I 10 luoghi più spaventosi d’Italia

Fin dall’antichità l’essere umano ha temuto e, allo stesso tempo, è stato affascinato da ciò che è inspiegabile per la sua logica, facendo nascere così leggende e storie da raccontare attorno ad un fuoco in campeggio, in casa durante una notte di temporale o su cui basare film e libri di genere Horror. Queste leggende però spesso sono legate a luoghi particolari, dall’architettura inquietante e che si addice totalmente a racconti di fantasmi e strane presenze. Quindi, lasciatevi guidare in un viaggio da brivido, tra i 10 luoghi più spaventosi d’Italia!

1 . VILLA DE VECCHI – “CASA ROSSA” (LECCO)

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Questa villa si trova a Bindo, frazione di Cortenova in provincia di Lecco. Fu costruita a metà Ottocento (tra li 1854 ed il 1857) e progettata dall’architetto Alessandro Sidoli, su commissione del conte Felice De Vecchi, capo della Guardia Nazionale dell’epoca, che voleva utilizzarla come residenza estiva. L’architettura della villa è stata influenzata dalla passione del conte per l’oriente; essa sorge al centro di un parco largo 130.000 metri quadrati, il colore predominante è il rosso vista la pietra con cui è stata costruita, l’arenaria rossa, ed i pavimenti in stile veneziano, che le hanno conferito il soprannome di “Casa Rossa”. Ma quest’ultimo non è l’unico soprannome che è stato affiancato alla dimora dei conti De Vecchi, infatti la villa viene chiamata anche “Villa delle Streghe” ed a ragion veduta! Si dice che in certe notti dalle sue mura, ormai fatiscenti, risuoni la misteriosa e sinistra melodia di un pianoforte; altri raccontano d’aver visto inquietanti figure bianche comparire nell’obiettivo, fotografando l’interno della casa ed altri ancora sostengono persino che qui vi abbia soggiornato, negli anni venti, Aleister Crowley, l’oscuro esoterista britannico e che successivamente i suoi seguaci vi abbiano celebrato riti satanici e compiuto delitti.

2 . VILLA MALVASIA – “VILLA CLARA” (BOLOGNA)

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La villa sorge nella periferia di Bologna, per la precisione nei pressi di Trebbo di Reno, frazione di Casel Maggiore. Anch’essa in decadenza come la prima, è stata dimora del canonico Carlo Cesare Malvasia, celebre storiografo d’arte e scrittore vissuto tra il 1611 e il 1693, che soleva trascorrere il suo tempo, specialmente nella stagione estiva, nella casa, che ha la tipica struttura di una solida villa di campagna. Circondata da alte mura merlate e decorata da pitture del Dentone e di Angelo Michele Colonna, rimase della famiglia Malvasia fino alla seconda metà dell’Ottocento, poi subì diversi passaggi di proprietà e, al termine della Seconda Guerra Mondiale, fu anche alloggio per sfollati. Ora invece, sui piloni d’accesso, si può leggere la scritta “Villa Clara”, ma perché questo nome? Chi era Clara? Ci sono due storie sulla sua identità: la prima riguarda una giovanissima fanciulla di nome Clara e figliastra del padrone di casa, che fu sorpresa dallo stesso ad amoreggiare con un suo sottoposto e, consideratosi disonorato, la costrinse in casa per sempre, murandola viva. La ragazza non trovò mai pace per questa condanna e, alla sua morte, si sarebbe trasformata in un fantasma che ancora oggi si aggirerebbe nella villa, piangendo e lamentandosi. Un’altra storia racconta che la piccola e giovane Clara sia in realtà una bambina con poteri di chiaroveggenza, vissuta nei primi del 900, che il padre, terrorizzato da ciò, fece murare viva. La bimba quindi ora si aggirerebbe per la casa e per il giardino cantando, piangendo e lamentandosi.

3. EX MANICOMIO PEDIATRICO AGUSCELLO (FERRARA)

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Situato nelle campagne Ferraresi, questo ex manicomio – sorto negli anni quaranta – di proprietà della Croce Rossa, ospitava quei bambini che oggi definiremmo “difficili”, essi venivano rinchiusi al suo interno e tenuti in condizioni pessime e soggetti a trattamenti violenti. L’edificio fu chiuso definitivamente attorno alla metà degli anni settanta, dopo un fatto decisamente sinistro: tutti i bambini della struttura morirono in circostanze misteriose, circostanze di cui ancora oggi non si ha notizia certa, forse per un incendio, forse per un’epidemia o forse per violenze ed abusi da parte del personale medico. L’ex manicomio è ormai un luogo fatiscente ed abbandonato, in cui per molti anni si sono svolte messe nere e riti satanici, ma non è solo la struttura e ciò che in esso avveniva a renderlo inquietante: alcune testimonianze dicono che durante la notte, fra le rovine dell’ospedale, si possano sentire ancora i pianti disperati dei poveri bambini morti al suo interno.

