Gli episodi più inquietanti di Doctor Who

Mettete insieme “serie tv” e “orrore”, aggiungete anche un pizzico di “inquietudine”: il pensiero andrà ad American Horror Story, che sta portando avanti una stagione crossover meravigliosa, oppure all’affascinante new entry The Haunting of Hill House, dove fantasmi e misteri dell’infanzia hanno il controllo sulle vostre vite; potreste perfino pensare a Scream, a Teen Wolf, a Pretty Little Liars (la Casa delle Bambole, il Radley…). Ma non pensereste a Doctor Who. Il motivo è semplice: si tratta di fantascienza, non horror o thriller o soprannaturale, e perché mai astronavi e viaggi nel tempo dovrebbero spaventare più di un serial killer o di una possessione demoniaca? Avreste avuto ragione… prima del reclutamento di un uomo che ha creato gli alieni e gli episodi più inquietanti di Doctor Who.

Steven Moffat è un nome noto per gli amanti di Sherlock, ma anche per quelli del Dottore. C’è chi lo ammira, chi lo detesta, chi ama l’apporto dato a Doctor Who e chi crede abbia spesso fornito spiegazioni troppo contorte; tuttavia, indubbiamente Moffat ha spinto il Dottore contro avversari che poco hanno a che fare con i Dalek o i Cybermen, sfruttando il potere delle inquietudini e delle paure dei bambini. Mostri sotto il letto, buio, statue misteriose, quel formicolio alla testa quando si è soli in casa… Moffat ha preso i miti dell’orrore quotidiano, le angosce dei più piccoli, e li ha resi degli alieni.

5) Terrori notturni

Si parte con un episodio che non mostra la sua firma, bensì quella del noto collega Mark Gatiss: una citazione necessaria per rimanere in tema “Paure dei bambini”. L’Undicesimo Dottore (Matt Smith) riceve una richiesta d’aiuto particolare, una preghiera disperata proveniente da un ragazzino di otto anni; c’è qualcosa nella sua stanza, qualcosa che lo fa costantemente tremare di terrore. Nel tentativo di calmarlo, i suoi genitori gli dicono di chiudere nell’armadio tutte le sue paure: il rumore dell’ascensore, l’anziana vicina di casa che gli ricorda una strega, le marionette… ed è ciò che Georgie fa. Letteralmente.

L’alieno non è nell’armadio, l’alieno è Georgie: un viaggiatore che aveva bisogno di una casa, di una famiglia, e che ora i genitori possono ricordare non essere figlio loro; ha solo bisogno di essere accettato, ma per farlo confina il Dottore e i suoi compagni Amy e Rory in una casa delle bambole, costretti a fuggire per non diventare loro stessi degli abitanti di legno.

Il bambino spaventato che è in realtà il “mostro” alieno: un plot twist interessante, che fa pensare a un altro bambino…

4) Il bambino vuoto

Londra, 1941. Le bombe tedesche cadono sulla città, mietendo numerose vittime, tra le quali un bambino di sei anni; il piccolo indossava ancora la maschera antigas quando è stato portato all’ospedale… e quando ne è uscito, in piedi e vuoto.

Sua sorella cerca di fuggire perché ha visto ciò che succede a chiunque lo tocchi: il loro corpo cambia, assume le stesse ferite del bambino e il volto diventa una maschera antigas fatta di carne. E tutti cercano la sua mamma. Se udite un richiamo nella notte, una vocina infantile alla finestra, telefoni e radio che squillano o si accendono all’improvviso, ripetendo sempre la stessa nenia: “Mamma… Mamma… Dov’è la mia mamma?”… cominciate a fuggire. O chiamate il Nono Dottore (Christopher Eccleston), che non è in grado di lasciare indietro un solo bambino.

3) Le ombre assassine

Cosa fa più paura del buio stesso? L’impossibilità di vedere le ombre… quando esse stesse sono il nemico.

Il Decimo Dottore (David Tennant) si ritrova quasi per caso nella più grande biblioteca dell’universo, la Biblioteca, che è incredibilmente vuota. Quando l’archeologa River Song, a lui ancora estranea, giunge con un gruppo di ricerca in tuta spaziale, inizia l’orrore. Uno alla volta, gli astronauti vengono uccisi, devastati in un istante dallo sciame dei Vashta Nerada: bisogna contare le proprie ombre, perché se ne appare una seconda per te non c’è più scampo.

Spaventoso, ma non troppo. È un altro il particolare inquietante: i Vashta Nerada uccidono in un colpo solo, ma non subito, e soprattutto ora uccidono astronauti che indossano una tuta particolare, con un sistema di comunicazione che registra i loro ultimi pensieri; pensieri che, insieme alle vittime, sfumano via pian piano… Ma se le vittime continuano a muoversi e a parlare come distinguere i vivi dai morti?

2) Colpo d’occhio

Alcuni degli avversari del Dottore ricorrono nel corso delle stagioni, rappresentando una minaccia tanto per lui quanto per gli umani che lo accompagnano – o hanno solo avuto la sventura di incrociare la sua strada. Sally Sparrow non ha idea di chi sia il Decimo Dottore, ma lui sembra conoscerla abbastanza da metterla in guardia dalle statue. Non tutte, alcune in particolare: gli Angeli Piangenti.

Non si tratta di statue infatti, bensì di alieni che si tramutano in pietra nell’istante in cui vengono osservati, per poi muoversi al minimo battito di ciglia; il loro scopo è rubare alla vittima l’essenza vitale, trasportandoli così indietro nel tempo da impedire loro di ricongiungersi ai propri cari. Non è una pena pesante quanto la morte, ma il modo in cui gli Angeli agiscono fa rabbrividire lo spettatore. E, a proposito di Angeli e River Song, impossibile non citare il secondo incontro del Dottore con l’archeologa, quando alla ricerca di un singolo Angelo Piangente si rendono conto che le statue che li circondano – oltre un centinaio – non sono per niente di pietra…

1) Il giorno della Luna

La sesta stagione di Doctor Who presenta una cornice più marcata delle precedenti cinque, poiché si prefigge di fare luce sul mistero di River Song e rimanda in quasi tutti gli episodi al tema centrale; il secondo, Il giorno della Luna, è solo il preludio e i Silenti rappresentano d’impatto i soliti alieni ancestrali che vogliono combattere l’Undicesimo Dottore. Purtroppo, però, presentano un’inquietante peculiarità: sulla scia degli Angeli Piangenti, i Silenti smettono di esistere nel momento in cui la vittima distoglie lo sguardo… perché è possibile ricordarsi di loro soltanto guardandoli.

È estremamente difficile combattere un avversario di cui non si ha memoria né si conoscono le fattezze. Per ovviare al problema, Amy traccia un segno sul proprio corpo ogni volta che, in una decrepita stanza di un orfanotrofio in rovina, ne avvista uno. Sembrano passare pochi secondi, eppure quando Amy controlla la propria mano trova un numero sempre maggiore di segni, fino a rintracciarne anche sul viso: i Silenti sono là, potrebbero farle del male, ma lei non riesce mai a fuggire perché dimentica la loro presenza.

Per questo, se durante la notte vi svegliate di colpo con l’impressione di essere osservati e, una volta date le spalle al pericolo per accendere la luce, non trovate più niente… Tranquilli, non state impazzendo. Ma non si trattava neppure di un sogno.

– Sara Carucci –

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