Femminismo e antifemminismo in Sex and the City

Ci sono serie che hanno fatto la storia della tv e del costume. Serie che sono diventate il simbolo di un’epoca, di una generazione. Serie che riviste a distanza di anni ci procurano sempre le stesse emozioni. Serie che conquisteranno anche le generazioni future. Beverly Hills 90210, Friends, Star Trek, Scrubs, La tata, Willy il principe di Bel Air, American Horror Story, Modern Family, Gilmore Girls, Hazard, ER, Buffy… e ovviamente Sex and the City.

Anche se mi duole ammetterlo, ma questi ultimi due titoli sono molto apprezzati dal pubblico femminile e poco da quello maschile. Male, anzi malissimo. Buffy è una genialata e S&tC è una serie che i maschietti dovrebbero seguire armati di matita e blocchetto degli appunti. Sì, perché anche se parliamo di una serie di ormai quasi 20 anni (santo cielo, mi formicola il braccio sinistro!) è una storia che ha ancora parecchio da insegnarci. E su cui non finiremo mai di riflettere e discutere.

Iniziamo con il dire che il nucleo della storia è rappresentato dall’amicizia che lega le 4 protagoniste; ognuna di loro rappresenta un determinato tipo di donna, se volete in maniera leggermente semplificata a volte, ma 20 anni fa è stata una rivoluzione seguire le avventure di 4 trentenni single! Ma andiamo con ordine.

Miranda Hobbes è un avvocato che lotta per veder riconosciuto il suo valore in un ambiente ancora fortemente, anche se sotterraneamente, maschilista. Ha diverse storie, ma non è sessualmente libera come Samantha, né è ossessionata dalla ricerca del grande amore come Charlotte. Insomma, una donna equilibrata in cui credo sia facile identificarsi. Miranda evolve nel corso della storia sino a diventare una moglie ed una mamma lavoratrice, senza mai tradire i suoi principi e se stessa.

Charlotte York è una principessina uscita dritta dritta dagli anni ’50, elemento rimarcato anche dal suo stile che ricorda molto Audrey Hepburn. Charlotte, a differenza delle altre tre, è ricca di famiglia ed è l’unica vera newyorkese. Lavora in una galleria d’arte non certo per bisogno, ma per semplice passione. E quando esce con un uomo lo fa con il preciso intento di trovare marito. Ovviamente pesca solo tra la upper class. Charlotte sposa un uomo ricco e affascinante, ma impotente. Divorzia e si innamora del suo avvocato divorzista, pelato, grassoccio, rozzo e ebreo. Ma lui la fa ridere e la rende serena. Charlotte si converte all’ebraismo, sposa l’uomo che la ama e la rispetta ed insieme adottano una bimba cinese. Dopo l’adozione Charlotte, che aveva perso le speranze, resta incinta. Finalmente la principessina di New York ha realizzato il suo sogno. Tutto è bene ciò che finisce bene? Assolutamente no. Perché le solite femminazi hanno recentemente criticato il personaggio di Charlotte definendolo “antifemminista”. Oh, non sapevo che per essere una vera femminista bisognasse per forza lavorare. Stupida io che credevo che alla base del femminismo ci fosse sempre e comunque la possibilità di scegliere da parte della donna. Senza imposizioni da parte di nessuno, famiglia, marito o femminazi che siano. Charlotte è un personaggio coerente; sogna la famiglia. E lotta per ottenere ciò che desidera profondamente e sinceramente. Quindi Charlotte è una donna che merita tutto il rispetto possibile. Spero di essere stata chiara.

