Dimensione onirica all’interno del cinema horror

1Si sa, i sogni son desideri di felicità. E gli incubi? Beh, gli incubi sono esorcismi; l’inconscio ci mostra e ci fa vivere le nostre peggiori paure durante il sonno, in modo da renderci più forti e coraggiosi nell’affrontare la realtà. Su questo spinoso argomento son stati scritti fiumi di parole (aah, poveri, poveri Jalisse) tra trattati di psicologia, tesi di laurea, romanzi e… sceneggiature cinematografiche! Eh già! Cosa sarebbe il mondo dell’horror senza il mondo dell’incubo? Già un film horror è un incubo ad occhi aperti, un incubo condiviso tra regista e spettatori, il cui scopo è proprio quello di esorcizzare le nostre paure più profonde ed inconfessabili. Tipo ritrovarsi seminude ma in tacco 12 a correre nel bosco di sera (ho paura nel bosco di sera) inseguite da un tizio mostruoso ed armato di motosega. Ma tranquilli: questo capita solo alle bionde!

Comunque, compito primordiale delle storie di paura, prima narrate intorno ad un fuoco, ora ammirate sul grande schermo, è proprio quello di condividere la paura al fine di poterla meglio affrontare. Gli horror sono materializzazioni di incubi da esorcizzare. Ma qui dobbiamo parlare del ruolo della dimensione onirica all’interno del cinema horror: un incubo nell’incubo. I protagonisti delle storie horror si trovano ad affrontare grandi pericoli, reali o immaginari, naturali o sovrannaturali. Le armi con cui combattere le paure sono il coraggio e la razionalità. Qualcuno ce l’ha, gli altri muoiono. Spesso un personaggio fa un sogno che si rivela premonitore, oppure i sogni influenzano la sua realtà. Oppure arriva a confondere il sogno con la realtà, creando confusione e disagio anche in noi spettatori (vedi Spider con Ralph “Voldy” Fiennes).

Il regista che più di tutti sfrutta l’effetto onirico nei suoi lavori è indubbiamente David Lynch. Ma mica posso mettermi a fare una disamina dell’opera omnia (anagramma di Monia) di Lynch qui, e chi ce la fa?! Twin Peaks l’abbiamo visto tutti, tutti lo abbiamo adorato, ma tanto nessuno l’ha capito. Ma l’amiamo lo stesso ed è questo che conta. Certo è che si nomina il binomio horror/incubi il primo titolo che viene in mente a tutti è Nightmare, del compianto genio Wes Craven. Freddy Krueger è un bidello, è un pedofilo assassino. I genitori di Elm Street lo uccidono col fuoco, che si sa purifica, ma lui torna sotto forma di incubo. Apparentemente imbattibile, perché tutti dobbiamo dormire e soprattutto perché Freddy trae la sua forza dalla paura che scatena, creando un circolo vizioso. Un classico del genere amato da intere generazioni, grazie all’inquietudine che provoca, ad una buona dose di ironia (sempre presente nei lavori di Craven) e per il fatto non trascurabile di aver lanciato un certo Johnny Depp. Quali paure sono rappresentate in questa pellicola? La prima e la più terribile è in realtà quella provocata dal Freddy umano: ogni genitore teme che il proprio figlio possa finire tra gli artigli del mostro. I genitori dei bambini esorcizzano fisicamente la loro paura con il fuoco. Ma questo gesto violent2o genera altra violenza, creando un mostro ancora più temibile. Qual è il messaggio? Che i mostri esistono e che vanno combattuti, sempre. Perché il male cambia volto, ma non muore mai. Certo, un messaggio poco incoraggiante, ma veritiero. Questo è l’horror, baby, mica la solita commediaccia romantica in cui lui arriva in aeroporto all’ultimo momento e tutti i problemi sono magicamente dimenticati. Nightmare è sicuramente il titolo più emblematico del connubio horror/inconscio, ma film in cui i sogni, gli incubi e le allucinazioni hanno un certo ruolo non si contano.

Così, al volo, mi vengono in mente: Gothika, con Robert Downey Jr e Halle Berry (allucinazioni); In Dreams, sempre con Robert (sogni/ricordi perduti); Shrooms, film in cui il solito branco di scemi si riunisce, questa volta per assaggiare i funghetti trallallà in un bosco irlandese… e parte il trip. La scena della mucca che parla vale da sola tutto il film. Ma il finale a sorpresa ti riprende; A scanner darkly, cosa è vero e cosa no? Chi può dirlo?; Final destination, le premonizioni del protagonista di turno salvano le chiappe al gruppo, almeno per una mezza giornata, alla fine della quale faranno una fine mille volte più dolorosa ed acrobatica di quella alla quale era scampati; Franklyn, stupendissimo. Non vi dico niente. Guardatelo e basta; Il labirinto del fauno, capolavoro di Guillermo del Toro. Il mondo onirico creato dalla bambina è mille volte meglio del mondo che la circonda; Inception, e vabbè… comunque la trottola non cade; L’Uomo senza sonno, sempre Nolan; Shutter Island, Leo ha dei problemi irrisolti con se stesso. Poi direi gran parte del cinema horror orientaleStephen the King ammette che scrive le sue storie per esorcizzare le sue paure. E gentilmente ci include nella terapia.

Un narratore inventa una storia basandosi su una sua paura e la racconta per farla uscire dalla sua testa. In questo modo passa il testimone agli ascoltatori che trarranno forza dallo scoprire che, quella che credevano una loro personale debolezza, è in realtà condivisa da molte persone. In questo modo il demone viene ridimensionato. Ma non sconfitto. Perché nell’ultima inquadratura riapre sempre l’occhio. Concludo citando le parole del barbone di Pretty Woman: “Si deve sognare! Perciò… continuate a sognare!”

– Monia Guredda –

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