4. CASTELLO DELLA ROTTA (TORINO)

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Questo castello, risalente al XIII secolo, si trova a Moncalieri, e fu anche un possedimento dell’Ordine dei Templari. Sull’origine del suo nome non ci sono notizie certe: alcune ipotesi dicono che il luogo sarebbe stato il teatro di una battaglia dall’esito infausto, ma di sicuro questo elemento, più la sua posizione molto solitaria, hanno influenzato la nascita di molte storie di fantasmi. Diverse testimonianze affermano di aver visto il fantasma di un cavaliere a cavallo aggirarsi per il cortile del Castello, tale figura portava in petto una grande croce di ferro. L’apparizione di questo cavaliere templare è la più famosa, ma ce ne sono anche molte altre: un frate o un sacerdote che si sarebbe macchiato di un crimine orrendo; una nutrice che torna disperata sul luogo dove sarebbe scomparso il bambino che doveva accudire; un cardinale seduto, immobile, mentre legge un libro; una nobile che forse si è tolta la vita; un uomo vestito interamente di nero che torna sul luogo della sua morte. Si dice ci sia persino un momento in cui i fantasmi del Castello della Rotta sembrano “darsi appuntamento”: ogni anno, infatti, nella notte del 14 luglio, un corteo rituale di ecclesiastici si muoverebbe lungo le mura del maniero.

5. CRIPTA DEI CAPPUCCINI (ROMA)

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Situata nei sotterranei della chiesa di Santa Maria Immacolata di Via Veneto, la cripta, è sicuramente l’ attrattiva principale del luogo. Decorata con le ossa di circa 4000 frati cappuccini, raccolti tra il 1528 ed il 1870 dal vecchio cimitero dell’ordine dei Cappuccini – che era localizzato nella chiesa di Santa Croce e Bonaventura dei Lucchesi, nei pressi del Quirinale-  è divisa in cinque piccole cappelle, dove si trovano anche corpi mummificati ancora interi di alcuni frati con indosso le vesti tipiche dell’ordine. All’ingresso della cripta vi è un messaggio, scritto su di una targa, che recita: Quello che voi siete noi eravamo; quello che noi siamo voi sarete. La scelta di decorare la cripta con le ossa, che appare decisamente lugubre e macabra, è in realtà un modo di esorcizzare la morte e di sottolineare come il corpo non sia che un contenitore dell’anima e, in quanto tale, una volta che essa l’ha abbandonato può essere riutilizzato in altro modo.

6. CASTELLO DI SAINT MARCEL (AOSTA)

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Situato nel villaggio di Surpian – frazione del comune di Saint-Marcel –  a circa 12 km dal capoluogo regionale, ad opera di Giacomo di Challant del ramo di Aymavilles verso il 1500, ampliando l’originaria casa forte.
La struttura è inquadrabile nella rete di installazioni agricolo-militari, che permetteva di esercitare il controllo sul territorio del fondovalle. Nei primi del 1400, col cambiamento delle condizioni politiche dovute a scontri, complotti e alleanze tra le famiglie dei feudatari per esercitare la propria autorità sul territorio, avvenne la metamorfosi da “castello rurale-fortificato” a “castello rurale-residenza” che gli conferì l’aspetto attuale. La storia della Signoria di Saint-Marcel è legata alla famiglia degli Challant: il primo Signore di Saint-Marcel del quale si abbia notizia è Ebalo Magno, il quale fu Visconte di Aosta , Signore di Challant, Graines, d’Ussel e Saint-Marcel, Fenis Adorno e Chenal di Montjovet. Attualmente il castello è in completo abbandono e ciò comporta il suo stato fatiscente. Proprio per questo suo aspetto sembra che molti visitatori siano stati testimoni di strani fenomeni come rumori, urla, pietre che rotolano, brusii di voci alla cui origine c’è la leggenda del fantasma dell’armigero in abiti del seicento, che a detta di alcuni, si aggira per le stanze con una spada sguainata. Altri riferirebbero di avere visto candelabri e luci che si muovono.

7. CASTELLO DI LANDRIANO (PAVIA)

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Il castello si trova vicino al paese ed è ubicato su un isolotto, attorno al quale scorre un fiumiciattolo. In origine la struttura era probabilmente a pianta quadrangolare, con cortile centrale, fossato ed un rivellino sull’ingresso. Il castello è di proprietà privata e quindi non visitabile, ma oltre ad essere abbastanza lugubre come luogo, si dice che in esso si aggiri il fantasma di una donna di nome Janet, vissuta nel 500 e giustiziata per stregoneria nella piazza del castello. Quando qualcuno si avvicina, Janet si presenta e si comporta con naturalezza. Successivamente però fa emergere il lato più inquietante del suo carattere: sembra essere capace di portare in trance le persone, assumendo il loro controllo. Alcune persone affermano di aver sentito un canto prima che ella si materializzasse e che in seguito cercasse di comunicare con loro. Le sue apparizioni vanno dalla fisionomia del suo viso, ad una figura luminosa assai confusa.

