Hannibal Lecter, il cannibale più famoso del grande e del piccolo schermo

La penna prima e il grande schermo dopo hanno consacrato uno dei personaggi più controversi nella storia dell’immaginario collettivo. Il dottor Hannibal Lecter, il cannibale più famoso del grande e del piccolo schermo, diventa popolare grazie all’interpretazione del mostro sacro Anthony Hopkins, che lo interpreta nei film “Il silenzio degli innocenti“(1991), “Hannibal“(2001) e “Red Dragon“(2002). La versione di Lecter di Hopkins si è classificata al sesto posto nella classifica dei “100 più grandi cattivi di sempre“, secondo Wizard, e primo in quella dei “100 più grandi cattivi cinematografici” secondo l’American Film Institute (AFI).

Il personaggio è stato interpretato anche dal giovane Gaspard Ulliel nella pellicola “Hannibal Lecter – Le origini del male“(2007). Sul piccolo schermo, invece, nel telefilm “Hannibal“(andato in onda dal 2013 al 2015) è Mads Mikkelsen a prestare il volto al celebre dottore, mentre Will Graham viene interpretato da Hugh Dancy. I due, nel telefilm, danno vita ad un’amicizia intensa che crea un legame simile all’amore, libero da qualsiasi definizione. Il dottore con il “piccolo hobby” di cibarsi di carne umana, come ho già detto, nasce dai libri, precisamente dalla penna, di Thomas Harris. Lo scrittore introduce Hannibal nel 1981 nel libro “Il delitto della terza luna“, in lingua originale “Red Dragon“. Ma è con il “Silenzio degli innocenti“, “The silence of the Lambs“, pubblicato nel 1988 che il nome dello psichiatra diventa di dominio pubblico.

Il serial killer è un medico, uno psichiatra, un criminologo tra i più esperti. Il soprannome “Hannibal il cannibale” deriva dalla sua ossessione per l’antropofagia. Le vittime accertate nei romanzi sono nove più due sopravvissuti ma il reale numero di omicidi commessi rimane sconosciuto. Tuttavia nei romanzi vengono descritti soltanto due assassinii e un tentato omicidio, commessi mentre esercitava la professione medica. La sesta vittima del cannibale è un cacciatore, ritrovato appeso su di  una rastrelliera, squartato, privato di alcuni organi e infilzato da decine di frecce, riproducendo l’illustrazione medica medievale dal nome “L’uomo ferito”. Prima di essere arrestato, l’ultima sua vittima è Benjamin Raspéil, flautista omosessuale che uccide trapassandogli il cuore con uno stiletto, durante una seduta medica. Il cadavere viene ritrovato giorni dopo in una chiesetta di campagna, nudo e squartato, seduto sopra una panca. Ne “Il delitto della terza luna” (romanzo edito più volte con diversi titoli come “Drago Rosso” e “Red Dragon”), Graham racconta che diversi agenti, dopo aver visto la “cantina degli orrori” del dottor Lecter, abbandonano la polizia traumatizzati da quella macabra vista. Nel romanzo “Hannibal” viene narrata anche la storia di una delle vittime sopravvissute. Il sopravvissuto è Mason Verger, ricco magnate condannato per pedofilia, in terapia psichiatrica dal dottor Lecter. Durante una sua seduta, dopo averlo drogato con una pasticca, lo convince, grazie all’effetto degli stupefacenti, a sfregiarsi il viso con un pezzo di vetro. In seguito Lecter fa sbranare il volto dell’uomo dai cani, che lo riducono in fin di vita. Dopo numerosi interventi chirurgici, l’uomo conduce la sua vita attaccato a delle macchine e con il volto completamente sfigurato. L’aspetto del dottor Lecter, nei romanzi del suo creatore, è caratterizzato da un’ampia gabbia toracica e dai capelli lisciati all’indietro. Gli sono occhi profondi e marroni, e sembra che, al suo interno, brillino malvagie scintille rosse. Una descrizione completamente diversa dal conosciutissimo sguardo glaciale di Anthony Hopkins. Ne “Il silenzio degli innocenti” viene sottolineato che l’uomo è affetto da polidattilia: la sua mano sinistra è formata da 6 dita. Il dottore possiede una mente attiva e veloce, è estremamente abile nel leggere il pensiero altrui e ad entrare nella mente degli assassini. Sente i profumi e gli odori particolari anche da lontano. Il suo comportamento è gentile ed educato, appare agli occhi di qualsiasi sconosciuto come un autentico gentiluomo. Il personaggio è caratterizzato, ovviamente, dall’amore per la cucina. Veniamo a sapere che ha scritto e pubblicato interi libri e ricette su riviste specializzate. La musica classica è un’altra sua grande passione. Non disdegna la lettura dei classici di cui la sua cella è piena ed è anche un buon disegnatore di pitture su carta.

Ma come può questo folle genio del male dai modi raffinati essere spuntato magicamente dalla penna di Thomas Harris? Un giorno dell’anno 1960, lo scrittore viene inviato nella prigione di Stato di Nuevo Leon, a Monterrey (Messico), per intervistare un serial Killer. In quella prigione messicana Harris conosce il Dottor Salazar, nome immaginario che lo scrittore attribuisce al Dr. Alfredo Ballí Treviño, medico omicida che mangiava le sue vittime. Thomas Harris lo descrive sul “The Times” come un “uomo piccolo e snello con i capelli rosso scuro. Quando lo incontrai rimase immobile e c’era una certa eleganza in lui“. Alfredo Balli Treviño, medico proveniente da una famiglia dell’alta borghesia di Monterrey, viene dichiarato colpevole per aver ucciso un suo caro amico ed amante e di aver mutilato il suo corpo. L’uomo è sospettato di aver ucciso e smembrato diversi autostoppisti alla periferia della città, dalla fine del 1950 all’inizio degli anni ’60. Treviño inizialmente condannato a morte, viene condannato a 20 anni di carcere. Viene liberato nel 1981 e muore nel suo ufficio, luogo in cui ha di nuovo esercitato la sua professione, per cause naturali nel 2009. Il nostro scrittore oltre a farsi ispirare da quest’uomo dai modi eleganti si lasciò ispirare anche dal processo di Pietro Pacciani, sospettato di essere il serial killer soprannominato il “mostro di Firenze“. Al contrario, secondo David Sexton, autore di “The Strange World of Thomas Harris: dentro la mente del Creatore di Hannibal Lecter“, Harris avrebbe confessato di essersi ispirato a William Coyne, un assassino fuggito dal carcere nel lontano 1934. Tutto questo ci porta ad una semplice conclusione: il nostro scrittore non può di certo essersi ispirato ad un singolo personaggio per dare vita ad un mostro: “uno psicopatico puro. È così raro catturarne uno vivo. Dal punto di vista scientifico, Lecter è il nostro elemento più prezioso”. Il celeberrimo cannibale, dotato di una mente fredda e minuziosa, può nascere, si spera, solo grazie alla macabra fantasia che si fonde, inevitabilmente, allo studio della malvagità umana. “Viviamo in un’epoca barbara, né selvaggia e né saggia, la sua maledizione sono le mezze misure, in una società razionale mi avrebbero ucciso o utilizzato in qualche modo“.

– Giuseppina Serafina Marzocca –

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