Di donne, fantasy e amore – Storia della donna nel romanzo fantasy

Il ruolo della donna nella letteratura è un argomento fin troppo ampio. Poeti e scrittori ne hanno scritto spaziando dalla tanto gentile e tanto onesta pare  alla pericolosa femme fatale.  Se poi si parla della donna nel romanzo fantasy, si raggiungono le dimensioni della Terra di Mezzo.

Per sviscerare appieno questo tema servirebbe un’enciclopedia a parte, quindi cercherò di affrontarlo nel modo più sintetico possibile. Sarà troppo generico? Certamente sì,  ma non vorrei avere sulla coscienza qualche diottria perduta nel tentativo di leggere un trattato su smartphone o pc.

Il fantasy è conosciuto alla massa per i suoi valorosi eroi, costretti ad affrontare ostacoli per un bene superiore avvalendosi di forza, ingegno e aiuti – che senza quelli metà di loro morirebbero a metà strada, diciamocelo.  E le eroine?

La tradizione ci ha per lungo tempo offerto protagonisti uomini, a partire da Artù e i suoi cavalieri fino alla saga di Dragonlance, relegando la donna ad un ruolo che, seppur importante, restava marginale, vista come guaritrice o strega (Morgana), innamorata (Ginevra, Arwen, e molte altre), o la celebre damsel in distress, come Bella di Twilight. Anche personaggi d’azione come Eowyn di LOTR, seppur di grande impatto, sono secondari, e non dimentichiamo che Eowyn è pur sempre costretta a mascherarsi da uomo; nel caso della Spada della Verità poi, seppur Kahlan sia tra i protagonisti, a causa del suo potere deve rinunciare ad ogni relazione – che se poco poco flirta con qualcuno, quello diventa un burattino. Se volesse avere figli, si ritroverebbe a crescerli con un manichino. Crudele, oltre che scomodo.

Nel caso di protagoniste indiscusse come la Morgana di Marion Zimmer Bradley, la donna risulta ambigua, piena di valori ma costretta a ricorrere a seduzione e manipolazione per arrivare ai propri scopi, restando alla fine sola; in tempi più recenti abbiamo visto figure come Daenerys, nata come una fanciulla fragile e sottomessa che acquista sicurezza fino a diventare sì coraggiosa e generosa ma anche vendicativa, efferata e impetuosa, tratti più comunemente attribuiti a uomini o ad antagoniste come Cersei.

Al di là di eccezioni come Hermione o Phedre di Jacqueline Carey viene quindi da chiedersi:  per avere successo nel fantasy una protagonista deve essere brutale e più crudele degli eroi maschili, rischiando di trasformarsi in una villain? Oppure deve ricorrere alla seduzione? E soprattutto, che si tratti di Daenerys, di Morgana o di Kahlan, sono obbligate, per avere potere, a rinunciare in modo volontario o meno all’amore?

– Francesca Pantieri –

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