Hannah Arendt e Martin Heidegger: storia di amore filosofico

1Oggi parliamo di un grande amore nato tra e cresciuto tra la filosofia che segnava i due innamorati: parliamo della storia tra Hannah Arendt e Martin Heidegger.

Hannah Arendt ha diciotto anni quando decide di partire per frequentare l’università di Malburgo. Qui, tra i banchi di scuola, accecata dalla cultura dei luoghi, si innamora di un uomo più grande di lei: Martin Heidegger, il suo professore. Il primo incontro avviene durante un seminario tenuto da lui, sul Sofista Platone. Lei è una giovane ragazza, semplice, pura, dall’intelligenza e dall’animo profondo. Martin Heidegger ha trentacinque anni, una moglie Elfride Petri, che ha sposato nel maggio del 1917, e due figli.

Nel 1924  la Arendt cerca, finalmente, un contatto con il suo professore durante un ricevimento per studenti. Alla fine del semestre Heidegger fa recapitare una missiva alla sua studentessa: “Cara signorina Arendt! Questa sera devo tornare a farmi vivo con lei e a parlare al suo cuore. […] Io non potrò averla per me, ma lei apparterrà d’ora in poi alla mia vita, ed essa ne trarrà nuova linfa“. Sua moglie, d’altro canto, soffre terribilmente per le attenzioni che il suo colto marito riserva alle sue studentesse, in particolare alla signorina Hannah. Il professore e la studentessa cominciano a vedersi, cercando di vivere la loro passione celandola agli occhi degli altri. Mentre la Arendt è sempre più distrutta da questa situazione, il suo amante non accenna a voler cambiare direzione: “Cara Hannah, il diavolo mi ha preso. […] Non mi era mai successa una cosa del genere“.

2L’amore, celato, nascosto, è insopportabile per la ragazza, così gli chiede di scegliere, scegliere tra lei e sua moglie. Lui non lo fa, non ne ha il coraggio. Il coraggio invece, come sempre, lo trova lei mettendo fine alla loro relazione. Hannah si trasferisce a Heidelberg, senza lasciare all’uomo il suo indirizzo. Si laurea sul tema dell’amore in Agostino, insieme a Jaspers, altro insigne pensatore.

Heidegger nel 1927 prova ancora a cercarla. Rinuncia a lei quando viene a sapere, da Jaspers, del fidanzamento della ragazza. Nello stesso anno viene pubblicata l’opera più famosa di Heidegger, “Essere e Tempo“. Opera che lo rende famosissimo nell’ambiente filosofico. Hannah Arendt, nel frattempo, si sposa con Gunther Stern, suo amico. Sua madre desidera da sempre vederla felice e sistemata con un uomo di una buona famiglia. Hannah scrive di nuovo a Martin nel 1928: “Ti amo come il primo giorno, tu lo sai e io l’ho sempre saputo, anche prima di questo nostro incontro“. Ma è la storia il vero ostacolo per l’amore di questi due grandi pensatori. Il nazismo comincia ad abbattersi su di loro. Hannah è ebrea e Martin è tedesco.

I3l mistero che circonda la figura di Heidegger riguardo la sua adesione al nazionalsocialismo è ancora oggi celato. C’è chi dice che lui abbia aderito, chi, invece, giura di no. Sappiamo solo che il filosofo, all’inizio, aveva aderito al pensiero nazionalsocialista nella speranza di diventare, con il tempo uno dei maggiori esponenti. Ma qualcosa mina le sue convinzioni e lascia per sempre quel campo minato, almeno così pare. Nel frattempo la Arendt chiede il divorzio da suo marito: non l’aveva mai amato. Hannah scappa via, con sua madre. Cerca e trova la salvezza negli Stati Uniti d’America, esattamente a Los Angeles nel 1941.

Nel 1949 torna in Germania e incontra di nuovo il suo Martin. A questo proposito Hannah scrive ad una sua amica: “Non si è affatto reso conto che è una storia di venticinque anni fa e che sono diciassette anni che non mi vede“. L’incontro avviene nel 1950. Lei gli fa recapitare un biglietto, in un albergo di Friburgo, con scritto “sono qui“. Heidegger fa di tutto per incontrarla: “Quando l’inserviente mi ha annunciato il tuo nome […] era come se il tempo si fosse improvvisamente fermato“. La Arendt interviene in sua difesa persino durante il processo in cui lo accusano di aver favorito il regime nazista.

4Tuttavia l’uomo non lascia mai sua moglie e lei non lascia il suo secondo marito. Heidegger, comunque contro ogni criterio logico, riempie Hannah di poesie e di lettere: “La lontananza che ti tiene lontana da te stessa, com’è? È montagna di gioia, mare di dolore, il desolato deserto del desiderio, luce aurorale di un avvento“. Hannah, invece, confida tutto al suo nuovo marito. Per lei Heinrich Blucher è un amico, un punto di riferimento: “Stamattina c’è stato poi anche uno scontro con sua moglie: è da venticinque anni […] che gli rende la vita impossibile. E lui […] non ha evidentemente mai […] negato che questa nostra era stata la passione della sua vita“. La mancata dedica nell’opera della Arendt “Vita Activa o Della vita attiva” pubblicata in Germania nel 1960 ha sempre fatto scalpore. In realtà specifica, in una sua lettera a Heidegger, che se le cose fossero state diverse avrebbe scritto il suo nome tra quelle pagine: “Ho rinunciato alla dedica di questo libro. Come potevo dedicarlo a te, mio intimo, a cui sono e non sono rimasta fedele, ma comunque, in entrambi i casi, amandoti“.

Heidegger intanto ha una relazione amorosa con una contessa. Sua moglie, Elfride, chiede spiegazioni di questo suo ennesimo tradimento. Lui le giura che porterà solo benefici al loro matrimonio. Per lui sua moglie è solo la donna che deve crescere i suoi figlie e nient’altro, mentre le altre amanti devono accontentare ogni suo capriccio. Tra Hannah e Martin, però, lo scambio di opinioni non cessa mai. Lei torna da lui una o due volte l’anno per discutere o semplicemente per scambiarsi dei doni. Nel 1975 lei scrive di nuovo ad una sua amica: “Ho visto Heidegger […] è stata una cosa alquanto triste. […] era stanco, ma non è questa la parola giusta; era lontano, irraggiungibile come non mai, come spento. […] Noi due, Elfride e io, abbiamo conversato un po’ e mi è sembrata davvero preoccupata e per niente ostile“. La loro storia si conclude definitivamente all’improvviso, in un freddo giorno d’inverno, il giorno della morte della donna. Hannah Arendt muore il 4 dicembre del 1975. Dopo soli cinque mesi Martin Heidegger la raggiunge.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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