I capolavori del fumetto: Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons

A partire dagli anni ’80, grazie alla nascita di nuovi formati narrativi al suo interno, il fumetto non è stato più lo stesso. La graphic novel, nata da un processo di definizione lungo e complesso (come tutti quelli legati al mondo della letteratura e dell’editoria) aveva segnato il passaggio del medium da uno stadio quasi totalmente “di evasione” a uno successivo, nel quale una nuova leva di autori si preparava a donare al pubblico alcuni capolavori di quella che di lì a poco sarebbe stata rinominata la “nona arte”. Questa, che ci accompagnerà nelle prossime settimane, è la loro storia, e “comincia” nel biennio 1986-87, con quello che viene spesso definito il più bel fumetto mai scritto: Watchmen, di Alan Moore (testi) e Dave Gibbons (disegni).

11. America 1986: la fine è vicina

Partiamo dal fatto che parlare di Watchmen all’interno di un articolo web di una paginetta è follia, come lo è parlare di molte altre storie che andremo a presentare nelle prossime puntate. Watchmen, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, A History of Violence, sono, come scrivevamo ormai lo scorso anno, dei veri e propri romanzi disegnati, dotati di una profondità che solo la loro lettura può permettere di cogliere davvero. Nel caso di Watchmen, poi, l’impresa di spiegare di cosa parli è davvero difficile. Immaginate il nostro mondo a metà degli anni ’80: Guerra Fredda, tensioni sociali, consumismo spinto, decadenza della società occidentale. Immaginatene la musica, i colori, gli abiti eccentrici, i locali con le luci al neon psichedeliche. Immaginateci dentro Nixon, Gorbaciov, i film usciti sino a quel momento; ma, in tutto questo, immaginate supereroi in maschera che coesistono con tutti questi elementi. Attenzione: non Batman; non Superman. Non Spiderman. Non i classici supereroi, ma altri, nativi di quest’ambientazione. Uomini e donne con problemi personali, spesso nichilisti, con problemi “di tutti i giorni”: dall’alcool alla megalomania militarista, passando per l’essere vittime di discriminazioni. Non abbiamo tempo, purtroppo, per descrivere il bellissimo gruppo di personaggi inventati che interagiscono l’un l’altro, in un contesto sempre più opprimenti e apocalittico, creando uno dei giochi narrativi più belli della nona arte, ma sappiate che, a un certo punto, si ritrovano al centro di una storia losca, loschissima: uno di loro, il Comico, militare in maschera al soldo della Cia dal passato torbidissimo (avete presente l’affaire Kennedy, no? Beh…) viene ritrovato morto, e i suoi ex-compagni si ritrovano a dover cercare il colpevole. Qualcuno sta assassinando “maschere”, e ognuno di loro potrebbe essere il prossimo. Il tutto con sullo sfondo una legge del governo Nixon che ha messo al bando i supereroi non allineati con le politiche del presidente.

22. Un capolavoro di post-modernismo

Alan Moore, lo sceneggiatore di questa meraviglia (passatemi il termine!) è considerato fra i più grandi romanzieri e sceneggiatori del fantastico della seconda parte del ‘900. Britannico, nato artisticamente come indipendente, passato a lavorare in America per Marvel e DC, ha poi iniziato a sperimentare nuove straordinarie vie narrative; col tempo, la sua opera e quella di alcuni suoi conterranei hanno fatto l’inimmaginabile: hanno portato il fumetto a parlare “alla pari” con la letteratura tradizionale. Vedremo, nelle prossime puntate, come ciò si sia verificato di volta in volta. Nel caso di Watchmen possiamo riassumere l’importanza della sua opera in tre punti: ha costruito una delle opere di fantastoria e fantapolitica più complesse della letteratura del dopoguerra, immaginando un mondo nel quale gli U.S.A. hanno vinto in Vietnam e si sono incamminati sulla via dell’autoritarismo, e ha usato questo per parlare di politica (i temi: guerra, volontà di potenza, tecnologia e potere); ha rielaborato l’immaginario del fumetto di supereroi, destrutturandone tutti gli stilemi 3fondamentali, “analizzandoli” mediante l’arma della narrativa thriller e ricomponendoli per farne un romanzo sul fumetto di supereroi; ha, soprattutto, parlato di temi filosofici tout-court come libero arbitrio, uomo e violenza, e di scienza, e lo ha fatto in un modo che ricorda quello utilizzata da un grande del cinema mondiale: Stanley Kubrick.

3. Dopo il film, il “romanzo totale”

Leggere Watchmen non è soltanto vivere un’avventura appassionante o ricca di colpi di scena. È, piuttosto, gettare lo sguardo su una vicenda immaginaria costruita con intelligenza che, utilizzando le convenzioni classiche del fumetto (persino il disegno ricorda quello della Silver Age), porta il lettore a osservare ciò che accade (e ciò che accade è davvero forte: si parla di fondamenti filosofici della realtà, lo ripetiamo) e a farsi un’idea su grandi questioni. Esattamente come per Arancia Meccanica o Shining, il lettore legge e si appassiona, ma, soprattutto, è portato a dare un giudizio su una questione filosofica. E ora prego: andatelo a comprare, di corsa.

– Fabio Antinucci –

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