Dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei

“Come faccio a capire se il tipo / la tipa con cui sto è uno/a psicopatico/a? Gli/le controllo le chat? No, meglio, gli/le controllo la playlist!” Ora questa cosa del ‘Dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei’ sembrerà tragicamente simile a quei tristissimi test su Facebook, quelli tipo che fiore sei / a quale personaggio storico somigli / se tu fossi un tipo di polenta quale polenta saresti. Invece questa di provare a inquadrare la personalità di una persona basandosi sulla musica che ascolta sembra abbia solide basi scientifiche.

Anzi, sembra proprio che la New York University abbia condotto uno studio in merito (ideato e condotto dal professor Pascal Wallish) e che i risultati della ricerca siano stati riportati dalla nota testata Guardian. Hanno fatto così: hanno radunato 200 volontari e hanno fatto ascoltare loro 260 brani musicali di vario genere. Ne è emerso che gli psicopatici (psicopatico: persona priva di empatia e rimorso, fortemente egocentrica e portata all’inganno – State pensando tutti ad un vostro ex, confessatelo!) prediligono il rap. Le Canzoni del Male nello specifico sono No Diggity dei Blackstreet e Lose Yourself di Eminen (che a me non dispiaceva, ma preferivo la versione Scary Movie 3). Le Canzoni del Bene sembrano invece essere My Sharona e Titanium.

Ordunque, uno psicopatico non si presenta dicendo “Piacere, sono psicopatico”; anzi, spesso sono abili dissimulatori. Ma controllando la playlist sullo smartphone possiamo stanarli! Dallo studio è inoltre emerso che le persone più empatiche al contrario prediligono il pop e l’R&B. Queen Beyoncé è con noi.

Per anni, complice la conturbante figura di Hannibal Lecter, si è creduto che gli psicopatici adorassero la musica classica; non è così. È solo che era più figo. Pensate alla scena della fuga di Hannibal… La ricerca della NYU, ancora in fase sperimentale, ha però iniziato ad evidenziare una correlazione tra musica prediletta e psicopatia: sembra che circa l’1% della popolazione soffra di questa patologia. Ma la percentuale sale al 5% se si prende in esame la popolazione carceraria.

Ora la domanda è: si può davvero prevedere la deriva psicotica di una persona che ancora non ha fatto nulla, semplicemente studiando la sua playlist? Per ora ovviamente no. Ma io personalmente attendo il parere del dottor Spencer Reid. Mi fido solo di lui. C’è però da dire che questo tipo di ricerca non è portata avanti solo negli USA, ma anche nel Regno Unito, dove il dottor Kevin Dutton, psicologo di Oxford, sta raccogliendo dati sui gusti musicali dei sudditi di Elisabetta. Lui ha raccolto ben 3 milioni di risposte e da queste ha estrapolato un dato: gli psicopatici prediligono il rap e disdegnano musica classica e jazz. Quindi c’è una innegabile corrispondenza che lega i due studi.

Lo so, ve lo state domandando tutti… Ma allora la musica metal? Ebbene, si scopre il genere più demonizzato ha invece effetti benefici. L’ascolto di brani di genere metal sembra abbia un effetto catartico: le persone che la amano sono tendenzialmente più soggette ad ansia e depressione, ma l’ascolto di questo genere di musica porta la respirazione ed il battito cardiaco a rallentare. Andare ai concerti di gruppi metal rende i fan più felici ed equilibrati, sfatando il mito dell’incitamento e della desensibilizzazione alla violenza. Inoltre, visti e considerati i pregiudizi che ancora accompagnano il genere, sembra che i suoi fan sia naturalmente più portati all’uso del pensiero scientifico, proprio per indagare sugli errori logici e di impostazione che portano i non fan ad etichettare questa musica come malata.

Detto ciò; ma davvero vi servivano gli studi della NYU e di Oxford per capire che non dovete darla ad uno che ascolta la Dark Polo Gang?

– Monia Guredda –

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