I cattivi della settimana: Magneto

Buongiorno e benvenuti a primo appuntamento con la nostra nuova rubrica, I cattivi della settimana. Se infatti per mesi e mesi abbiamo tentato di raccontare le storie dei più importanti protagonisti del fumetto americano e inglese, dai Vendicatori sino a Spawn, raccontandone la genesi, le curiosità legate alla pubblicazione dei fumetti a essi legati o ancora il loro impatto sulla cultura popolare, adesso è giunto il momento di lanciare un’occhiata anche ai cattivi, alle nemesi dei nostri eroi. Si tratta quasi di una lettura più divertente: i cattivi, spesso, sono molto più convincenti e belli dei buoni. I buoni possono basare il loro appeal sul fatto che rispecchiano i nostri valori, i nostri ideali, anche a costo di risultare banali, faciloni o patetici, perché rappresentano una versione delle mitologie antiche in chiave pop e consumistica. Leggiamo i supereroi perché vogliamo trovare una ragione di sfogo, ci appassioniamo a loro perché farlo ci serve. I cattivi, invece, sono un’altra storia. I cattivi devono essere più complicati dei buoni, perché se i buoni sono miti, e dunque spesso non hanno ragioni buone per dover essere “complicati”, i loro antagonisti devono proiettare nel fantastico le nostre paure e tutte le bruttezze del nostro tempo. Devono essere i loro simboli; e devono essere combattuti e vinti.

1. Cattivi “impegnati”

1Per far capire quanto culturalmente può essere “attraente” un cattivo, non dobbiamo fare altro che partire da uno degli antagonisti più problematici e affascinanti del fumetto. Si tratta dell’avversario storico degli X-Men Marvel. Si chiama Max Eisenhardt, ma noi lo conosciamo tutti col nome di battaglia di Magneto. Max è, nella maggior parte delle storie, un uomo di circa cinquant’anni, dotato del potere di poter controllare la materia (e in particolare i metalli) attraverso l’uso del pensiero. Una caratteristica che potrebbe essere utilissima alla lotta contro il male e lo renderebbe un supereroe eccezionale, ma purtroppo Max ha scelto un’altra via. Ha scelto di combattere gli umani, di minacciarli, a volte di distruggerli, mettendo su una banda di altri “mutanti” come lui votati a questo scopo, quasi come fossero un gruppo di terroristi. L’obiettivo? Presto detto: ribellarsi ad un’ingiustizia, perché gli umani del mondo degli X-Men, come ricorderete, non sono dei santi. Guardano ai Mutanti come dei diversi, degli esseri da ghettizzare, tenere sotto controllo, rinchiudere in riserve. Max non lo può permettere perché, ancor prima di essere discriminato come mutante, è stato discriminato come ebreo dai nazisti nella Polonia della seconda guerra mondiale; la sua famiglia è stata decimata, ha dovuto lavorare ad Auschwitz come Sonderkommando (per dire, quei prigionieri che dovevano smaltire i cadaveri di amici e parenti nei forni crematori…) ed ha dentro veramente troppa, troppa rabbia per accettare che il governo americano voglia registrare i “diversamente umani” come lui come fecero i nazisti con la sua gente per motivi simili. Per questo, anche dovendo tradire Charles Xavier (suo migliore amico e “papà” degli X-Men), non esita ad intraprendere una sua personale crociata contro i soprusi.

Mai, nella storia del fumetto, un cattivo aveva avuto così tanti buoni motivi per essere cattivo.

22. Un cattivo veramente cattivo?

Se ricordate bene la nostra puntata-ponte a proposito di Catwoman ricorderete anche come non sempre il fumetto americano piazzi una linea distinta e inamovibile fra “bene” e “male nelle azioni di un personaggio antagonista. Può non valere per Magneto, unito a Xavier e altri protagonisti della loro testata da un rapporto quasi di “amicizia”? Nel corso dei tanti anni di X-Men, Xavier e Magneto sono stati raffigurati spesso come fratelli divisi da una grave divergenza. Si vogliono bene, forse sarebbero pronti a dare la vita l’uno per l’altro in ogni momento; Xavier tenta costantemente di riportare Max sulla retta via, provando a convincerlo che il terrorismo non è la strada giusta per risolvere i problemi del Mondo, mentre Max lo bastona chiamandolo “vigliacco”. Ma come spesso avviene fra fratelli hanno opinioni talmente divergenti da impugnare l’ascia di guerra. E si scatena un vero e proprio conflitto fratricida. Il risultato è che Magneto assume un’immagine da vera e propria “furia inarrestabile”, con l’unico obbiettivo di arrivare ai suoi scopi (positivi o negativi a seconda dei punti di vista), né malvagio né buono. Oggi può essere un eroe della resistenza, da stimare e amare; domani può essere il Bin Laden dell’universo Marvel.

33. La fortuna di Magneto

Sarà per le sue origini, sarà per la straordinaria interpretazione di Ian McKellen nella saga cinematografica, ma la fortuna di Magneto è molto aumentata negli ultimi anni. Senza dubbio si tratta del fatto che molti amanti dei fumetti sono rimasti colpiti da come la narrazione delle sue origini abbia avuto uno sviluppo in termini emotivi (grazie anche alla splendida sequenza iniziale del primo X-Men di Bryan Singer!), che ha aiutato i lettori e spettatori ad immergersi nel suo personale inferno fatto di rabbia, repulsione per le ingiustizie, volontà di rivalsa. Probabilmente grazie anche ai superpoteri fighissimi, eh. Chi non vorrebbe guidare le menti delle persone e piegare le cose con il pensiero? Sono capacità straordinarie, che creano un’icona d’impatto. Ma c’è di più; il motivo per cui piace Magneto è il motivo per cui ci piace è che ha sofferto, e condivide le nostre fragilità. Che serve ancora per dire che qui siamo nel campo della letteratura?

– Fabio Antinucci – 

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