai4. Per questioni contrattuali è costretto a girare un film in costume, Le cinque giornate, che rimane il suo unico titolo storico. Siamo nel 1975. Esce Profondo rosso. I miei genitori lo videro appena uscito. Due volte di fila. Senza uscire dalla sala. Poi mia madre ebbe problemi con l’ascensore, per un po’. Comunque, potete pensarla come volete su Argento, ma Profondo rosso è un film rivoluzionario per l’Italia degli anni ’70. E ancora di più per l’Italia di oggi. Seriamente, da quant’è che non vedete un thriller italiano decente? Per questa pellicola Argento si avvale per la prima volta 3della collaborazione musicale dei Goblin. Scommessa vinta.

Questi primi 4 film di Argento si fanno notare per delle particolarità inedite in Italia. Le sue tecniche di ripresa: Argento ama molto gli stacchi dal piano lungo al primo piano, utilizza spesso le soggettive (dell’assassino) e sembra adorare i primissimi piani su oggetti e occhi. Molto amato anche il montaggio alternato che anticipa e crea suspance. Da notare inoltre la sua ossessione per i dettagli e per la fotografia. I rumori sono amplificati e la musica allucinante. Utilizza molti set in diverse città al fine di creare un senso di spaesamento nello spettatore e di indeterminazione per i personaggi, calandoli in una realtà priva di punti di riferimento. In tutto ciò non mancano mai gli sketch umoristici di chiara impronta hitchcockiana. Ma l’elemento veramente rivoluzionario per un giallo, soprattutto nell’Italia dei primi anni 70, è il marcato interesse per la psicologia e la psicopatologia. Curiosità: in questi primi film, l’assassino indossa sempre impermeabile, guanti di pelle e cappello.

E qui si conclude la prima fase Argentiana. Inizio secondo tempo. Nel 1977 esce nelle sale Suspiria, fiaba gotica in cui una fanciulla pura lotta contro le streghe cattive nascoste nel folto della Foresta Nera. È il primo vero horror di Argento ed è il primo capitolo della Trilogia delle Madri e ci presenta Mater Suspirorium. Nel 41980 esce Inferno, secondo capitolo delle Madri che ci presenta Mater Tenebrorum. Personalmente considero questo film come “l’inizio della fine”: Argento inizia a mostrare meno interesse per la trama e la psicologia dei personaggi ed un crescente interesse per gli effettacci fini a se stessi. Nel 1982 esce Tenebre e Argento e sembra tornare ai temi a lui cari; un giallo ricco di follia, deviazioni sessuali, feticismo e traumi psichici. Film interessante, ma la deriva trash è iniziata e non accenna ad arrestarsi. Nel 1985 esce Phenomena. Abbiamo di nuovo la fanciulla pura vs la strega cattiva nel bosco. Horror con elementi sovrannaturali a metà tra fiaba e splatter. Non male, ma la vena trash pulsa sempre più… Nel 1987 esce Opera, che prova, senza forza, a tornare al giallo puro, con l’assassino ossessionato e ossessionante (quanto vorrei far leggere quest’ultima frase a Jovanotti!). Dicevo, ci prova, ma non ce la fa. Nel 1993 esce Trauma, primo film di Dario con protagonista sua figlia Asia. Ed è una pietra tombale. Veramente, Asia Argento sta alla recitazione come Giovanni Allevi sta al culturismo. È la donna dello show-biz più priva di talento e più piena di sé che esista e… basta. Mi innervosisce anche solo nominarla.

Da questo momento in poi una sequela di titoli ignobili, realizzati in maniera ignobile e recitati e doppiati in maniera ignobile. Una lista veloce, togliamoci il dente:
1996: La sindrome di Stendhal. Memorabile la scena in cui Asia limona con il cernione. Non guardate il film che è orribile, ma cercatevi la scena su youtube.
1998: Il fantasma dell’Opera. Il mio primo film di Argento visto al cinema. Avevo 15 anni. Il mio psicologo dice che faccio progressi notevoli.
2001: Non ho sonno. Un ritorno al giallo. Vabbè Dario, c’hai provato. Peccato perché c’era pure Max Von Sidow.
42004: Il cartaio. Mica vorrete che lo commenti?
2007: La terza madre. Mater Lacrimorum. E le lacrime che versi vedendo questa schifezza son lacrime amare. Asia raggiunte vette di infamia recitativa sino ad allora inviolate.
2009: Giallo. Con quel nasone di Adrian Brody. È uscito prima in dvd, poi al cinema. Hanno fatto un casino. Il film non è malaccio, ed è il massimo che si possa dire rispetto alla produzione Argentiana dagli anni 90 ad oggi.
2012: Dracula 3D. Incassa 275.000 euro. Oltre le più marronee previsioni. Riunite un gruppo di amici, mangiate qualche schifezza e bevete qualche birretta. Intanto guardatevi questo film. Mi ringrazierete.
E qui finisce (per ora) l’elenco dell’Argentiana opera.

Chiudiamo questo articolo buttando un occhio al futuro. Argento ha ceduto i diritti di Suspiria e de L’uccello dalle piume di cristallo agli americani, che ne realizzeranno i remake. Son curiosa, ma dubbiosa. Hanno preso due film perfetti. Avrebbero potuto cercare di migliorare uno degli ultimi titoli. QUELLA sarebbe stata una bella sfida. Argento è a lavoro sul suo nuovo film: The Sandman. Protagonista: Iggy Pop. Io lo andrò a vedere di sicuro. Male che vado mi faccio quattro risate, che di questi tempi non vanno mai disprezzate. Concludo consigliando a tutti la visione dei primi titoli, da L’Uccello dalle piume di Cristallo a Phenomena.

Dario Argento è stato un vanto per la cinematografia italiana ed il fatto che le sue ultime produzioni siano imbarazzanti non deve assolutamente offuscare lo splendore delle sue prime opere.

– Monia Guredda –

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