Happy B-Day Stephen King

Stephen King nasce a Portland, nello stato del Maine, il 21 settembre del 1947. Auguri, Zio!

È l’autore più sfruttato dal cinema dopo William Shakespeare e Philip K. Dick, ma la maggior parte delle trasposizioni cinematografiche e televisive non riescono a rendere nemmeno l’ombra dell’idea della genialità del King. Alcuni lavori fanno sinceramente schifo e pena.  Tra i grandi registi che hanno realizzato lavori kinghiani citiamo Stanley Kubrick (lo Zio odia Shining!), John Carpenter, Brian De Palma, David Cronenberg, George A. Romero, Frank Darabont e Rob Reiner. Personalmente considero questi ultimi due come gli unici registi che abbiano realmente compreso la poetica del King.Il Re è stato a lungo snobbato dalla critica letteraria, ma a partire dagli anni novanta è cominciata una progressiva rivalutazione nei suoi confronti.

Stephen King avrebbe dovuto chiamarsi Stephen Spansky, ma per fortuna  il padre modificò il suo nome in Donald Edwin King. Nel 1949, quando Stephen ha 2 anni e suo fratello maggiore David Victor ne ha 4, il padre esce per una delle sue passeggiate e non torna più. Sua madre, Nellie Ruth Pillsbury King, è una casalinga di origini modeste. La famiglia di 3 persone si sposta dall’Indiana, a Milwaukee e infine di nuovo nel Maine. Nellie Ruth lavora come stiratrice in una lavanderia, lavoratrice notturna in una panetteria, commessa e donna delle pulizie. Con il proprio lavoro riesce comunque ad assicurare ai due figli una buona educazione, guidandoli all’ascolto di buona musica e alla letteratura, dando la possibilità a Stephen di provare a scrivere qualche storia horror. Di quegli anni, Stephen King dice “Non avemmo mai una macchina, ma non saltammo mai un pranzo”.

L’assenza del padre e la forte presenza della madre segnano Stephen come persona e come scrittore. Nei suoi romanzi è spesso il personaggio maschile ad essere debole e/o a subire la forza degli influssi maligni  (It, Cujo, Christine. La macchina infernale e Jack Torrance di Shining), mentre le figure femminili sono sempre forti e determinate, così come i bambini. Questa cosa gli è valsa più di una critica, sempre, però, rispedita al mittente o mai seriamente valutata. Ma l’infanzia di Stephen viene colpita anche dalla morte di un suo amico. All’età di quattro anni, i due bambini stanno giocando vicino a una ferrovia, quando l’amico di Stephen cade sulle rotaie e viene travolto da un treno. King, in stato confusionale, torna a casa senza ricordare quanto successo.

Stephen passa la prima elementare a casa, a causa del morbillo e delle sue conseguenze. Ma è durante questo periodo che inizia a scrivere e soprattutto a leggere da solo tutto ciò che trova. A dieci anni scopre il genere horror. I suoi scrittori preferirti sono Edgar Allan Poe, Richard Matheson e Shirley Jackson. Nel 1960 che King invia il suo primo racconto a una rivista, la Spacemen, che si occupa di film di fantascienza. Il suo scritto non viene mai pubblicato. Ma il King scrive già per un piccolo giornale, il Dave’s Rag, prodotto dal fratello maggiore in tiratura limitata e distribuito a vicini di casa e coetanei.

Nel 1958 si stabiliscono a Durham, nel Maine. Frequenta la Lisbon Falls High School, nella vicina Lisbon Falls. La sua passione per i film dell’orrore e per la letteratura lo spingono a scrivere diversi racconti. Questi racconti passano fra i suoi amici di scuola e King utilizza la macchina da stampa del Dave’s Rag per produrre delle copie stampate. Ma gli insegnanti, una volta scoperto quanto è successo, obbligano il giovane King a restituire i soldi. Al secondo anno diventa direttore del giornale scolastico The Drum, assieme a Danny Emond. The Drum diventa The village vomit, giornale satirico sulla scuola e sui professori. Ovviamente ha successo fra gli studenti, ma i professori non gradiscono i vari soprannomi e mettono King in punizione per una settimana. Ma al termine della punizione, Stephen viene contattato per far parte di un vero giornale, il Lisbon Enterprise, settimanale di Lisbon. Inizia qui a scrivere riguardo a incontri sportivi e apprende le tecniche di buona scrittura.

Nel 1966 viene pubblicato sulla fanzine Comics Review il primo racconto di Stephen King, intitolato I Was a Teenage Grave Robber, poi pubblicato con il titolo In a Halfworld of Terror da Marv Wolfman sulla rivista Tales of Suspense. Diplomato nel 1966, studia (e lavora per pagarsi gli studi) Letteratura presso l’Università del Maine, a Orono, dove cura per oltre due anni una rubrica sul giornale universitario, Maine Campus, intitolata King’s Garbage Truck. Nel 1967 vende per la prima volta, per 35 dollari, un racconto a una rivista professionale: si tratta di The Glass Floor, pubblicato da Robert Lowndes su Startling Mistery Stories. Nel frattempo, tra i 16 e i 22 anni, scrive 4 romanzi, che non vengono pubblicati. Nell’estate del 1969, lavorando nella biblioteca dell’università, conosce Tabitha Jane Spruce, poetessa e laureanda in storia, che sposa il 2 gennaio 1971 a Old Town.

