Turchia: il cinema horror che non ti aspetti

Fra le qualità del racconto fantastico e horror troviamo la sua capacità di svilupparsi con caratteristiche diverse e peculiari a seconda del Paese di origine. Gli U.S.A. fanno horror in un certo modo, il Giappone in un altro ancora, e in generale ogni popolo del globo ha sviluppato una sua tradizione nel campo. Oggi parliamo di un esempio di cinema fantastico ignoto ai più, ma abbastanza vicino a noi: voliamo quindi in Turchia, terra di jinn, maledizioni ed esorcismi.

Un cinema giovane

Scommettiamo che molti di voi non sappiano di cosa stiamo parlando, e in fondo non ce ne meravigliamo: negli ultimi dieci anni l’abbondanza di proposte cinematografiche provenienti da mercati “periferici” ha raggiunto livelli straordinari, soprattutto per quel che riguarda il cinema di genere, dunque capita di perdere di vista certi esempi interessanti ma poco pubblicizzati.

La Turchia ha infatti iniziato un lento lavoro di inserimento nell’horror a partire dal 2007, anno di Musallat (letteralmente: “Infestato”, “maledetto”), diretto dal regista Alper Mestçi. La pellicola, incentrata sulla storia di un giovane uomo perseguitato da una maledizione, ha segnato l’inizio di una vera e propria voga che ha coinvolto vari giovani autori e che di fatto continua a rinnovarsi e alimentarsi di anno in anno.

Siccin, horror, Turchia

Per avere un’idea del fenomeno, e toccare con mano di cosa stiamo parlando in maniera del tutto legale, è sufficiente digitare “turkish horror film” su YouTube: le politiche dei distributori digitali turchi sembrano puntare molto sulla libera circolazione online dei film, ovviamente monetizzata attraverso il sistema delle pubblicità. L’elenco delle pellicole che vi ritroverete davanti è impressionante, e ci vuol poco a rendersi conto che in Turchia esistono al momento dei veri e propri “brand seriali” che nel giro di poco tempo (forse anche troppo poco) hanno dato vita a saghe di cinque, sei o sette episodi.

E, prima che ve lo domandiate, sì: chi scrive te ne è visti alcuni, in onore della sua passione per l’horror.

Fra folk horror ed esorcisti

Diciamo subito che il cinema turco è un cinema dal linguaggio abbastanza peculiare, fatto di recitazioni spesso molto impostate, tecniche e soluzioni registiche e produttive seriali (leggi: para-televisive) e di tempi di realizzazione a volte fin troppo rapidi. Stiamo quindi parlando di film artisticamente non straordinari, discrete pellicole di genere con punte notevoli.

Tuttavia, se c’è una cosa che il cinema horror turco può ricordarci è quanto questo genere funzioni bene nel momento in cui trova una sua chiara dimensione identitaria. Nel caso della Turchia, state certi che guardando film come Siccin o Musallat vi troverete di fronte horror dalle caratteristiche uniche, a partire dall’ambientazione. Quello turco è infatti un cinema dell’orrore fatto di piccoli villaggi, comunità tradizionaliste chiuse e strutturate attorno al ruolo centrale della religione islamica e all’immaginario collettivo a essa legato. Inoltre, centrale è il ruolo della famiglia e quello delle maledizioni che si tramandano di generazione in generazione, assieme a quello della superstizione e del folklore.

Musallat, horror, Turchia

Da qualche visione, oltretutto, quello della superstizione sembra un tema che i turchi non prendono molto sotto gamba, specie al livello popolare: alcuni di questi film, come quelli della serie Siccin, sono accompagnati da inviti a stare attenti a fatture, stregonerie e comportamenti strani da parte dei propri concittadini, poiché la “stregoneria” sarebbe ancora troppo utilizzata nella vita di tutti i giorni (vedere per credere!).

Ultima caratteristica fondamentale: la violenza.

Se siete fra coloro che credono che l’horror sia ormai un genere asettico e incapace di impressionare davvero, sappiate che, pur ricorrendo spesso a effetti speciali abbastanza spinti (e quindi giocando un po’ sporco), i registi turchi non esitano a lavorare su messe in scena disturbanti, ricche di dettagli violenti, sanguinolenti e che non risparmiano nessuno dei protagonisti. In barba al politicamente corretto, aggiungeremmo.

Qualche consiglio

Partendo dal presupposto che non tutti questi film sono sottotitolati e che la produzione è vastissimo, vi diamo qualche consiglioDabbe, horror, Turchia

di visione, anche con un occhio a Netflix: proprio la nostra versione del servizio streaming di Red Hastings presenta gli episodi 4, 5, 6 di Dabbe, una serie realizzata per la maggior parte con la tecnica del mockumentary (ovvero del finto documentario, che vede il suo capostipite in Paranormal Activity). Un cinema senza dubbio “di maniera”, non originale nella messa in scena, ma che riesce a farci entrare bene nel mood e a raccontarci un mondo fatto di case di campagna infestate, famiglie tormentate da spiriti e misteri sui quali sarebbe meglio non indagare troppo.

Su Amazon Prime Video è invece disponibile Baskin-La porta dell’inferno di Can Evrenol, molto più “moderno” nell’ambientazione e meticciato con il poliziesco e l’hard boiled: è infatti la storia un gruppo di poliziotti dalla coscienza sporca tormentati e perseguitati da un’entità soprannaturale, che li condurrà a una fine dolorosissima (c’è chi l’ha paragonato a Martyrs di Pascal Laugier, uno degli horror più estremi di inizio millennio).

Se poi voleste approfondire, YouTube è a vostra disposizione con una valanga di produzioni sottotitolate, a cominciare dai Siccin, incentrate sul tema dell’esorcismo e delle maledizioni, arrivata al sesto episodio. Anche qui la qualità la produzione è altalenante, ma almeno i primi due episodi sono sorretti da una scrittura solida ed efficace.

Infine, per vedere come tutto è iniziato, potrete sempre recuperare Musallat, primo film della voga.

Sempre che non vogliate evitare di avere incubi, certo.

– Fabio Antinucci –

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