Grand Budapest Hotel, l’arte del ricordare

E voi non gli avete dato un Oscar!

E voi non gli avete dato un Oscar!

La Academy quest’anno ha voluto decisamente suggerire un film agli spettatori, inserendolo in quante più Nomination abbia potuto concedergli per gli Oscar 2015: Grand Budapest Hotel.

Vincitore di 4 statuette e nominato per 9, infatti, la pellicola di Wes Anderson deve essere stata amata ad Hollywood, così come è stata amata dalla critica e dal pubblico.

La trama affronta la storia di un famoso Hotel di Budapest, che ha ottenuto grande popolarità negli anni ’30 grazie al concierge, Monsieur Gustave, uomo dall’incredibile fascino e dalle doti diciamo non collegate esclusivamente al suo lavoro, ma anche alla simpatia che le donne anziane nutrono per lui dentro e fuori le camere da letto dell’albergo. L’uomo è il diretto responsabile dell’Hotel ed è tramite l’assunzione da parte sua di un giovane indiano nel ruolo di facchino che colui che racconta la storia ne delinea l’ammaliante figura. È proprio Zero, il “lobby boy”, infatti, che narra ad uno scrittore i tempi di gloria vissuti dalle antiche mura del Grand Budapest, tra lacrime e sorrisi di chi è intento a ricordare.

Ed è proprio la tematica della memoria che rende il film assolutamente delizioso: quando ci si appresta a raccontare ad una persona esterna episodi del passato che ci hanno reso felici, si ha la tendenza ad enfatizzarli, arrivando a dare un’immagine di quanto accaduto sgargiante e indimenticabile, quasi sottraendo gli elementi negativi, per dare spazio solo a quelli positivi. Tale dettaglio non sfugge ad Anderson che conferisce al suo film colori accesi, immagini nitide e l’utilizzo di attori famosissimi per quasi ogni ruolo da esso narrato.

Non ci si aspetta, quindi, che il racconto possa essere realistico e, anzi, ci si diverte moltissimo nell’assistere ai più assurdi degli espedienti utilizzati dai protagonisti per uscire dalle loro varie peripezie. Una delle anziane signore che amavano “intrattenersi” con Monsieur Gustave, infatti, muore misteriosamente e del suo assassinio viene accusato proprio il concierge, creando tutta una serie di eventi dagli esiti più che spassosi e assurdi. Lo dico onestamente, non potete non vederlo e mi rifiuto di credere che possa non piacervi!

Spendo due ultime parole per commentare Ralph Fiennes: come si fa a non amare quest’uomo? È bello e talentuoso e ancora una volta l’ha dimostrato al mondo. Il suo Gustave è eccentrico, adorabile, un gentiluomo dai modi impeccabili, relegati in un tempo anteriore anche a quello narrato, un uomo che non si piega nemmeno di fronte alla guerra (un argomento, tra l’altro, trattato in modo così delicato da essere quasi impercettibile). Un grande escluso tra i candidati per il Migliore Attore, purtroppo, ma primo nella lista del mio cuore!

– Lidia Marino –

Rispondi