Hachiko, il film e la storia vera

Molti sono i registi che attingono dalla realtà per creare la loro pellicola, uno stratagemma che, alle volte, raccoglie i risultati sperati. Ed è proprio questo che ha fatto Lasse Hallström dirigendo il film “Hachiko – Il tuo migliore amico (Hachi: A Dog’s Tale), una pellicola del 2009 ispirata alla vera storia del cane giapponese Hachikō.

Il film racconta la storia di Hachi, un cane devoto al suo padrone, il professor Parker, interpretato da Richard Gere, che aspetta ogni giorno, alla stessa ora, presso la stazione il ritorno a casa del proprio padrone. Una routine emozionante e dolcissima, dettata da un profondo legame tra un uomo e il suo amico a quattro zampe. Ma la vita è imprevedibile e per uno strano scherzo del destino interrompe, anche, le favole più belle.

La trama raccontata da Lasse Hallström, come ho scritto sopra, è ispirata ad una storia vera avvenuta in Giappone durante gli anni venti del Novecento.

Questa storia comincia esattamente nel 1924 quando Hachikō, un cane Akita nativo del Giappone, arriva a Tokyo con il suo padrone Hidesaburō Ueno, un docente di agro-ingegneria del terreno all’Università Imperiale di Tokyo e non un insegnante di musica come ci viene raccontato nel film. Tutti i giorni Hachikō saluta, sulla porta di casa, il suo padrone e, a fine giornata, aspetta il suo ritorno presso la stazione di Shibuya. Tutto questo accade fino ad una sera di maggio del 1925: Ueno muore a seguito di un ictus e non torna a casa, non prende il solito treno e Hachikō rimane in stazione ad aspettare, inutilmente, il suo ritorno. Nel film, dopo la morte di Parker, il fedele amico a quattro zampe viene affidato alla figlia del protagonista mentre nella realtà Hachikō viene affidato ad una nuova famiglia. Ma in entrambe le “storie” il risultato non cambia: Hachikō scappa per giungere alla stazione in cui il suo amato padrone era solito prendere il treno per recarsi al lavoro. Ogni giorno, per quasi dieci lunghi anni, Hachikō attende, senza sosta, il ritorno di Ueno, ed ogni giorno il suo amico non è tra i pendolari. Una regolare presenza che, come riportato nel film, attrae l’attenzione dei viaggiatori e di chi popola la zona fuori la stazione di Shibuya. Un’attesa che si conclude l’otto marzo del 1935 quando Hachikō muore di filariasi, una pericolosa malattia parassitaria trasmessa dalle punture di zanzara. Il cane viene ritrovato in una strada di Shibuya e la notizia della sua morte viene raccontata in tutte le prime pagine dei giornali giapponesi. Una notizia che colpisce al cuore la popolazione tanto da dichiarare lutto nazionale, per ricordare e omaggiare la fedeltà di Hachikō nei confronti del proprio padrone.

Nell’aprile del 1934, un anno prima della sua morte, Hachikō presenzia durante l’inaugurazione di una statua di bronzo a sua immagine e somiglianza presso la stazione di Shibuya. Tuttavia la statua viene fusa durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma la guerra non bastò a cancellare il ricordo di Hachikō dal cuore dei giapponesi e così nel 1948 Takeshi Ando, figlio dell’artista originario, realizza una seconda statua. La nuova statua viene eretta nell’agosto del 1948 nello stesso posto della precedente, cioè all’entrata di una delle cinque uscite della stazione di Shibuya.

La storia di Hachikō non lascia indifferenti e ricorda a tutti che la fedeltà e l’affetto sincero non conoscono ostacoli, nemmeno quello della morte.

Se avete voglia di passare una serata in compagnia di Hachikō procuratevi una bella scorta di fazzoletti: fidatevi, ne avrete bisogno!

– Giuseppina Serafina Marzocca –

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