Gilmore Girls – A Year in the Life, commento dei quattro episodi

1Finalmente il giorno è arrivato: ieri mattina mi sono appostata alle undici davanti allo schermo e, tra un impegno fuori e l’altro, sono riuscita a terminare i quattro episodi alle tre di notte. Gilmore Girls – A Year in the Life è stato un evento mondiale di enorme entità, non solo per i fan veterani, ma anche per chi, grazie a Netflix, ha conosciuto la serie di recente e ha avuto modo di iniziare quel percorso che lo porterà ad amare ogni singolo personaggio di Stars Hollow. Parto dal presupposto che scrivere di un telefilm da me tanto amato renderà il mio giudizio senz’altro poco obiettivo, di certo influenzato dai miei occhi a cuore per il ritorno di quelli che sembrano essere membri della mia famiglia. Ecco perché il primo episodio, Inverno, me lo sono fatto tutto in lacrime, amando ogni dettaglio e non trovando niente di strano e/o fastidioso. Certo, è inutile negare che qualcosa di “anomalo” ci sia e parliamo del carattere di Rory, che ci viene mostrata più insicura nell’ambito lavorativo, ma anche in quello sentimentale, con quel ritorno con un Logan non più suo, che però un po’ ci ricorda la storyline che l’aveva vista tornare con un ex, perché “prima era stato il mio ragazzo”. Insomma, non è che mi abbia stupito più di tanto, anzi. Anche perché ho scoperto in questi nuovi episodi di essere “team Logan”, e per me è stata una novità, perché in anni di visioni e amori, non ho mai tifato per nessuno dei tre spasimanti di Rory e ho focalizzato sempre le attenzioni più su Lorelai e Luke che sulle avventure di cuore della bella giovane. Ad ogni modo, a parte questo, ho trovato interessante che lei avesse difficoltà nel suo campo lavorativo, perché ha reso molto più reale il contenuto mostrato.

Ovviamente, una grande assenza/presenza aleggia in tutte “le stagioni”: Richard Gilmore. Ok, avrei pianto comunque per questo ritorno dopo tanto tempo, ma aver dedicato il tutto alla morte del povero Edward Hermann e vedere le reazioni di chi è rimasto alla scomparsa del suo personaggio mi ha resa più piangente di un salice. E la scena di Rory che lo vede seduto alla scrivania e poi prende il suo posto era semplicemente perfetta. Lorelai – un po’ come sempre – tende a farsi girare tutto il mondo intorno e finalmente viene riportata con i piedi per terra da Emily, che le dice chiaro e tondo che dovrebbe preoccuparsi di cosa dice, come lo dice e in quale circostanza. Eh, cavolo, sì. La nonna è splendida, l’ho amata in tutti e quattro gli episodi e l’ho trovata forte, quanto fragile, in perfetto connubio con ciò che era e ciò che vorrà diventare, dopo questo terribile cambiamento di vita. Ma non è solo la famiglia Gilmore a tornare in scena, ma anche tutta “la città di disadattati” (cit. Emily) che si presenta a noi nuovamente: qui c’è un mix tra volontà di preservare caratteri e scelte della serie classica e necessità di introdurli in un tempo molto differente, visti i grandi cambiamenti avvenuti anche solo per i cellulare negli ultimi anni. Non credo che sia perfettamente riuscito questa interazione tra le due cose, ma alla fine non si disdegnano i tentativi di Kirk di inventarsi nuovi lavori che manco Paperino, né la bella accoppiata che ancora formano Babette e Morey.