Dopo la laurea, nel 1970, ottiene il certificato per l’insegnamento nelle scuole superiori, ma per circa un anno svolge diverse occupazioni (benzinaio, spazzino, bibliotecario e inserviente in una lavanderia industriale di Bangor) prima di trovare alla fine del 1971 un posto di insegnante di Lettere alla Hampden Academy di Hampden, nel Maine. Dopo la nascita della figlia Naomi Rachel nel 1970, King si trasferisce e inizia a scrivere L’uomo in fuga, uno dei 6 romanzi pubblicati con il nom de plume di Richard Bachman.

Iniziano i problemi, economici e di salute, legati alla dipendenza dall’alcool. King guadagna qualcosa vendendo racconti a riviste maschili come Cavalier, Dude e Gent. La maggior parte di questi saranno poi raccolti in A volte ritornano, la sua prima, strepitosa, raccolta di racconti. È il 1974. L’anno di Carrie. Acquistato dalla casa editrice Doubleday per soli 2500 dollari, il romanzo viene ignorato in edizione rilegata, ma fa il boom con l’edizione economica, vendendo oltre 1 milione di copie.

Grazie alla sua quota dei diritti dell’edizione economica e alla vendita dei diritti per la trasposizione cinematografica, King può permettersi di abbandonare l’insegnamento e di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Seguono, così, Le notti di Salem e Shining che vendono rispettivamente 3 e 4 milioni di copie. Ora tutti conoscono il nome di Stephen King.

Stephen può finalmente provvedere più che dignitosamente alla sua famiglia. Ma purtroppo proprio in questo periodo la madre di King muore di cancro. Il dolore porta Stephen ad avere seri problemi con droga e alcol. La sua tossicodipendenza viene a lungo sottovalutata, perché non incide in alcun modo nella sua produttività lavorativa (oserei dire: anzi!), e solo nel 1987 l’intervento di familiari e amici dà inizio al faticoso processo di disintossicazione, che dura oltre un anno.

Il pomeriggio del 19 giugno 1999, dopo aver accompagnato all’aeroporto il figlio più giovane, Owen, intraprende la sua abituale camminata di 6 chilometri nei dintorni di Center Lovell. È qui che Bryan Smith, quarantaduenne con alle spalle numerosi incidenti stradali, alla guida di un minivan Dodge blu, travolge in pieno lo scrittore che sta camminando sul ciglio della strada. Le lesioni subite dal King sono: polmone destro perforato, gamba destra fratturata in almeno 9 punti, colonna vertebrale lesa in 8 punti, 4 costole spezzate, lacerazione del cuoio capelluto. Esce dall’ospedale il 9 luglio, dopo tre settimane di ricovero.

Inizialmente Stephen accetta le scuse dell’investitore, poi decide di denunciarlo per fargli ritirare la patente e di acquistarne il veicolo per 1600 dollari, nella prospettiva di sfasciarlo una volta recuperate le forze fisiche. Le 7 operazioni chirurgiche e la lunga e dolorosa convalescenza interrompono la proverbiale disciplina dello scrittore, non più in grado di lavorare ininterrottamente 4 ore ogni mattina per scrivere ogni giorno 2500, meravigliose parole. Ma il King torna a lavoro e, tra alti e bassi, sforna a getto continuo ottimi romanzi. E conclude persino la storica saga della Torre Nera! Curiosità: il King fa parte del gruppo musicale composto unicamente da scrittori chiamato Rock Bottom Remainders.

Ma cosa rende così speciale uno scritto di Stephen King? Un mix di elementi strettamente legati tra loro, a cominciare dall’atmosfera. King non perde molto tempo nelle descrizioni, ma quelle che ci sono assolutamente indispensabili ai fini dello sviluppo della storia. Stephen ha creato una semirealistica cartina del Maine, in cui i luoghi sono riconoscibili da ogni lettore, in cui gli eventi ed i personaggi sono legati tra loro, e tornano a trovarci magari a distanza di anni, emozionandoci. Conosciamo le cittadine (Castle Rock, Derry, Bangor, ecc), i loro abitanti, le loro virtù ed i loro vizi. Il bene ed il male. La luce e l’oscurità. La caratterizzazione psicologica di ogni singolo personaggio è impressionante, tanto da darci l’idea di conoscerli. Poi, dopo averceli presentati, King mette i suoi personaggi di fronte all’Imprevisto. L’imprevisto può esser naturale (serial killer, cani idrofobi, madri invasate religiose) o sovrannaturale (vampiri, alberghi con una volontà, strane nebbie), ma l’Imprevisto è spesso solo un pretesto. L’Imprevisto serve a mostrarci la natura umana nella sua complessità. Come reagisce il singolo di fronte all’Imprevisto? E come reagisce un gruppo, una famiglia, un’intera comunità? Stephen King fornisce risposte realistiche e spesso crudeli a queste domande. Definirlo uno scrittore horror è orribilmente riduttivo.

I mondi di King sono strettamente interconnessi, così come l’autore con i suoi lettori. King è attivissimo sui social, risponde personalmente alle mail e ci omaggia in ogni volume rivolgendosi a noi come ai suoi Fedeli Lettori. Personalmente lo ritengo tanto un grande narratore quanto un grande uomo. Nel 2007, King viene premiato con il Mystery Writers of America Grand Master e, nel 2015, il presidente Barack Obama, gli ha personalmente conferito la National Medal of Arts. Ribadisco una mia vecchia affermazione; agli studenti bisognerebbe far leggere più letteratura contemporanea e meno classici. Ma questo solo se vogliamo veramente creare future generazione di lettori appassionati. E Stephen King dovrebbe apparire nelle antologie di tutte le scuole superiori.

Buona lettura!

– Monia Guredda –

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