I grandi registi dalla A alla Z: Baz Luhrmann

1Bentornati! Gli ultimi due appuntamenti mi aveva creato qualche difficoltà (H = Hackford, I = Infascelli), ma quando mi son resa conto che eravamo arrivati alla lettera L mi si è stampato un sorrisone in faccia è ho urlato: Luhrmann! Spero che lo amiate tutti almeno la metà di quanto lo amo io. Ma partiamo dal principio.

Mark Anthony Luhrmann nasce nell’immensa campagna australiana (e i ricordi di tutti volano alla fattoria di Georgie), nello specifico a Herons Creek, il 17 settembre del 1962. Suo padre è un uomo impegnato: alleva maiali nella sua tenuta, fa il benzinaio e gestisce il cinema del paese. I genitori di Baz divorziano e lui va a vivere con madre, fratelli e sorelle a Sidney. Il piccolo Baz vuole fare l’attore e si iscrive al National Institute of Dramatic Art: qui scopre che gli piace più dirigere che essere diretto. Nel 1987, insieme alla Six Years Old Company, mette in scena lo spettacolo Strictly Ballroom, che gira l’Australia riscuotendo successo e consensi da parte sia del pubblico che della critica. Nei primi anni ’80 Baz realizza comunque il suo sogno adolescenziale, recitando in due pellicole: Winter of our dream di John Duigan e The dark room di Paul Harmon. Ma poi torna al teatro e alla musica, le sue grandi passioni, allestendo spettacoli musicali classici e moderni che riscuotono enormi consensi. Per citarne uno: mette in scena una versione della Bohème di Puccini ambientata però negli anni Cinquanta. Questo gusto per la commistione di epoche e generi segnerà, positivamente, tutta la sua produzione futura.

2È del 1992 il suo esordio come regista cinematografico. Baz prende il suo apprezzato spettacolo teatrale Strictly Ballroom e lo porta su grande schermo col titolo Ballroom – Gara di ballo. Il film è un successo al botteghino e racimola vari premi nazionali ed internazionali. Ma per sentir echeggiare il nome di Baz in tutto il mondo dobbiamo attendere il 1996, anno in cui dirige l’allora idolo delle teen-agers (me compresa) Leonardo Di Caprio nel sorprendente Romeo + Giulietta di William Shakespeare. Lo vidi al cinema Doria con le mie amiche e qualche centinaio di adolescenti urlanti. Lo adorai allora e lo adoro di più ogni volta che lo rivedo. Inquadrature veloci e schizzate come in un videoclip musicale, colori acidi ed ipersaturi, una colonna sonora che ti entra nelle orecchie e nel cuore… il tutto mantenendo perfettamente intatti gli originali dialoghi shakespeariani. Nel cuore di Venice Beach. Il film ottiene un successo planetario, ma soltanto una nomination all’Oscar per la migliore scenografia. Young 3hearts run free… mentre quelli vecchi restano ancorati.

Al Festival di Cannes del 2001, Baz porta il suo nuovo lavoro: Moulin Rouge!. Tanto amore.  La storia riprende quella classica della Signora delle camelie/Traviata. La bella cortigiana (Nicole Kidman ai massimi livelli) ed il giovane di buona famiglia (strepitoso Ewan McGregor). Siamo nella Parigi Bohèmiene, ma siamo anche nell’Inghilterra dei Beatles e di Elton John, dei Police e dei Queen, nella Dublino degli U2… Lo stile di regia è lo stesso di Romeo + Giulietta: frenetico, visionario, surreale, coinvolgente… Il film convince proprio tutti e si porta a casa due Oscar (Scenografia e Costumi) e tre Golden Globe (commedia musicale, colonna sonora originale e attrice protagonista). Ora Baz vorrebbe realizzare un film su Alessandro Magno, ma arriva prima Oliver Stone con il suo Alexander. Peccato. Io avrei preferito ammirare la visione di Baz. Purtroppo ripiega sul progetto Australia, film pieno di buone idee e buone intenzioni, ma sinceramente palloso. Ammettiamolo, noi 4ragazze lo abbiamo visto solo per Hugh. Caruccio il ragazzino, inguardabile la faccia di plastica della precedentemente splendida Nicole Kidman. Che gli dice il cervello a certe donne io proprio non lo capisco.

Al momento, l’ultima fatica di Baz risulta essere la trasposizione del classico di Francis Scott Fitzgerald, The Great Gatsby. Baz torna a lavorare con Leo e siamo tutti contenti. Un po’ meno Leo che, secondo me, avrebbe meritato un Oscar per la sua interpretazione del bambino povero arricchito, dolce, ma monomaniaco. E invece niente nemmeno in quell’edizione del 2012. Poi glielo hanno dato quest’anno… bah?! Permettetemi un grosso bah. Quest’anno l’Oscar stesso avrebbe voluto volare dritto nelle braccia di Eddie Redmayne, ma l’hanno dirottato verso il Revenant… Comunque: The Great Gatsby è energia pura. Scenografie grandiose, coreografie mozzafiato, costumi esaltanti, attori tutti in parte. Il tutto gestito e diretto con l’ormai classico e riconoscibile Stile Luhrmann.

Che dire? Se non conoscevate i lavori di Baz Luhrmann spero di avervi ingolosito, mentre se già lo conoscevate e amavate come la sottoscritta spero che vi siate ritrovati in quanto avete letto. A tutti voi: buona visione!

– Monia Guredda – 

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