Gli eroi della settimana: Freccia Verde

Ci sono eroi dei fumetti mitici, che fanno venire voglia di svuotare il portafogli ogni volta che ti presenti in fumetteria. E ci sono quegli eroi che, invece, già dalla copertina t’ispirano tenerezza per quanto sono insulsi o fuori tempo. Due categorie precise, no? Cioè, tu stai lì e decidi cosa prendere perché sai che una testata è ottima e non ha tante pecche e che un’altra è invece talmente lontana dai tuoi gusti da non dover neanche pensare all’opzione di comprarla. Ecco, non è sempre così facile. Ci sono anche quei supereroi che credi tutto sommato fichi, forti, e che, quando vai a leggerne la storia… ti fanno cadere le braccia. Benvenuti all’appuntamento con la puntata odierna de Gli eroi della settimana: Freccia Verde.

1. Un eroe proletario1

Se non avete capito nulla della premessa, tento di spiegarmi. Allora, Freccia Verde (alias Oliver Queen), come eroe, non ha un concept invecchiato benissimo: è un riccone che, in seguito ad una caduta dal suo lussuoso yacht, rinsavisce e decide di diventare una specie di incrocio fra Robin Hood e San Francesco, creandosi un’identità segreta per combattere il male e proteggere i deboli. In questo caso, oltretutto, rubando ai malvagi e sfamando i bisognosi. Freccia Verde è del 1941, c’è la Seconda Guerra Mondiale, gli americani del nord stanno messi abbastanza male e solo un decennio prima la Depressione aveva fatto quel che aveva fatto. Freccia Verde è un eroe che rappresenta uno spirito liberal che era molto in voga in quegli anni, un eroe dalla parte dei proletari che tenta di portare avanti le idee del New Deal del presidente Roosvelt, donando una speranza. Tutto abbastanza retorico, scontato e banale per l’oggi, però straordinariamente epico se pensiamo al periodo in cui quell’eroe è nato. Penso che l’unico altro eroe così “complesso” e iconico, per quel periodo, fosse il mio amato Batman. Bene, Arrow, con tutti i suoi punti deboli legati alla retorica del tempo, è un gran bel personaggio, a occhio e croce, e così rimane, per anni e anni. Poi gli capitano due cose che non dovrebbero mai succedere ad un supereroe. La prima se la cerca (si sposa). Per la seconda dovrebbe far causa ai suoi creatori: muore. E poi risorge.

2. Oliver in paradiso: maccheccav?!

2Insomma, le cose stanno così: ad un certo punto Arrow viene ucciso durante una delle sue avventure, va in paradiso, ed il suo miglior amico, Lanterna Verde, lo va a cercare, facendolo ritornare in vita.

Fermi.

Sì, eh, lo so. Sì. Sì.

Cioè, Lanterna Verde va su in paradiso, trova “la parte migliore di Oliver Queen/Green Arrow”, e la riporta in vita in nome della loro amicizia fraterna (durante i loro primi anni di azione avevano anche viaggiato insieme per l’America, da bravi ragazzi di buone speranze).

Ora… supereroe è supereroe e va bene. Non bisogna mai giudicare certe scelte editoriali per una testata su un supereroe (peggio ancora se risalente a più di vent’anni fa) con troppa serietà. Però… vi ricordate no di una certa soap-opera con una delle protagoniste che moriva e veniva clonata? Non me lo sono sognato, vero? Ecco… di fronte a roba del genere… no, non devo giudicare le scelte editoriali, però… PERÒ ti viene da dare ragione ad Alan Moore quando dice che DC e Marvel fanno schifo!

Ecco, l’ho detto.

Comunque, Arrow, l’eroe “umanitario” e “concreto”, si ritrova dunque al centro di una saga molto particolare, in cui le sue atmosfere classiche entrano in contratto con quelle, molto più strane, di testate dedicate al soprannaturale come Constantine.

Serviva davvero?3

3. Falcon Crest mi fa un baffo!

Ora, uno dice “vabbè, questa è grave, ma perché invece farlo sposare e fargli avere una famiglia sarebbe un male?”.

Mai detto questo. Il problema è che negli ultimi anni Arrow ha avuto una vita familiare un po’… movimentata. Ha un figlio segreto. Glielo avvelenano, e gli diventa vegetale per un certo periodo. Lui si vendica. E va bene. Il supercattivo di turno mozza un braccio al suo braccio destro (scusate il gioco di parole, ma ci sta, dai), e lui si deve vendicare. La nipotina adottiva, figlia del braccio destro amput… ehm volevo dire, a cui è stato amputato il braccio, viene uccisa sempre dal solito supercattivo… cioè, ad un certo punto ad Arrow succede esattamente quello che succede a quegli eroi che decidono di tenere famiglia: cominciano a combattere non più per giustizia, ma per vendetta. Il tutto inserito all’interno di una saga che continua per anni, fra colpi di scena, botte da orbi e tutte le altre caratteristiche delle storie d’avventura. Una scelta che sì, ci sta, è parte di questo tipo di personaggio… ma ricorda tanto roba come Walker Texas Ranger. Non avete mai visto Walker Texas Ranger?! Meglio per voi, credetemi.

– Fabio Antinucci – 

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