I capolavori del fumetto: : A History of Violence di John Wagner e Vince Locke

Il tema del passato che ritorna e pone di fronte alle persone questioni morali dure, durissime da affrontare è, si sa, fra i topos della narrativa, specie quella fantastica e d’avventura. Uomini ormai formati (o addirittura consumati) dalla loro stessa esistenza; che si ritrovano a combattere i propri demoni interiori per poter poi vivere in pace con loro stessi in un confronto duro e spietato che spesso non porta neanche a un esito positivo. Bene, quella di oggi è esattamente uno di quei racconti, anzi, uno dei racconti “sul passato” per antonomasia. Benvenuti in una storia di gangster, dolore e violenza: A history of violence

1Un thriller contemporaneo

Se la scorsa settimana, con 300, I capolavori del fumetto parlava di un’opera d’avventura semi-indipendente molto matura e figlia di uno sviluppo abbastanza complesso, oggi vediamo come A history of violence sia un prodotto estremamente realistico. Non è la prima volta che parliamo del fatto che alcune GN possano parlare di temi e storie che sono distantissime dai canoni del fantastico o dei supereroi: From Hell, tolti alcuni “eccessi” visionari, era un rigido romanzo storico ambientato nella Londra vittoriana, così come, tolta la rielaborazione in chiave animale dei personaggi, lo era anche Maus di Spiegelman. E, tutto sommato, persino V for vendetta non è altro che un thriller politico con un’ambientazione fantascientifica come cornice.
Ecco, A history of violence ha pochissimo a che fare anche con loro; se la mettiamo a confronto con questi volumi appare quasi semplice, piatta, tant’è vero che, ricorrendo a un parametro di valutazione dell’intensità delle storie come la lunghezza del testo, c’è da dire che il romanzo si finisce in meno di un pomeriggio; non presenta, inoltre, tocchi visionari o espedienti stilistici particolari (il disegno è realistico e classico, in un bianco-e-nero ottenuto con chine leggere) e, anzi, ci immerge in un mondo assolutamente anti-visionario come quello del poliziesco. Leggendo ci ritroviamo in una giungla d’asfalto, con macchine rumorose, gente in giacca e cravatta, ragazzini che giocano a baseball per le strade come in un film di Scorsese. Tutto per raccontare, dicevamo, la storia di un uomo complesso.

2Tom e i suoi demoni

Qualcuno di voi, a questo punto, potrebbe ricordare il film che David Cronenberg trasse dal fumetto nel 2005, con Viggo Mortensen, Ed Harris, William Hurt e Maria Bello, che portò il fumetto all’interno dell’obbiettivo del grande cinema d’autore; bene, se ricordate il film saprete che A history of violence racconta la vicenda di Tom, tranquillo proprietario della caffetteria di una cittadina di campagna che una sera viene coinvolto in una rapina dalla quale esce solo dopo aver ucciso a sangue freddo due criminali. Il racconto, sia su carta che su celluloide, segue allora due registri: da una parte mostra quella certa morbosità e ricerca di sensazionalismo dei mass media quando si occupano con fatti di sangue; dall’altro racconta dell’incontro di Tom con degli stranieri, giunti in città dopo il fattaccio, per incontrare l’uomo e, dicono “riportarlo a casa”.
È difficile parlare tranquillamente della trama senza rivelare nulla, come detto la storia e la sua struttura narrativa sono tanto semplici da apparire quasi banali; il fumetto è un concentrato di atmosfere pulp e thrilling, che mette il luce tutta l’ambiguità di un uomo immischiato in una storia molto più grande di lui, che si ritrova a dover affrontare vecchie questioni e soprattutto il giudizio spietato e sconvolto della sua famiglia.

3Il peso della coscienza

Non è un caso che la storyline del film sia stata presentata di Cronenberg come una metafora per invitare a riflettere su un tema particolare: come Tom si ritrovava davanti a incubi del suo passato (generati da sue stesse bugie) che rischiavano di distruggere il suo mondo felice fatto di famiglia e tranquillità, così l’America di Bush costituiva un luogo all’apparenza ordinato, felice, ricco di valori, che lasciava fuori dalla porta di casa gli affari loschi col mondo arabo e le pesanti ipocrisie della guerra in Iraq dei primi anni ’90, tentando semplicemente di ignorarle. Quella di Tom è la storia su un “piccolo mondo antico” che è posticcio, ipocrita, veramente irraggiungibile e, per questo, problematico contenitore di tutti i mali della società americana, a cominciare dal conformismo. Nulla di nuovo, in effetti, ma la forza di A history of violence non è tanto il contenuto, la materia narrata, quanto la riflessione sulla banalità della violenza in e su come il male riesca a intrufolarsi-davvero- dappertutto.

– Fabio Antinucci –

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