Disincanto – La terza parte della storia di Bean, Elfo e Luci

Il 15 gennaio 2021 è stata pubblicata la terza parte di Disincanto, serie animata Netflix creata da Matt Groening, già autore dei famosissimi Simpson e Futurama. La serie è un progetto in quattro parti e che ci portano in un mondo fantasy, fatto di magia, elfi, demoni e steampunk.

Come già detto, Disincanto, più che una serie tv, è un grandissimo film. Il progetto, infatti, vedeva la realizzazione di un arco narrativo unico, riproposto in quattro parti da 10 puntate l’una. Una storia unica che ha un inizio ed avrà una fine con la prossima parte. La prima, uscita nel 2018, aveva un ritmo carente, arrancando nel cercare di farci conoscere Elfo, Tiabeanie, Luci, Dreamland e tutti i personaggio che ruotano intorno ai tre protagonisti. La seconda parte del 2019 ha ingranato una marcia, iniziando a mostrare un po’ di trama, creando un insieme più nitido di ciò che sarà la storia. Nella terza parte, l’ultima uscita, troviamo un ritmo incalzante, ma confusionario, con personaggi che compaiono e scompaiono e ricompaiono senza un filo narrativo, con una trama che a tratti va avanti veloce, in altri tratti rallenta noiosamente ed in alcuni fa inversioni ad U molto pericolose.

Per parlare di Disincanto, però, dobbiamo avere due piani di lettura: uno rapido ed uno a lungo raggio.

Per il primo piano di lettura, parliamo delle puntate singole. Matt Groening ci ha abituati a serie tv con battute divertenti e sardoniche. Forse con i Simpson ha rasentato il demenziale, ma di base è sempre stato un demenziale acuto. Futurama, che ritengo un prodotto ottimo dall’inizio alla fine, fa ridere e piangere, ci tocca il cuore e ci fa sganasciare. I Simpson ci hanno accompagnato nella nostra crescita e molte delle loro battute e scene sono citate nella vita comune e tutti, ma proprio tutti ne ricordano almeno una. Disincanto no.  Sì, è divertente e ci sono momenti in cui si ridacchia, ma niente di epocale. E nemmeno fa commuovere, perché l’unico punto in cui rischia di farti cadere una lacrima, non è convincente, rimanendo confuso.

Parliamo del lungo raggio: Disincanto è il primo vero progetto lungo di Groening & co. I Simpson e Futurama vivevano di puntate singole che potevano portare avanti il mondo, cambiandolo (per esempio, la porte di Maude o il divorzio dei Van Houten, o l’arrivo in Futurama di Cubert, il clone del professore), ma senza mai avere una trama unica dall’inizio alla fine. Disincanto ce l’ha… all’incirca. Nella realtà, la trama ancora deve mostrarsi e il dubbio che le prime tre stagioni siano state solo un lungo preludio si fa sempre più  grande. Il finale della terza stagione fa presupporre che tutto si svolgerà nell’ultima parte.

Infine, parliamo di questa terza parte. Punti di forza sono un ritmo incalzante ed una storia fatta di vari colpi di scena, ma questo loro ripetersi la rende anche un caos ben condito, con personaggi che hanno un arco narrativo che poi si spegne subito. Il fratello di Bean ha tutto un arco narrativo di crescita, per poi tornare ad essere quello che era prima; in una puntata ci viene presentato un personaggio interessante che poi scompare dai radar… Gli unici personaggi veramente ben scritti e che sono veramente cresciuti in tutte e tre le stagioni sono i tre protagonisti insieme a Re Zøg ed è a loro che ci si affeziona più di tutti. Ed è per loro che continuiamo a vederlo, sperando in una quarta stagione che concluda tutta la storia in modo degno ed interessante.

– Giorgio Correnti –

Rispondi