8. CA’ DE ANIME – CASA DELLE ANIME (GENOVA)

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Sull’antica Via del Sale e piú precisamente sulla via del Giovo, all’altezza di Voltri in localitá “Cannellona”,  c’è una costruzione conosciuta con questo nome. Era un’antica locanda dai misteri che ancora oggi stentano ad essere svelati completamente. Il luogo oltre ad essere anche abbastanza inquietante, ha una storia che forse lo è ancora di più: si racconta infatti che i gestori – dei briganti molto ingegnosi – derubavano e spesso uccidevano i ricchi signori che vi cercavano riposo, per poi seppellirli li vicino. Alla fine furono arrestati e giustiziati. Questa costruzione, abbandonata fino al dopoguerra, è stata poi abitata da una famiglia che ha testimoniato più volte di fatti strani, pentole che cadevano dalla credenza, bicchieri spostati dall’acquaio nei posti più impensati e simili. Il fatto più straordinario però, rimane l’apparizione di una fanciulla vestita di bianco, che errava nei dintorni chiedendo del suo fidanzato. Questa poverina era stata la promessa sposa di una delle vittime degli assassini di Ca’ delle Anime e, non vedendolo tornare a casa dopo giorni e giorni, era venuta a piedi dal paese per cercarlo. Ancora oggi, non avendolo trovato, la sua anima vaga senza potersi staccare da lì e a chiunque la incontri domanda notizie del suo perduto amore, per poi scomparire nel nulla, lasciando nell’aria un vellutato profumo di rose.

9. EX MANICOMIO MOMBELLO (MONZA E BRIANZA)

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L’ex ospedale psichiatrico Giuseppe Antonini, situato a Limbiate, è stato – nel corso del 900 – l’ospedale psichiatrico più grande d’Italia e ha ospitato migliaia di persone. Si trova all’interno dell’enorme complesso di villa Pusterla-Crivelli, circa un milione di metri quadrati di padiglioni e giardini, recintati da un muro alto due metri. La villa fu costruita nel XIV secolo dalla famiglia di nobili lombardi Pusterla, passò poi agli Arconati e infine ai Crivelli, nel 1718. Nel 1754 Stefano Gaetano Crivelli la trasformò in una villa splendida e lussuosa, che nel tempo ospitò Ferdinando IV di Borbone, re delle Due Sicilie, e divenne il quartier generale di Napoleone Bonaparte durante la campagna d’Italia. A inizio Ottocento fu abbandonata e poi acquistata dal Comune di Milano, che nel 1863 la ristrutturò e la trasformò in ospedale psichiatrico. La clinica poteva ospitare al massimo 900 malati, ma divenne ben presto sovraffollata. Nessuna storia di fantasmi qui, nemmeno dopo la chiusura del 1978, ma semplicemente l’inquietudine che da un luogo simile, teatro – in passato – delle sofferenze di persone malate, ed una struttura ormai quasi del tutto abbandonata e dall’atmosfera lugubre.

10. CATACOMBE DEI CAPPUCCINI (PALERMO)

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Non sono i corpi dei frati dell’ordine ad essere protagonisti questa volta, ma bensì la gente comune. Queste catacombe sono situate nel cimitero del Convento dei Frati cappuccini di Palermo, da cui prendono il nome, e la cosa che le rende impressionanti ed inquietanti, è lo stato di conservazione degli innumerevoli cadaveri esposti. Questa macabra visione mette però in evidenza gli usi, i costumi e le tradizioni della società cittadina palermitana che visse dal XVII al XIX secolo,  rendendo il luogo un patrimonio culturale unico nel suo genere.  Negli anni le catacombe hanno attirato, incuriosito ed affascinato letterati ed intellettuali del calibro di  Alexandre Dumas, Mario Praz, Guy de Maupassant, Fanny Lewald e Carlo Levi.  In queste catacombe è presente il famoso corpo mummificato di una bambina: la piccola  Rosalia Lombardo.

Inquietudine e paura, storie di fantasmi o semplicemente luoghi dove i vivi si incontrano con i morti: che si creda a ciò che vi ho raccontato oppure no, le leggende danno sempre quel tocco di poetico o di terrificante ad ogni luogo, soprattutto in una terra ricca di bellezze come la nostra penisola. Ed ora la parola sta a voi: quali altri luoghi spaventosi avreste inserito nella lista?

– Debora Becchetti – 

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