I Blind Guardian scatenano Roma

Blind GuardianI Blind Guardian scatenano Roma; lo fanno in una serata quasi estiva, di quelle belle, in cui si va in giro alla grande con la maglietta a maniche corte. Un “popolo” di fan del metal si è ritrovato ieri sera all’Atlantico, zona Eur, per cantare, pogare, amare quella che da quasi trent’anni è una band di riferimento non solo per l’epic metal, ma anche per gli appassionati di fantasy. La band tedesca ha infatti sempre confezionato album che omaggiano le più importanti saghe del fantastico, da Il Signore degli Anelli sino a La Torre Nera. Io, il caro collega Marco Cavinato e una banda di altri appassionati non potevamo perderceli;vi raccontiamo dunque le nostre impressioni.

Il concerto era l’ultima data del tour di quest’anno, incentrato sulla promozione di Beyond the Red Mirror, l’ultimo album della band uscito lo scorso gennaio. La scaletta ha dunque alternato i pezzi appena usciti (Profecy, The Ninth Wave, Twilight of the Gods) a successi storici che non potevano mancare, come Mirror Mirror e The Bard Song. Al centro del concerto ha trovato spazio anche il primo brano del primissimo album del gruppo, Majesty (1988), scatenando l’animo da aficionados del pubblico. Un pubblico che Hansi Kursch, storico cantante e vero e proprio mattatore dei “bardi” (come sono altrimenti conosciuti i Blind), non ha mancato di omaggiare e ringraziare per la partecipazione con cui ha seguito l’esecuzione dei brani.

Nelle due ore di concerto non sono mancate occasioni da parte della band per poter constatare l’incredibile entusiasmo del pubblico romano, invitato più volte dal frontman ad accompagnarlo (o, eventualmente, sostituirlo) con cori che spesso sono diventati protagonisti della serata.
Notevole è infatti la capacità del cantante di rapportarsi col pubblico e di instaurare con i presenti un rapporto particolarmente intimo, grazie anche ad una sapiente scelta del repertorio; non è un caso se l’esibizione si sia conclusa con un’encore particolarmente generosa, capace di mettere d’accordo tutti concludendo il concerto con una versione di Valhalla decisamente ben accolta.

Una menzione speciale anche al gruppo spalla, l’israeliano Orphaned Land, che ha aperto il concerto contrapponendo alle atmosfere anni ’80 e epiche del gruppo principale il loro (bel) repertorio ispirato ad atmosfere mediorientali, riuscendo nel non facile compito di appassionare le centinaia di spettatori che attenevano l’arrivo di Hansi e soci sul palco. Un’impresa riuscita anche grazie ad un paio di colpi bassi: l’odalisca che accompagnava il canto con le sue movenze non si poteva certo dire disturbante o non gradita, e il cantante era abbastanza politicamente scorretto da esaltare la massa di metallari sotto il palco.

In definitiva, i Blind hanno fatto breccia nel cuore dei romani attraverso un classico show dei loro: teatrale, giocato sulla partecipazione degli appassionati che hanno seguito, seguono e seguiranno sempre il gruppo, cantando e ripetendo sino allo sfinimento i testi e le battute di quelli che non sono solo loro beniamini, ma amici che hanno imparato a conoscere ed amare grazie alle loro canzoni. Come i bardi delle storie fantasy o nelle epiche medievali, l’obiettivo dei Blind è e rimane stare in mezzo alla gente, raccontando storie. E vederlo avvenire è bellissimo.

– Fabio Antinucci –

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