I cattivi della settimana: Mandarino

Vi racconto una storia: molto, molto, molto prima che Iron Man arrivasse al cinema grazie alla faccia da cattivo ragazzo di Robert Downey Jr., c’era una serie televisiva a cartoni della Marvel che ne raccontava le peripezie. Era davvero grandiosa: bei disegni, belle animazioni, bella colonna sonora. Forse, dopo la grandiosa serie a cartoni dedicata dalla DC a Batman più o meno negli stessi anni, una delle serie d’animazione sui supereroi più belle di sempre. Soprattutto, però, una di quelle col cattivo più carismatico: antagonista principale era infatti il grandioso Mandarino. Inquietante, malvagio, quasi spettrale nelle sue apparizioni. Tempo prima che chiamassero Ben Kingsley a “stravolgerlo”.

111. Un nemico giurato

La saga a fumetti di Iron Man è forse, assieme a quella di Capitan America, quella dal respiro più “politico” e “internazionale”.  Come l’eroe stelle-e-strisce per eccellenza, anche Tony Stark/Iron Man è un personaggio che riprende vari temi della politica internazionale americana, a partire da una velata critica all’industria militare e al commercio di armi. Non è dunque un caso se, in circa cinquant’anni di storia editoriale, Stan Lee e soci gli abbiano messo davanti, principalmente, un criminale dal respiro esotico, che riprendesse in sé molti degli stereotipi sull’Asia divorata dalla criminalità organizzata e dalla tensione politica. Ecco dunque una sorta di signore della guerra “proveniente” dal complesso periodo della rivoluzione maoista in Cina (siamo negli anni ’30), nel quale Mandarino si ritrova perseguitato dalla polizia politica, sino al momento nel quale non trova la sua gallina dalle uova d’oro, ossia l’astronave di fattura aliena Axonn-Karr, grazie alla quale riesce ad entrare in possesso di dieci anelli dai poteri inspiegabili per la scienza. Da allora, come ogni super-cattivo della Guerra Fredda che si rispetti, Mandarino comincia a combattere contro l’odiata America e, in particolare, contro il ricco industriale Stark, vero “paladino” del capitalismo statunitense.

22. Un moderno Fu Manchu

Durante i suoi tentativi di attaccare il Nuovo Continente, Mandarino fa ricorso a macchine di morte straordinarie: satelliti in grado di sparare laser per incenerire città, robot alti quanto un palazzo pronti a distruggere tutto quel che incontrano, persino il teletrasporto. Scienziato geniale e criminale incallito, la sua figura di “demoniaco-signore-delle-tenebre” dalle fattezze orientali non può non ricordare quella di un grande antagonista della letteratura che fece da “padre” al fumetto: il pulp. Stiamo parlando del dottor Fu Manchu, creato dallo scrittore Sax Rohmer negli anni ’10 come villain dei suoi racconti dai contenuti thriller e vagamente horror, nei quali è raffigurato come un malvagio genio nel male simile al Moriarty di sir Arthur Conan Doyle e spesso indicato come espressione di tutti i luoghi comuni più “xenofobi” verso gli asiatici esistenti all’epoca. Mandarino si può dunque disegnare come una versione del personaggio aggiornata agli anni ’60, con più attrezzature e poteri più fantascientifici. Ma non è l’unica rielaborazione di questo genere di personaggio: pensate al perfido e mortale Dr. No dell’universo di James Bond, o al grandissimo Lo-Pan di Grosso guaio a Chinatown. Ah, la Cina, culla di un “comunismo spaventoso”: un vero spauracchio per l’Occidente, durante l’intero secolo!

33. E al cinema?!

Bene, scrivere della prima e fin’ora unica comparsata di questo genio del crimine su grande schermo è stata veramente interessante e veramente degna di un paragrafo a parte. Nel 2013, tanti appassionati si sono precipitati nei cinema di tutto il mondo per vedere Iron Man 3, sinora ultimo capitolo del segmento di franchise Marvel Cinematic Universe totalmente dedicato a Stark & co., invogliati anche dalla presenza di sir Ben Kingsley, fra i più importanti attori inglesi degli ultimi decenni, proprio della parte del Mandarino. I manifesti promozionali lasciavano intravedere un’intensa trasposizione del personaggio su pellicola, con tutta la sua carica di perfidia e con il giusto fisico, con l’abbigliamento tanto sgargiante ed enigmatico da pensare subito al colpo riuscito. Mai come allora le licenze artistiche dei produttori di cinecomics sono riusciti a “giocare” gli spettatori proponendo una versione di un personaggio diversissima da quella dei comics; forse per riflettere sulla complessità del rapporto fra politica, potere e mass media nella contemporaneità, Mandarino diventa una figura capace di far riflettere su questi argomenti attraverso una rielaborazione completa del personaggio, che riesce a virare il film sui temi della “commedia satirica”.  Ma evitiamo troppi spoiler. Gli appassionati storici del fumetto non l’hanno molto apprezzato, ma quelli di cinema l’hanno reputata una mossa davvero vincente, in grado di costruire un’alternativa originale e “di sostanza” all’ennesima riproposizione senza ispirazione del personaggio originale.

– Fabio Antinucci – 

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