I cattivi della settimana: Loki

È incredibile come l’immaginario Marvel, da sempre considerato fortemente pop e commerciale, abbia saputo negli anni andare a ripescare alcuni elementi della grande letteratura e della cultura “aulica” per farne materiale per i suoi creativi. Un’operazione in moto sin dagli anni ’60, che ha portato alla nascita di alcuni dei migliori personaggi della Casa delle Meraviglie. Personaggi talmente azzeccati e potenti nel concept, che hanno avuto bisogno, al momento del loro passaggio su altri media come il cinema, di attori formidabili, di scuola rigorosamente teatrale, per essere interpretati. Di particolare rilevanza in questo campo c’è senza alcun dubbio il ciclo narrativo di Thor, membro degli Avengers e splendido adattamento della mitologia nordica in un’ottica di fantascienza per ragazzi. E, insieme a Thor, abbiamo il suo nemico principale, anch’esso di discendenza nordica: Loki.

11. Un personaggio shakesperiano

La potenza narrativa del personaggio di Loki è pienamente comprensibile già raccontando in due righe la sua storia: nel regno di Asgard, una delle tante dimensioni del multiverso Marvel, dominato dagli dei nordici, l’incarnazione del dio degli inganni in casa Marvel è un debole, ma intelligentissimo stratega e manipolatore, figlio adottivo di Odino e fratello di Thor. Un personaggio a metà strada fra l’immagina classica del dio nordico degli inganni e lo Iago di Shakespeare: Loki è un traditore, dapprima accolto da Odino come figlio adottivo dopo che esso ne ha sconfitto il padre in una cruda guerra, poi deriso e discriminato dagli asgardiani in quanto “estraneo”. Il peso del prestigio di Thor, bello, possente e accettato da tutti, non fa che accrescerne il risentimento. Loki, a quel punto, sceglie la via della ribellione, fuggendo da Asgard, fondando un proprio esercito e schierandosi contro il fratello e il padre. Quando Thor viene esiliato sulla terra per la sua insolenza, Loki ne approfitta per attaccare senza pietà il rivale e distruggerlo. Comincia una storyline Marvel che, più di ogni altra, assomiglia ad un’epica classica di indubbia forza.

22. Scontro fratricida

Thor e Loki sono piene incarnazioni degli dei a cui si ispirano, e sono dunque capaci di seguire, all’interno delle loro storie, delle dinamiche narrative estremamente interessanti, costruite attorno a sentimenti umani e molto profondi. Loki, pur essendo un personaggio negativo, schivo, che ricorre alla magia e all’inganno per vincere, conserva sempre un alone patetico e, dunque, tragico: per Thor lui non sarà mai tanto un nemico da abbattere, quanto un rimpianto, una figura di famiglia passata al “lato oscuro”. Come in ogni grande saga familiare (influenzata forse anche dalle stesse dinamiche del comic book ad esso contemporaneo e persino da quelle della soap opera), Thor e Loki si odiano e poi si confrontano nel segno del rispetto e dell’amore familiare, hanno dubbi in merito alla loro lotta, tentano tanto di sconfiggersi a vicenda quanto di ritrovarsi, incarnando perfettamente lo spirito dell’epica antica. Mai come in nessun’altra storia Marvel un antagonista serve così profondamente a dare risalto all’eroe, costituendo un elemento narrativo centrale ed un punto di riferimento straordinario per ogni nuovo ciclo narrativo ad esso dedicato.

3. Un mito nel mito: Tom Hiddleston3

Ragazzi, ormai se leggete spesso questa rubrica l’avrete capito: spesso, a fare di un personaggio dei fumetti malvagio un mito è soprattutto la sua incarnazione cinematografica. È brutto da ammettere, perché spesso si tratta di versioni per il cinema nate dopo decenni di ottimo sviluppo autonomo di un personaggio fra le pagine di un fumetto, però è indubbio che la presenza scenica di un bravo attore chiamato ad interpretare una figura così importante per migliaia di fan conti moltissimo nel suo impatto sull’immaginario collettivo. Il Loki di Tom Hiddleston è una piena conferma di questa regola, anzi, la rinforza completamente. Il personaggi Marvel, già di per sé potentissimo narrativamente, nelle mani dell’attore inglese acquista un’ambiguità triplicata, un’incarnazione perfetta di tutte le sue caratteristiche pregnanti. Lo spettatore non si ritrova di fronte solamente un grande personaggio della narrativa popolare, ma un’incarnazione che lavora a più livelli (movenze, modo di parlare perfettamente amletiano, look tagliente), capace di incantare. Hiddleston riesce ad essere a tratti drammatico, a tratti meravigliosamente ironico, ma soprattutto maledettamente carismatico. E si mangia completamente e senza pietà Chris Hemsworth, tanto da essere poi scelto come villain di The Avengers, coadiuvando il già meraviglioso team protagonista e formando un gioco attoriale di altissimo livello. E alla fine, guardando quel film, ci si accorge con terrore di tifare spudoratamente per lui.

– Fabio Antinucci – 

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