I capolavori del fumetto: V for Vendetta

Provocatorio, politicamente impegnato, spettacolare nella messa in scena, ha portato il fumetto d’autore americano al centro del dibattito grazie alla sua vena profondamente anticonformista di poco stemperata dal fortunato film da lui tratto nel 2005. V for Vendetta, uscito negli anni ’80 dopo una lunga e travagliata gestazione, è la prova vivente di quanto la cultura popolare possa influenzare la società ben più che attraverso il suggerimento di mode o stili di vita, spostando la sua azione sul piano delle idee politiche. Il tutto offertoci, ancora una volta, dalla fervida mente di Alan Moore.

1Un’opera politica

Pochi altri fumetti d’autore sono riusciti a entrare nel dibattito pubblico come V for Vendetta. Non tanto all’epoca della sua uscita, quando in Italia lo apprezzammo solo “di riflesso” e soltanto nei circoli di appassionati, quanto quando, una decina di anni fa, in pieno clima post-11 settembre, la Warner Bros lo portò al cinema con una trasposizione action con Hugo Weaving e Nat… [respira profondamente, Fabio. Pensa alla fame nel mondo. Pensa a quanto tu potresti risultare ridicolo o folle ai lettori che non sanno della tua insana ossessione per una certa attrice e rifletti: è il caso?] … e la splendida, divina Natalie Portman [Okay, Fabio, te la sei cavata egregiamente, potevi far di meglio…], suscitando molte reazioni da parte dei media mainstream. Perché? Perché, aggiornato al 2005, il romanzo di Moore e di David Lloyd suggeriva di per sé delle domande interessanti sulla gestione del potere da parte degli stati occidentali, sull’involuzione delle democrazie in compagini autoritarie di fronte alla paura per un nemico esterno (il terrorismo), sul ruolo del dissenso in una società massificata, laddove per “dissenso” ci si riferiva a comportamenti o modi di essere fortemente “anticonformisti” per la civiltà cristiano-occidentale come l’essere omosessuale o anticapitalisti. C’era spazio, nel mondo di Bush e della guerra al terrore, nel mondo dello “united we stand”, per una voce che parlasse di valori rivoluzionari e che dava la colpa della nascita dell’autoritarismo persino alla struttura sociale di paesi che si definivano paladini di civiltà e democrazia come U.S.A. o Regno Unito? Ecco, se all’epoca del film il dibattito su questo film fu così politicizzato, sappiate che il fumetto è ancora più aggressivo, ancora più militante, ancora più pungente verso la società del suo tempo.

2Il supereroe militante

La trovata geniale di V for Vendetta, che all’epoca della sua uscita attaccava ferocemente gli ideali tatcheriani tutti capitale-disciplina-conservatorismo, fu quella di prendere l’archetipo del vendicatore mascherato, di solito al servizio della società in cui nasce, e spesso abbastanza integrato in essa (Batman) e farne un partigiano pronto a scagliarsi contro il sistema. Non era la solita dialettica dell’eroe americano contro il tiranno; era un eroe anarchico, politicamente preparato, che vedeva nell’antagonista del romanzo, un opprimente regime nazista che aveva preso il potere in Inghilterra dopo la terza guerra mondiale, più l’effetto di un male antico (il modus vivendi occidentale) che la causa. V, il protagonista mascherato che assassina i membri del partito di governo e fa saltare in aria i centri del potere britannici, ha una chiara strategia rivoluzionaria che vuol portare il popolo alla riscoperta di una propria coscienza politica, eliminando alla radice il regime democratico, ormai corrotto, per la costruzione del progetto anarchico nel quale gli uomini possano finalmente vivere liberi. Che vuol dire questo? Che V for Vendetta alterna bellissimi esempi di narrativa a fumetti con un sottotesto ideologico complessissimo, fornendo domande come “un giusto può permettersi di assassinare a sangue freddo in nome di un ideale?” “qual è la forma di governo migliore?” “V, l’eroe, è davvero un eroe o un uomo accecato dall’odio per i suoi nemici?”. Tante sono le questioni poste dal romanzo, che vi invitiamo a leggere e 3sul quale è necessario riflettere; una cosa è certa: si tratta, probabilmente, di un meticciamento fra il fumetto di supereroi e altri generi a tratti ancora più coraggioso di Watchmen.

Una storia di redenzione

L’abbiamo presa un po’ alla lontana; data la complessità della graphic novel di oggi, parlare del suo valore in termini di impatto sulla cultura generale sembrava necessario per illustrare come questo tipo di opere possano parlare a un pubblico ben più ampio di quello che di solito legge i fumetti, e forse anche di quello che legge letteratura popolare (vedi i tanti attivisti politici che si sono avvicinali all’opera di Moore dopo la nascita del movimento Occupy e di Anonymous). Cosa rimane alla fine di tutto? Rimane la bellissima storia d’amore di una “sopravvissuta” all’orrore (Evey, la dolce e tormentata vera protagonista del romanzo che segue le vicende di V) che scopre il valore della coscienza politica, diventando, da semplice spettatrice, protagonista del suo tempo. È forse questo il regalo che ci fa Moore con questa lettura: una riflessione sulla politica, sulla necessità di seguirla, sul suo ruolo-centrale-nel mondo.

– Fabio Antinucci – 

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