I grandi registi dalla A alla Z: Clint Eastwood

Lui. Vita artistica, privata e politica quanto mai complessa, ma proviamoci. Clint Eastwood Jr. nasce a san Francisco il 31 maggio del 1930. Il piccolo Clint pesa alla nascita 5 chili e 200 grammi. E a me viene in mente quella “biografia” di Maccio Capatonda in cui dice che il piccolo è nato all’età di 5 anni e la madre è morta di parto… Il padre è un operaio che lavora nelle acciaierie mentre la madre è un’impiegata della IBM. La famiglia si sposta spesso a causa del lavoro del padre. Comunque Clint riesce a conseguire il diploma e in seguito si iscrive ad una scuola di musica, sua grande passione. Intanto, per rendersi indipendente, svolge diversi lavoro, tra i quali benzinaio, guardia forestale, magazziniere e taglialegna.

Nel 1950 gli USA muovono guerra alla Corea (ci vogliono almeno 5 carrarmatini per poi attaccare la Kamchatka), ma Clint non combatte in quanto viene nominato allenatore della squadra di nuoto dell’esercito. Nel 1955, spinto da un amico (classico) partecipa ad un provino per la Universal, che lo mette sotto contratto. Clint parteciperà interpretando ruoli marginali, a diversi film e bmovie, il primo dei quali è La vendetta del mostro (il suo personaggio è doppiato da Oreste Lionello). Il primo salto di qualità avviene nel 1959 quando viene scelto come protagonista della serie western Rawhide. Intanto sposa Maggie Johnson. A questo punto viene contattato da Sergio Leone che lo vuole come protagonista del suo spaghetti western. Clint non apprezza il genere, ma la paga è buona e la produzione paga le spese di volo e soggiorno sia a lui che a Maggie e quindi…

Per un pugno di dollari ottiene uno strepitoso successo in Europa, ma nessuno si azzarda a distribuirlo negli Usa, quindi Clint non lo sa. Lo scopre per caso leggendo delle recensioni d’oltreoceano. Torna in Italia per girare gli altri due capitoli della Trilogia del dollaro e Il buono, il brutto e il cattivo, nonché il capitolo di un film ad episodi intitolato Le streghe e diretto da Vittorio De Sica. Ora anche gli Usa si sono accorti delle potenzialità del genere spaghetti western e iniziano a distribuire i film di Leone, di cui ricordiamo la mitica frase: “Mi piace Eastwood perché ha due espressioni: col cappello e senza.” La frase non voleva essere offensiva, anzi, ma era e resta forse la più rappresentativa dello stile recitativo di Clint. Da parte mia non riusciranno mai a convincermi del fatto che la sua mimica minimalista sia una reale dote recitativa. De gustibus. Comunque.

Il primo film che mette d’accordo pubblico e critica è Fuga da Alcatraz (1979), della premiata ditta Siegel-Eastwood. Il primo premio atterra tra le mani di Clint solo nel 1988; il suo Bird, biopic del jazzista Charlie Bird Parker, gli frutta un Golden Globe. Da qui in poi i premi fioccano. 1992: Gli spietati. 9 nomination agli Oscar. Se ne porta a casa 4 (film, regia, attore protagonista, montaggio). Il film, un western leggermente meno stereotipato rispetto agli standard del genere, è dedicato “A Sergio e a Don” I ponti di Madison County esce nel 1995. Il fatto che ci sia Meryl Streep lo rende decisamente migliore. Riconosco tutti i meriti di questa storia sulla profonda provincia americana, la condizione della donna, quanto ripercussioni possono avere anche le più piccole scelte… però… non ci fosse Meryl…

Decisamente più interessante Mezzanotte nel giardino del bene e del male, del 1997. Siamo di nuovo sotto la linea Mason-Dixon, più precisamente a Savannah, una grande città con i meccanismi di un paesino. Tutti sanno tutto di tutti, si tace ciò che va taciuto e si spettegola su tutto il resto. Il divino Kevin Spacey interpreta una specie di signorotto locale, che è gay, ma non si dice. Ah! Ha una storia con un giovanissimo e truzzissimo Jude Law! Strepitoso il personaggio del trans. Il repubblicano Eastwood mostra una notevole intelligenza nel trattare con rispetto e ironia (dove serve) temi delicati e controversi, riuscendo a non scadere mai nel macchiettismo. Nel 2000 gli viene assegnato il Leone d’Oro alla carriera.

Il botto vero Clint lo fa nel 2003 con lo splendido Mystic River, thriller psicologico che si avvale di diverse interpretazioni di livello davvero superiore: Sean Penn, Kevin Bacon, Marcia Gay e Tim Robbins. Il film ottiene 6 nomination e si porta a casa due Oscar ai due attori. Mi permetto però di consigliarvi la lettura del romanzo originale dello strepitoso Dennis Lehane, il miglior scrittore di gialli-polizieschi-thriller in circolazione (su questo non discuto) che ha la capacità di rendere assolutamente tridimensionali ed umani i personaggi che descrive grazie ad un’analisi psicologica approfondita e realistica. Vedrete la differenza abissale con il personaggio interpretato dal generalmente strepitoso Tim Robbins, ma che qui secondo me ha appiattito il suo personaggio (se non lui, lo sceneggiatore e il regista).

