Ed Gein, il killer che ispirò Psycho

Alfred Hitchcock alias “il maestro del brivido”, regista introverso e solitario, con i suoi film ha segnato un’epoca cinematografica, creando “cult” indimenticabili. Tra le sue pellicole, quella che ha avuto maggior successo commerciale (basti pensare ai tre sequel, allo spin-off ed al remake a cui ha dato vita) è, senza dubbio, “Psycho”. Psyco è un film del 1960, interpretato da Janet Leigh, Anthony Perkins, John Gavin e Vera Miles. La pellicola racconta gli avvenimenti di Marion Crane, giovane impiegata presso un’agenzia immobiliare. In ufficio il suo capo consegna alla donna la somma di 400.000 dollari in contanti da depositare in banca. Marion, invece, decide di rubare la considerevole somma e di fuggire verso Fairvale, in California. Durante il viaggio, a causa di un violento temporale, è costretta a rifugiarsi in un motel. Qui viene accolta dal giovane e timido gestore Norman Bates, che vive lì vicino con sua madre, una donna anziana e malata. Marion nella sua stanza, intenta a farsi una doccia, viene accoltellata. La scena, della durata di 45 secondi, dà vita alla famosa “sequenza della doccia” più conosciuta e violenta della storia del cinema dell’epoca. Ovviamente la domanda che muove tutto il film è “chi è l’assassino? Il giovane e timido proprietario o la vecchia madre malata?

“Ho giocato a dirigere gli spettatori esattamente come si suona un organo”, afferma Hitchcock al suo pubblico. Ma da chi, il nostro indimenticabile regista, ha tratto ispirazione per il suo psicopatico personaggio principale? Il film è tratto dall’omonimo romanzo del 1959 di Robert Bloch, basato sulle vicende reali di Ed Gein. Edward Theodore Gein, nasce a La Crosse, Wisconsin, e nel 1906 tutta la sua famiglia si trasferisce a Plainfield. La famiglia vive in una fattoria, fuori dalla cittadina. Il padre, George, è un conciatore e un carpentiere. La figura di riferimento del ragazzo è, senza dubbio, sua madre Augusta T. Lehrke. Augusta è una donna autoritaria e luterana. Insegna ai suoi figli che ogni donna, tranne lei ovviamente, può essere solo una meretrice e che avere rapporti al di fuori del matrimonio è considerato peccato mortale. Ogni giorno, Augusta, legge loro la Bibbia e cerca di tenerli lontani da qualsiasi tentazione. Il padre, George Gein, muore nel 1940 mentre suo fratello, Henry, muore invece nel 1944, mentre tenta di spegnere un incendio. Ed, da quel momento, vive solo con sua madre. Fino a quando, due anni dopo, esattamente il 29 dicembre del 1945, Augusta muore colpita da un ictus, lasciando Ed solo nella sua solitaria fattoria. La prima cosa di cui Ed si preoccupa è di sbarrare la porta della camera di sua madre e di riordinare la fattoria secondo i suoi “eccentrici” gusti. Gein di notte vaga di tomba in tomba e porta in casa ogni cadavere possibile, per prendere da loro ogni arto che può utilizzare per dare vita alle sue strambe idee. Realizza paralumi, cesti e sedie con pelle umana, utilizza teschi per abbellire le colonnine del suo letto e arricchisce i suoi mobili con labbra, orecchie e nasi, applicati dove la sua fantasia suggerisce. Ed confessa di aver dissotterrato una donna di mezza età che somigliava molto a sua madre, di aver portato a casa il suo cadavere e di aver lavorato la pelle per farne dei manufatti. Quaranta furono le sue visite notturne al cimitero e circa diciotto furono le tombe violate. Durante l’interrogatorio Gein confessa di aver ucciso Mary Hogan, un’impiegata di una taverna, scomparsa dal 1954. L’uomo lascia anche intendere di aver commesso altri delitti, tra cui l’omicidio di una ragazzina scomparsa diversi decenni prima da Plainfield. Gli investigatori, ai tempi, ipotizzarono che Ed sperimentasse una diversa forma di necrofilia, traendo piacere sessuale dai cadaveri mutilati. Gein negò sempre di aver avuto rapporti con i “suoi cadaveri”, perché emanavano cattivo odore. L’uomo confessa che dopo la morte di sua madre nacque in lui il desiderio di cambiare sesso: con i resti dei cadaveri confeziona “vestiti da donna”, da indossare in casa per poter assumere le sembianze della sua defunta madre. Ed Gein viene giudicato infermo di mente e viene rinchiuso per dieci anni in un ospedale psichiatrico. Al processo che seguì il giudice conferma la sua innocenza, perché totalmente incapace di intendere e di volere. Gein ritorna in un manicomio criminale e lì vive gli ultimi sedici anni della sua vita, fino al giorno della sua morte, avvenuta il 26 luglio del 1984.

La figura di questo serial killer, quasi sconosciuto, viene ripresa in altri tre film: nel 1991 nel film “Il silenzio degli innocenti” e nel 1974 nei film “Deranged – Il folle” e “Non aprite quella porta”. “Il Macellaio di Plainfield” oppure “Il Macellaio Pazzo”, soprannomi affibbiati ad Ed Gein dalla stampa dell’epoca, è la dimostrazione che la realtà può fare molta più paura di un qualunque romanzesco Norman Bates.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

Un pensiero su “Ed Gein, il killer che ispirò Psycho

  1. Pingback: Alcune curiosità su Psycho, capolavoro di Hitchcock | YouPopCorn

Rispondi