Samantha Jones. Per molti (me compresa) è la vera protagonista della storia. Mai visto un personaggio simile in tv prima di allora. Ma neanche dopo. Samantha è nata povera in un paesino non meglio identificato, è arrivata a New York, ha lavorato sodo ed ora è una delle PR più richieste della città. Samantha non cerca relazioni di nessun tipo. Samantha vede un uomo che le piace, ci fa sesso e arrivederci e grazie. Samantha sarebbe il perfetto simbolo dell’attuale visione distorta del femminismo. Una donna che lavora, non vuole mariti o figli tra i piedi e ha una vita sessuale libera come quella di un uomo. Peccato che Samantha sia il personaggio meno realistico di tutta la serie. Spieghiamoci, è fantastica, intelligente, ironica, tosta… ma non esiste. Charlotte e Miranda esistono nella realtà; Samantha no. Ma non per questo il personaggio è meno interessante, anzi. E comunque anche il personaggio di Samantha si innamora, evolve, soffre per delle delusioni sentimentali, donandole una dimensione maggiormente realistica. Noi amiamo Samantha.

Carrie Bradshaw. La protagonista. Purtroppo. Lo dico perché dopo innumerevoli rewatch mi sono resa conto (e non solo io) che Carrie è veramente una donna odiosa. È un qualcosa di sottile, all’inizio non te ne rendi conto, ma quando poi realizzi in pieno quanto sia insopportabile non riesci più a guardarla con gli occhi di prima. Carrie è una giornalista e attraverso i suoi articoli noi seguiamo lo svolgersi dei suoi pensieri e della storia tutta. Carrie esce con le amiche, ma fa solo finta di ascoltarle, attendendo solo il momento in cui finalmente potrà parlare lei. Perché i suoi problemi sono sempre più gravi, le sue relazioni sono sempre più importanti di quelli delle sue tre migliori amiche. Carrie è capacissima di liquidare il problema di un’amica con un consiglio frettoloso o una battuta sarcastica per poi tartassare quella stessa amica per ore, giorni, con il suo dilemma. Carrie esce con gli uomini e dice di voler essere libera come Samantha, ma in realtà si accolla pesantemente ad ogni singolo uomo come Charlotte (“l’antifemminista! Charlotte) non farebbe mai. Dice di non aspirare al matrimonio, ma poi si comporta da stalker. E ferisce l’uomo che l’amava sinceramente (Aidan) perché preferisce sempre quello che di fatto è il suo specchio, Mr. Big, un uomo superficiale e vanesio, terrorizzato dai legami, ma che poi sposa una venticinquenne sei mesi dopo averla conosciuta. Insomma, due adulti con spiccati tratti adolescenziali, superficiali e inconsapevolmente crudeli che sì, si meritano l’un l’altra. Carrie è passiva aggressiva, ossessiva nei pensieri e nelle azioni, infantile ed egocentrica. Spende decine di migliaia di dollari in scarpe poi, quando sta per perdere l’appartamento pretende (sì pretende) che Charlotte le paghi il debito. E Charlotte (“l’antifemminista” Charlotte) vende l’anello del suo primo matrimonio regalando i soldi a Carrie. E Charlotte sarebbe il simbolo dell’antifemminismo? Ma per piacere! Carrie rinuncia alla carriera ed alle amiche per seguire Petrovsky a Parigi e quando le amiche tentano di farla ragionare lei reagisce con stizza accusandole di essere gelose! Carrie pur di incastrare Big accetta di sposarsi senza la presenza delle amiche (che poi arrivano perché invitate proprio da Big, mica da Carrie). Beh direi che, paradossalmente, se c’è un personaggio antifemminista in Sex and the City quello è proprio Carrie, un personaggio che non evolve, un personaggio che sappiamo condannato a ripetere sempre gli stessi errori perché incapace di guardare dentro di sé e di confrontarsi con gli altri in maniera serena, matura e costruttiva.

Si capisce che non mi piace Carrie? Beh, purtroppo lei non è riuscita benissimo, anche se comunque rappresenta un tipo di donna che esiste, altroché se esiste, e quindi è comunque un personaggio realistico.

Ma la serie è comunque favolosa e merita sempre un rewatch da parte dei fan storici come me ed una possibilità da parte degli scettici che hanno sempre storto il naso di fronte a quella che a tutti gli effetti è una serie iconica. Buona visione e buone riflessioni!

– Monia Guredda –

Rispondi