I capolavori del fumetto: La Lega degli straordinari gentlemen, di Alan Moore e Kevin O’Neill

Prendiamola un po’ da lontano: se seguite abbastanza gli articoli di Youpopcorn, saprete senza dubbio cos’è Penny Dreadful e cosa pensiamo di esso; serial che ha diviso, rileggendo i grandi miti della letteratura d’appendice della fine dell’800 in chiave pop-gothic raccontando una disperata fra bene e male nel quale i mostri dei romanzi horror si ritrovano a dover scegliere da che parte stare mentre il maligno sferra la sua offensiva contro l’umanità. Bene, a volte, leggendo di PD (lol!) avrete senza dubbio scorto un altro titolo, un’altra opera alla quale l’autore di un qualsiasi articolo di critica televisiva potrebbe aver fatto riferimento per raccontare di cosa parli quel telefilm; il titolo di un fumetto, gente: La lega degli straordinari gentlemen, disegnato da Kevin O’Neill e scritto da, udite udite… Alan Moore. Di cosa parla? Perché è 1importante? Lo scopriamo fra un minuto!

1. Gli Avengers del XIX secolo?

Più che una vera graphic novel, La lega degli straordinari gentlemen, uscito a puntate a partire dalla fine degli anni ’90, rappresenta un’operazione editoriale che ricorda quella dei cicli fantastici usciti fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900: Tarzan, Arsenio Lupin, i racconti di Dupin di Poe e quelli di Sherlock Holmes di Conan Doyle, e così via, sino ad arrivare al Conan il barbaro di Howard o i racconti di Lovecraft. Spiego meglio; La lega è una serie di storie che ha lo strano compito di raccontare cosa sarebbe successo se i vari eroi della letteratura vittoriana, da Mina Harker a Jekyll sino a Nemo, si fossero ritrovati insieme a formare una sorta di servizio segreto ante litteram per combattere i cattivoni dei loro tempi, da Dracula al dottor Fu Manchu sino al grande Cthulhu. Cioè, immaginatevi una serie di “saghe” composte da sei fascicoletti nei quali, scimmiottando quasi gli Avengers di Stan Lee, tutti questi personaggi straordinari si ritrovano insieme a viaggiare per terra e mare, combattere eserciti di ninja cattivi-cattivi, utilizzare le loro abilità per risolvere enigmi mortali e, nel frattempo, dover fare i conti con i loro scontri caratteriali e divergenze. Sembra trash, vero? Dico, trashissimo, no? Per un profano sembrerebbero i polpettoni nei quali Sansone, Golia ed Ercole si ritrovavano, negli anni ’60, ad andare a fare a gara a chi ce l’ha più… EHM volevo dire a chi è più abile lottando contro Ade e altri nemici cattivi-cattivi. Se persino The Avengers, sia il fumetto che il film, devono far sì che il lettore/spettatore alleni per benino la propria “sospensione dell’incredulità” quando 2li leggono o vedono, figuriamoci cosa avviene quando si ritrovano di fronte storie del genere.

2. Vera letteratura

Beh, in realtà leggendo il fumento quest’impressione di “baracconata” non c’è affatto. La storia va giù che è una meraviglia e non ti viene mai in mente, neanche per un secondo, di storcere il naso perché, accanto ai tocchi steampunk o da pulp di serie Z, ti ritrovi davanti alla scrittura di un autore che riesce a tenere costantemente sotto controllo il materiale letterario di partenza e a piegarlo ai suoi obiettivi molto sofisticati; cioè, i personaggi vittoriani che Moore inserisce nel romanzo non sono pallide riproduzioni dei personaggi originali, affatto. Sono loro, con i loro tick, le loro ansie, le loro caratteristiche particolari descritte dagli autori dell’epoca. Okay, magari Mina Harker appare un tantino più moderna, ma è un gioco di rielaborazione del materiale di partenza che rispetta sempre lo spirito del romanzo originale da cui Moore riprende i personaggi. La letteratura fantastica vittoriana, oltretutto, viveva proprio di 3caratterizzazione dei propri protagonisti, di creazione di “icone”. Sherlock è Sherlock perché c’è quel personaggio principale, che fa della serie di Conan Doyle un capolavoro, a suo modo, pur essendo un semplice giallo. E Moore lo ha capito; leviga i caratteri per renderli un tantino più pop, ma ogni amante della grande letteratura non può che ringraziare a ogni nuova lettura della graphic novel.

3. …e poi c’è il film. Eh.

La lega ha anche, però, un brutto primato, pur nella sua magnificenza: rappresenta il secondo tentativo di Hollywood di portare al cinema i romanzi scritti da Moore, e… e ragazzi, creandolo hanno compiuto un atto blasfemo trasformando tutta l’impalcatura narrativa che abbiamo descritto in un giochetto da teen-ager senza pudore, col piede sull’acceleratore dell’action, personaggi totalmente inventati per l’occasione (un inutile Dorian Gray…) e zero idee narrative. Non è un caso, quindi, che visto il film mr. Moore non si sia solo infuriato, ma abbia deciso di non collaborare mai più con Hollywood e anzi di “boicottare” le trasposizioni delle sue opere da essa messe in cantiere. Ora, Alan avrà anche un carattere poco socievole, sarà esagerato, rompiscatole, troppo estremista, eh… però dopo quel film non riusciamo davvero a dargli torto. Intanto voi recuperate il fumetto, però.

– Fabio Antinucci . 

Rispondi