Equinox – recensione della serie danese prodotta da Netflix

Equinox è una serie televisiva danese approdata recentemente su Netflix. Creata da Tea Lindeburg e prodotta da Piv Bernth (The Killing, The Bridge) è stata girata da due registi molto noti in Danimarca: Soren Balle ha girato i primi quattro episodi e Mads Matthiese gli ultimi due. È una serie in sei episodi da circa 45 minuti l’uno ed è ispirata al podcastEquinox 1985”, uno dei più ascoltati su Apple Music in Danimarca.

Equinox racconta la storia di due sorelle: Astrid (Danica Curcic) e Ida (Karoline Hamm), ed è un mix di mistero, dramma e fantasy. Ha un qualcosa di scandinavo, di nordico e cupo, ed è caratterizzato da un senso di straniamento e di solitudine. È una storia sulla differenza tra realtà e immaginazione, un thriller paranormale su due piani temporali e addirittura su due dimensioni: quella mondana e quella ultraterrena. Una vicenda attraversata da figure e tradizioni della mitologia nord-europea e da antichi riti pagani legati all’equinozio e al solstizio.

La trama:

Siamo nel 1999: Astrid ha 9 anni quando Ida, la sorella maggiore, finisce il liceo e parte per un giro di festeggiamenti a bordo di un pulmino con i suoi compagni. Ventuno studenti – tra cui Ida – scompaiono nel nulla, rimangono solo tre di loro, e le loro testimonianze sulla sparizione sono molto confuse.

Ventuno anni dopo siamo nel 2020: Astrid è adulta, divorziata, e ha una bambina. La sua vita è segnata dalla perdita, da una mancanza silenziosa, ed è da sempre accompagnata da continue visioni sulla sorella. Mentre è al lavoro, durante il suo programma radiofonico notturno, riceve una chiamata da parte di Jacob – uno dei tre ragazzi che non sono scomparsi – che le dice di sapere qualcosa riguardo alla scomparsa dei suoi ex compagni di classe. Astrid, adesso che è emancipata e ne ha il potere, inizia a indagare sulla scomparsa di Ida, incontrando tutti coloro che potrebbero aiutarla a risolvere il mistero.

L’errato paragone a Dark e a Stranger Things:

In Dark c’è la sparizione di due bambini e la narrazione su più piani temporali, ma la cronaca degli eventi è molto più complessa rispetto a quella più lineare di Equinox. La serie tedesca è molto più complessa rispetto a quella danese: lo scorrere del tempo non è lineare ma è un loop temporale, un uroboro. In Dark abbiamo interferenze spaziotemporali ed entrano in gioco la teoria della relatività e la meccanica quantistica, strani fenomeni fisici (come la morte di numerosi uccelli e impulsi elettrici che fanno sobbalzare la corrente nella cittadina di Winden) e complotti organizzati da corporazioni segrete

Stranger things è ambientata ad Hawkins, in Indiana. Un ragazzino scompare nel nulla e il suo gruppo di amici e la sua famiglia si confrontano con il sottosopra per salvarlo. Indagando sulla sparizione si scoprono Undici – una bambina con poteri paranormali – e un laboratorio che conduce esperimenti oscuri e misteriosi. La serie si contraddistingue per la nostalgia degli anni ottanta (richiamo già evidente nella scelta di far interpretare il ruolo della madre da Winona Ryder) e per il citazionismo all’universo di Stephen King, maestro dell’horror letterario.

La storia di Equinox si basa sulla leggenda del Grimorio (libri di magia che venivano scritti verso la fine del Medioevo e che contenevano istruzioni per fare incantesimi, preparare pozioni, medicine e invocare entità soprannaturali) e su altri miti folkloristici. La serie danese racconta della correlazione tra l’invocazione di entità soprannaturali e gli equinozi e narra anche della presenza di entità demoniache e di sacrifici umani.

Una storia che parla del culto pagano di Ostara, divinità germanica, simbolo di maternità e fertilità, la cui festa cade nel giorno dell’Equinozio di primavera (e che viene ancora oggi celebrata da qualche parte nel mondo).

Da questa breve analisi dei tre telefilm sopra citati è più che evidente che, nonostante alcuni rimandi comuni, le tre serie siano molto differenti tra di loro.

Recensione:

Il lato folkloristico della serie è molto più evidente dei suoi toni horror. Difficilmente durante la visione si avranno tensione crescente o brividi di paura, ma si percepirà di più il lato inquietante di incubi e visioni, di nostalgia e di perdita.

Questo però non toglie che Equinox sia una serie con una storia affascinante e ben scritta, senza buchi di trama o errori stilistici. Senz’altro una serie da godere e che si adatta bene al binge watching (infatti può essere considerata come un lungo film di circa quattro ore e mezza).

Equinox è la dimostrazione del tentativo (ben riuscito) di Netflix di portare all’attenzione del suo pubblico la presenza di culture e stili cinematografici diversi dal consueto cinema “hollywoodiano”. La piattaforma di streaming online pone in luce la bellezza di produzioni nordiche e inconsuete come appunto Equinox.

– Eleonora Marina Fazio –

Fonti:

 

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