I capolavori del fumetto: Batman: anno uno

Oscurità, dolore, violenza, voglia di vendetta: gli ingredienti per la nascita di Batman, sin dalla sua creazione per opera di Bob Kane e Bill Finger nel 1940. Nel 1987, dopo oltre quarant’anni di onorata carriera nei quali si era diffusa l’immagine di un vendicatore mascherato nato dalla volontà di giustizia per la sua famiglia sterminata e desideroso di portare il bene in città, e dopo anni di avventure, era arrivato il momento di narrare nuovamente le origini del Cavaliere Oscuro, e di farlo con stile. Solo un anno prima, Il ritorno del cavaliere oscuro aveva scosso il panorama del fumetto americano e internazionale con la sua storia fantascientifica e distopica, un’immaginaria “ultima avventura di Batman” nel quale l’eroe mascherato si congedava dai suoi lettori con un’epica storia d’azione. Adesso era arrivato il momento di rifondare un mito moderno seguendo le linee guida dettate da Frank Miller. Domanda retorica: chi sarebbe stato più adatto a questo ruolo se non lui stesso?

11. “Sì, padre, sarò un pipistrello”

Più racconto one-shot estremamente ben scritto che vera e propria graphic novel, Anno uno narra i primi mesi della lotta di Bruce Wayne nei panni di Batman, passati fra addestramento, spionaggio nei confronti dei criminali della città e le sue prime avventure effettive. Un racconto di formazione, nel quale si assiste alla trasformazione di un ragazzo orfano a causa della malavita in un giustiziere spietato, violento, quasi drogato dell’adrenalina dell’azione, ma anche a un’iniziazione di un guerriero leggendario, che vede nell’uscire tutte le notti a combattere il crimine una vera e propria crociata contemporanea. Batman era cambiato completamente: non più semplice paladino contro il male, si muoveva in una città corrotta e sporca, picchiando e rischiando costantemente il collo (e non va dimenticato che in questa fase delle sue avventure Bruce Wayne non è altro che un ragazzo appena uscito dal college). Non aveva neanche il costume. Il costume da pipistrello compare poco, solo 2nel finale. Per il resto siamo in piena zona poliziesco, con sparatorie, inseguimenti che sembrano usciti da Il braccio violento della legge o da un gangster movie anni ’30. Niente tecnologie troppo sofisticate, niente macchine da battaglia, soltanto una storiaccia nera con protagonista, stranamente, un tizio destinato nel suo futuro a diventare paladino della giustizia.

2. Riscrivere e consolidare

La necessità storica di Anno Uno, di un racconto noir capace di dare una rilettura moderna a un antico mito della letteratura popolare, nasceva appunto da questo bisogno: aggiornare a un palato giovanile ormai più adattato al realismo e al poliziesco violento un supereroe che per lungo tempo era stato tipicamente fantasy e gotico, quasi horror. Non solo buona parte delle storie DC sull’Uomo Pipistrello erano d3iventate, nel corso degli anni, troppo distante dal pulp, dal noir e dunque dalle sue origini di giustiziere mascherato, ma era improponibile continuare a raccontare storie in cui Batman combatteva contro alieni e zombie mentre le bande dei ghetti americani si sterminavano a vicenda o generazioni di ragazzini finivano vittime della droga. Il mondo era cambiato, si era fatto un luogo più freddo, ed era ormai tempo di riappropriarsi del suo carattere di eroe boardline, un personaggio perfetto per raccontare un’America più crudele.

3. Miller e Nolan

E non finisce qui. Oltre ad aver rielaborato in maniera fantastica la tradizione in nome di una rielaborazione moderna e matura, il merito maggiore di Anno Uno è stato quello di dare ai creativi di tutto il mondo legato al fumetto e all’intrattenimento a esso legato nuovo materiale per costruire nuove letture di Batman. Vi viene in mente almeno un nome? Ma certo, Christopher Nolan, che nel suo Batman Begins (2005) ha iniziato un nuovo corso per il Batman cinematografico, proponendo una rinarrazione delle origini del Crociato Incappucciato che riprendeva il setting e le tematiche di Anno Uno per buona metà del film, variando il tono solo nella seconda parte, più fantasy e visionaria. Il risultato è stato un film citazionista, ma distaccato dal testo di partenza, capace di creare una trasposizione d’autore a quella che era, a tutti gli effetti, una graphic novel già di per sé fortemente autoriale. Vedere per credere!

– Fabio Antinucci – 

Rispondi