Festa della Musica di Brescia – Il Paese delle MusicoMeraviglie

1Partiamo dal solstizio di un’estate che sembra non voler arrivare, da un’estate che oltre alla pioggia porta, in una città lombarda, vortici di gente d’ogni tipo, temporali di note d’ogni genere, fiumi in piena di artisti ed un’aria travolgente di spensieratezza, curiosità ed anche imbarazzo della scelta. Parliamo della Festa della Musica di Brescia, organizzata dall’omonima associazione locale che è stata in grado, in soli tre anni, di far diventare questo evento il più grande a livello nazionale.

Ripresa da un idea di Joel Cohen, nasce come un’enorme manifestazione popolare che celebra l’inizio della stagione estiva e mira a dare un’occasione a tutti i musicisti, professionisti e non, di esibirsi di fronte ad un pubblico estemporaneo. Un modo per avvicinare l’intera comunità locale al proprio patrimonio artistico/musicale, una buona scusa per percorrere le vie della propria città alla scoperta della solita piazza, ma arricchita di musica, ballerini improvvisati, ascoltatori occasionali e ricercatori di nuovi progetti, famiglie, gioventù d’ogni tempo e cascate di birra che innaffiano ogni tipo di leccornia di una città in festa. La bellezza di 80 palchi sparsi per tutto il centro e dintorni, 3500 musicisti attivi dalle 10 del mattino ed una mappa tra le mani per conoscere il nome degli artisti e non perdersi del tutto tra un vicolo e l’altro.

2Con la mia dolce famigliola iniziamo questo viaggio come Alice, catapultandoci nel paese delle musicomeraviglie dalla periferia del centro, dove il primo palco ci vede colpiti dai suoni tonanti di giovani band metallare. L’intento è raggiungere il famigerato Castello di Brescia per sera, dove avverrà la festa di chiusura di questa giornata a ritmo elettronico. Corriamo al riparo verso una delle piazze retrostanti e fermandoci sotto il gazebo che ospita i fonici, ci fermiamo sulle prime note indie rock, provenienti dalle porte dell’antico Mercato dei grani, che ci caricano per continuare il giro alla scoperta degli altri palchi. Più che Alice, sento di vestire i panni del Bianconiglio: è tardi è tardi è tardi! E con la foga di voler vedere tutto, trascino il mio cappellaio matto e la nostra bimba tra i vicoli del centro cercando di captare chitarre, batterie, voci e canti d’altro tipo.

Attratti da un piccolo vicoletto, da cui s’intravedeva una tavolata d’aperitivo, entriamo a sorpresa in un antico chiostro aperto per l’occasione, dove una gentile signora ci invita a degustare torte e patatine, indicandoci la strada d’uscita alternativa che portava davanti l’ingresso della chiesa di San Clemente. Ed è proprio qui che iniziamo ad avere la pelle d’oca! Al suo interno cantava il coro della “Schola Cantorum” di Brescia, che con la sua paradisiaca performance, ci ha trasportati in un’altra dimensione d’ascolto in pochi secondi. La chiesa è piena per metà e per non creare il minimo rumore rimaniamo in fondo alla navata , così da lasciarci avvolgere dai loro canti in latino rimanendo in religioso silenzio.

3Ma torniamo nei vicoli del centro e proprio nella piazza di fronte al Capitolium un duo acustico intona pezzi inediti tra gli antichi resti del teatro romano, il foro ed una torre del 1200. Sotto il palco un centinaio di persone a godersi le ultime luci del crepuscolo contornato di note in blues. Le vie adiacenti brulicano di musicisti accompagnati dai loro strumenti come fossero anime gemelle, inseparabili. E se li seguissimo? Arrivati in Piazza Vittoria rimaniamo sbalorditi da un autobus trasformato in palco per giovani cantanti Rap. Tra fotografi e qualche timido ballerino improvvisato, incontriamo anche due ragazze in blu con abiti anni ’30 del gruppo itinerante Swing Brescia, prossime ad esibirsi per un collettivo flash mob. E per rimanere in tema attraversiamo piazza del mercato, investiti da marinai e compagne che tra brillantina e gonnelle ci fannoassaporare l’allegria del Boogie Woogie.

Accanto alle poste una cover band intona Alba Chiara e contemporaneamente sotto i portici alle spalle del palco, la libreria Nuova Rinascita presenta libri a tema musicale.In Piazza Loggia non poteva mancare un grande palco ospitante il concorso “Musica da Bere”, con giuria comodamente assestata su divani vintage, serviti ovviamente da birra e pirli (spritz per intenderci) per gustare al meglio i gruppi emergenti in corsa per il primo premio. A suon di banjo, chitarra, xilofono, una piccola gran cassa e un tamburello ci lasciamo andare in una danza collettiva in mezzo alla piazza, mentre i Blindur, duo polistrumentista in gara sul palco, continua l’esibizione nonostante la rottura di due corde della chitarra del cantante non vedente. Loro me li porto a casa indelebili.

4Raggiungiamo il quartiere principale della movida bresciana, il Carmine. In ogni angolo di fronte ad ogni locale tavoli all’aperto, dj-set ed ancora innumerevoli musicisti nella speranza di poter suonare davanti ad una pioggia di gente e non d’acqua. Il popolo si accalca tra una birra, due chiacchiere con il vicino di spalla, quattro passi saltellanti, un passante in bicicletta, tutti in coda per un posto in prima fila. Ed ecco che tuoni e fulmini annunciano la momentanea sospensione della festa (almeno apparentemente). Ci rifugiamo tra le mura di un noto locale del quartiere, il Carmen Town, e mentre attendevamo che spiovesse almeno un po’, due giovani ragazzi sullo stile degli Zero Assoluto, improvvisano un concerto dei loro pezzi inediti, all’entrata del locale in perfetta acustica. Peccato non conoscerne i testi per gridarli intonati a squarciagola e provare a soffiare via le plumbee nuvole rigonfie d’acqua pronte a farci i gavettoni.

Riusciranno i nostri eroi a raggiungere il Castello? Purtroppo il mal tempo ce lo ha impedito, ma per l’anno prossimo saremo sicuramente più equipaggiati.

Cosa ci siamo persi?
– I concerti su ruote all’interno del furgoncino “El sacramento” in perfetto stile Woodstock (sicuramente avremmo incontrato qualche “Brucaliffo”);
– Il rock sinfonico dell’Orchestra del Garda in collaborazione con band locali;
– La fiera del disco dell’associazione Vinile Vintage (in fondo diventeremo tutti un po’ vintage come il panciotto e l’orologio da taschino del bianconiglio, ma non passeremo mai di moda);
– I concerti nel carcere di Canton Mombello e nelle Case di Riposo (ma questi avevano un pubblico esclusivo);
– Il Gran Finale in Castello con suoni ed effetti speciali (e questo era proprio da “Deliranza che Bellanza”);
– Tanti altri artisti e musicisti che hanno riempito la città con i loro lavori e la loro passione per la musica portando energia, allegria, leggerezza e a vivere la città in un modo diverso dal solito.

5Direi che dopo questa esperienza potremmo considerare la Musica come un’entità astratta talmente potente da ispirare e unire un’infinità di persone per celebrarla felicemente. Attenderemo trepidanti l’edizione 2017.

– MartAranci Bellavita –

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