Gli anni più belli, il nuovo film di Gabriele Muccino

Gli Anni Più Belli è l’ultimo lavoro dell’inimitabile Gabriele Muccino. Nei cinema italiani da metà febbraio, ha risentito e non poco della difficile situazione nazionale, pur conquistandosi la prima posizione al box office e un numero ragguardevole di estasiati spettatori.

La storia che questa volta ci propone Muccino è un viaggio di circa quarant’anni, in cui accompagniamo quattro ragazzi in quel percorso di crescita che banalmente è la vita.

E quindi abbiamo un Pierfrancesco Favino che cerca di riscattarsi da una giovinezza di povertà e combatte contro i grandi ideali e la voglia di rivalsa; Kim Rossi Stuart è un sognatore, con tutto quello che comporta esserlo, deve fare i conti con il suo carattere idealista e le beffe della vita che sembra voler ridere di lui a tutti i costi; Claudio Santamaria è un artista, è caciarone, è il legante del gruppo ma allo stesso tempo è il più volubile, quello che sa cosa vuole ma non come ottenerlo. Micaela Ramazzotti ha un personaggio caotico, confuso, un animo che comprende tutto e il contrario di tutto, nella vita si affanna senza meta.

Si crea una strana sinergia tra macrostoria e microstoria: i grandi eventi che hanno segnato quei decenni sono pit stop necessari, messi lì a ricordarci che mentre nel mondo accadevano episodi grandiosi che avremmo ricordato con clamore negli anni a venire, le piccole storie quotidiane continuavano, si evolvevano proprio in quel contesto lì, forse senza rendersene conto. Che è quel che poi accade anche a noi oggi.

Son dell’idea che i film tendenzialmente andrebbero visti e non raccontati, infatti non vi dirò altro della trama. Posso solo aggiungere che vi troverete ad aver a che fare con vite ordinarie ma raccontante in maniera straordinaria.

E a visione ultimata saprete rispondere a questa domanda: quali sono gli anni più belli? Probabilmente quelli vissuti a pieno: non sono belli nel senso letterale del termine ma lo sono perché nostri, fatti di scelte, sbagli, colpi bassi e cambiamenti. Gli anni più belli sono quelli affrontati a brutto muso, vissuti con l’affanno e la determinazione di chi crede che poi alla fine il meglio sia tutto qui. Non sono necessariamente quelli passati o quelli che verranno, gli anni più belli sono semplicemente quelli della vita, vista nella sua interezza. Non c’è da fare una cernita: sono tutti i momenti insieme che rendono bello esserci, malgrado tutto.

All’interno del film non mancano riflessioni politiche, un velato monito alla popolazione a fare di meglio. L’incentivo a esserci, a provarci, la critica generazionale, lo scontro giovani vecchi… Non è un film malinconico, è un film in cui accade di tutto, si ride e ci si commuove, si riflette soprattutto.

E’ un inno Alle cose che ci fanno stare bene! come amano urlare brindando proprio i ragazzi di Muccino.

E’ un film speranzoso. Siamo dove volevamo essere? Probabilmente non smetteremo mai di chiedercelo ma una risposta univoca non esiste. Siamo qui, questo conta. Esserci e prenderne coscienza, accettarlo.

“Le cicatrici sono il segno che è stata dura, il sorriso è il segno che ce l’abbiamo fatta! Il sorriso!”

Lo so, parlarvi di cinema in questo periodo di quarantena forzata e necessaria, in cui tutti i luoghi di aggregazione e di cultura sono chiusi, sembra quasi un controsenso. Però il film è davvero bellissimo e le parole restano qui. Prendete nota del consiglio e appena sarà possibile recuperate questo capolavoro, che sia al cinema o su qualche piattaforma di distribuzione; comprate il dvd quando uscirà; insomma, facciamo in modo, nel nostro piccolo, di ripagare il genio e l’abilità degli artisti che hanno creato per noi due ore di intrattenimento, risate e magia come raramente il cinema riesce ancora a fare. Glielo dobbiamo, fidatevi.

– Jessica Bua –

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