La scia positiva prosegue e il 2005 vede il trionfo di Millior Dollar Baby, con i favolosi Hilary Swank e Morgan Freemam, che infatti si portano a casa un Oscar ciascuno. Altre due statuette vanno al film ed al regista. Film anomalo e coraggioso affronta diversi temi spinosi se non proprio drammaticamente controversi, su tutti quello dell’eutanasia. Eastwood è iscritto al Partito Repubblicano sin dal 1951, ma si dichiara favorevole ad eutanasia, aborto e matrimonio tra persone dello stesso sesso. Che è un po’ come dire “sono vegano, ma i fine settimana organizzo sempre una bella grigliata con gli amici!”. La schizofrenia sociale – politica di Clint si può notare anche nella stupenda pellicola Gran Torino, in cui il regista interpreta anche il protagonista, un vecchio reduce, razzista e scorbutico, con una famiglia odiosa e che piano piano si lega ai suoi vicini “musi gialli”. Il film è apprezzato dalla critica, ma in patria non racimola premi. Gli viene però assegnato il David di Donatello quale miglior film straniero.

Un thriller, ispirato ad una storia realmente accaduta, ci presenta un’America fatta di cose nascoste, ignorate, spesso volutamente, perché il pubblico vuole colpevoli da accusare e lieti fini con cui sospirare, non importa se sono costruiti ad arte da politici, poliziotti e giornalisti. Changeling, con Angelina Jolie, è un film davvero toccante, ma talmente angosciante che l’ho visto una volta sola e apposto così. Clint torna a lavorare con Morgan Freeman nel 2009 e insieme danno vita all’incredibile Invictus. Ormai moltissime persone confondono Nelson Mandela con Freeman…

In Invictus c’era anche il bravissimo Matt Damon che ora interpreta il protagonista del primo thriller sovrannaturale di Clint; Hereafter esce nel 2010 e divide la critica. E lascia perplessa anche me. È vero che il tema era spinoso (c’è vita dopo la morte?), ma dopo un buon inizio la trama si sfilaccia arrivando ad una conclusione priva di coraggio. Peccato. Nel 2011 Clint dirige Leonardo di Caprio (che anche qui aveva sfiorato l’Oscar) che interpreta colui che creò il Federal Bureau of Investigation; J. Edgar (Hoover) fu un uomo tormentato dalla propria omosessualità, che represse per tutta la vita, negandosi la pace di un amore corrisposto, in nome della carriera. Eastwood si conferma un repubblicano decisamente anomalo. Del 2014 è American Sniper, con il tanto bravo quanto bello Bradley Cooper.

L’ultima (per ora) fatica cinematografica di Clint è Sully, con un imbiancato Tom Hanks. Il mio personale giudizio sul Clint artista è scisso; come attore non lo considero granché, anche se ultimamente si è ritagliato dei ruoli per i quali era perfetto (vedi Gran Torino), e questo denota un’intelligenza che gli vale diversi punti. Clint regista è di parecchie tacche superiore a Clint attore, tutti d’accordo. Il suo dualismo non si ferma qui. Le sue idee politiche non sono mai state un mistero. Iscritto al Partito Repubblicano dal 1951 ha sostenuto negli anni: Nixon, Schwarzenegger, Mitt Romney, e John McCain. Ma non è mai stato fan di George W. Bush e ha condannato apertamente la sua guerra in Iraq, anche se pure qui con parole ambigue: “Gli USA non dovrebbero esportare la democrazia in paesi che possono vivere in pace solo sotto dittature.” Si definisce un repubblicano conservatore progressista (vegano carnivoro). Ha apertamente criticato Obama e altrettanto apertamente ha sostenuto Trump dicendo che non condivide tutte le sue idee, ma gli piace il suo essere politicamente scorretto. In pratica la politica del “voto di pancia” che tanta prosperità sta portando negli Stati Uniti e in Europa.

Il Clint uomo è altrettanto incasinato. Prima sposa Maggie Johnson, poi la tradisce con Roxanne Tunis, dalla quale ha la sua prima figlia, Kimberly. Torna da Maggie e nascono Kyle e Alison. Sul set conosce Sandra Locke, con la quale resta diversi anni, anche se non si sposano e non hanno figli. Tradisce Sandra con Jacelyn Reeves con la quale ha i figli Scott e Kathryn. Dalla compagna Frances Fisher ha la figlia Francesca. Infine sposa Dina Ruiz che gli da l’ultima figlia, Morgan Colette. Ma al momento ha divorziato anche da Dina.

Personalmente considero questa sua incoerenza artistica, personale e politica, tipica dei bacchettoni repubblicani. Ma a noi non dovrebbero interessare le sue attività al di fuori dal set. In teoria. Comunque la pensiate… Buona visione!

– Monia Guredda –

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