Gli ottanta giorni di luce di Torino

È risaputo che l’arte contemporanea non si limita più ad essere esposta solamente in locali chiusi, come musei, mostre organizzate in locali, biblioteche e via dicendo. La forma d’arte del nostro tempo preferisce coinvolgerci molto più direttamente, cogliendo l’attenzione anche dei più distratti o volutamente indifferenti a questo mondo.

Così è successo, ormai per il ventesimo anno, con “Luci d’Artista” nella città di Torino. Dal 27 ottobre al 18 gennaio straordinarie coreografie e intrecci di luci, vere e proprie installazioni di importanti artisti italiani contemporanei, vegliano su chiunque passeggi tra le vie del centro e non solo. Da Piazza Castello basta alzare gli occhi al cielo per vedere in via Roma le costellazioni Planetario di Carmelo Giammello, in via Po funamboli del cielo e pianeti intitolati Palomar di Giulio Paolini, in via Lagrange la favola narrata frase per frase Lui e l’arte di andare nel bosco di Luigi Mainolfi. Ma sono solo alcuni esempi. Semplici strutture di tubi a neon si diramano per l’intera città, donando alle fredde notti torinesi ancora più magia di quanto la città da secoli non sia già colma. Giungendo al cospetto della Mole Antonelliana, simbolo della città, la si osserva vestita dell’opera di Mario Merz Il volo dei numeri, dove l’artista si cimenta nella ricostruzione della Sequenza di Fibonacci, legge matematica dove ogni numero è la somma dei due che lo precedono. Anche entro le più celebri gallerie della città troviamo alcune installazioni: in Galleria San Federico abbiamo Migrazione di Piero Gilardi, dove le luci che rappresentano una serie di pellicani stilizzati si illuminano gradualmente imitandone il volo, e in Galleria Umberto I troviamo L’energia che unisce e si espande nel blu di Marco Gastini.

Se volete sognare e allietare la vostra immaginazione con queste e molte altre opere, non vi resta che dedicare loro una serata. Italo Calvino scrive nel secondo capitolo de Il cavaliere inesistente una frase a parer mio suggestiva se la si ricorda osservando “Luci d’Artista”: “È l’ora in cui le cose perdono la consistenza d’ombra che le ha accompagnate nella notte e riacquistano poco a poco i colori, ma intanto attraversano come un limbo incerto, appena sfiorate e quasi allontanate dalla luce: l’ora in cui meno si è sicuri dell’esistenza del mondo”.

Gli ottanta giorni di luce di Torino.

– L’Inattendibile Parola –

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