2Vi informo che senza dubbio seguiranno a questo articolo due che raccoglieranno i “momenti top” e i “momenti flop”, perché di entrambi ce ne sono stati diversi. Per ora posso anticiparvi che di sicuro il problema principale di tale progetto è stato il numero di minuti spesi per mostrare scene che avrebbero potuto tranquillamente occupare una puntata di una stagione di 22 episodi, ma sicuramente non venti minuti di un quatto puntate di un’ora e mezza. Per carità, io adoro i musicals, adoro il tango… ma non sono riuscita a fare altro in quelle scene se non pensare: “sti cavoli!” Insomma, andava gestito sicuramente meglio il tempo, andavano presi gli attori, pur se poco (per motivi di contratti o di impegni del cast), e inseriti in contesti dove non sembrassero infilati lì a forza: sto parlando principalmente di Christopher. Allora, io lo odio… ma non poco, proprio da voler spaccare la tv quando lo vedo. E va bene. Però che senso aveva farlo parlare inutilmente per quei cinque minuti alla fine (per quanto fossero un mini spoiler della finale, col senno di poi…)? Non sarebbe stato meglio vederlo apparire al funerale dell’ex suocero, nonché nonno di sua figlia?! Questo per me conferma solo la sua completa inutilità in questo mondo e, come disse Lorelai nella settima stagione: “non c’eri ed io non ero sorpresa”. Vattene da dove sei arrivato.

E ora parliamo del finale, momento che sono sicura rimarrà in testa a tutti d’ora in avanti, quando penseranno alla serie. Sarò una voce fuori dalla massa, ma a me – superato lo shock – non è troppo dispiaciuto. L’ho trovato forse un po’ forzato, forse troppo “ciclico”, e senza dubbio troppo intenzionato a far “ripetere la storia”, ma nel complesso mi ha soddisfatta. Volevo che Luke e Lorelai fossero felici e lo sono stati: senza vestiti bianchi, senza ulteriori parole… ormai non serviva più niente di tutto questo, servivano solo loro due, felici, a guardarsi innamorati. E poi il monologo di Luke, dove le dice che che non vorrebbe altro dalla vita se non lei è diventato il mio preferito della serie. Di sicuro posso dire che fuori dal personaggio sono state alcune scelte, come quella di far partire per due anni Sookie (so degli impegni dell’attrice, però è sembrato così strano per lei), quella di Rory di “lasciarsi un po’ andare”, considerato il suo carattere così preciso, e quello di Lorelai di partire “per stare con la natura”. Ma dai. Mi è inoltre dispiaciuto molto il vedere così poco alcuni componenti della vecchia guardia, che avrebbero forse meritato più attenzione, come Lane, ma soprattutto 3Jess. E lo dico con la voce di chi di lui non è mai stata fan, anzi. Però effettivamente avrebbe meritato più spazio, sebbene a me siano piaciuti i suoi interventi: ha aiutato Rory ad uscire dal suo blocco e l’ha guardata alla fine con gli occhi di chi col cavolo “che l’ha superata”. Saranno passati pure nove anni, ma sia lui che Logan non l’hanno superata manco per niente. Invece sono contenta che Dean abbia una famiglia e stia bene: se lo meritava di andare avanti, dopo tutte quelle delusioni. Forse lo meritava anche Jess, ma del resto lui è degno nipote di suo zio e non si dimentica facilmente una Gilmore.

Ognuno, ovviamente, potrà immaginare il seguito di tutto questo come vorrà (è questo il bello dei finali aperti): il figlio è senz’altro di Logan, tornando al parallelismo madre-figlia, dove lei potrà o fare come Lorelai e crescere il figlio da sola, magari aiutata da una figura paterna alternativa, come Jess/Luke, o sposare e stare con il vero padre, Logan/Christopher. Il problema è che questi parallelismi, per quanto già accennati in passato, non mi hanno del tutto convinto, proprio perché Logan non è Christopher e perché non dovrebbe stare con Rory?! Lui la amava, le aveva chiesto di sposarlo, lei gli ha detto di no, poi tornano insieme, pur se lui sta con un’altra e sono ancora molto presi l’uno dall’altro… perché un figlio non dovrebbe convincerlo a stare con lei? Sarebbe la risposta più normale, a mio avviso. Ma appunto, come dicevo prima, ognuno può immaginarsi il futuro come vorrà, un po’ come Via col vento (che poi è il mio film preferito!). Sono lungi dall’aver scritto e commentato tutto quello che vorrei, quindi non perdetevi gli articoli che seguiranno, dove sarò molto più dettagliata. Per ora ringrazio questa serie e le confermo il mio amore, e dedico questo articolo, sebbene possa sembrare sciocco, alla memoria di Edward Hermann, che mi è proprio mancato in questi episodi.

– Lidia Marino – 

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