Di cosa tratterà lo spin-off di Game of Thrones?

La settima stagione è alle porte, l’ottava è stata rimandata di un anno, tredici episodi alla conclusione della serie e mille e più teorie sul finale e sul destino del Trono di Spade… Eppure una nuova domanda appare all’orizzonte e prende il sopravvento nella mente dei fan: di cosa tratterà lo spin-off di Game of Thrones? Nelle scorse settimane Martin e la HBO hanno annunciato la realizzazione di quattro spin-off – che in seguito l’autore americano ha preferito definire “prequel” o “serie successive all’originale” – ai quali il duo Benioff e Weiss non avrebbe partecipato; le ultime notizie parlano invece di un unico programma composto probabilmente da più stagioni. Molte sono le speculazioni a riguardo, soprattutto da parte dei lettori a conoscenza di eventi e personaggi mai nominati nella serie televisiva, e ora vedremo come alcune di queste ipotesi potrebbero rivelarsi probabili o da escludere completamente.

1) La ribellione di Robert Baratheon

Quindici anni prima degli eventi narrati in Game of Thrones, i Sette Regni capeggiati da Robert Baratheon ed Eddard Stark si sollevarono contro la dinastia dei Targaryen, a causa della tirannia di Aerys II e del rapimento di Lyanna Stark da parte del principe Rhaegar. Tra i combattimenti più noti della guerra, spiccano la Battaglia sul Tridente, durante la quale il martello di Robert uccise Rhaegar Targaryen, frantumando la sua armatura e disperdendo nelle acque i rubini di cui era composta, e lo scontro tra Ned e i cavalieri fedeli al principe – fra cui il valoroso Arthur Dayne, il più grande spadaccino dell’epoca – a Torre della Gioia per la liberazione di Lyanna.

Sebbene questa fosse l’ipotesi più acclamata, Martin ha deluso i fan, affermando che la serie non tratterà di tali eventi. La spiegazione, continua lo scrittore, è semplice: molti dei colpi di scena sono già stati mostrati sullo schermo o svelati – la riserva di Altofuoco di re Aerys, la nascita di Jon Snow – dunque la serie non sarebbe altro che uno svolgersi di eventi la cui conclusione è già nota al pubblico; anche inserendo vicende di altri personaggi, come la morte di Rickard e Brandon Stark o il duello fra quest’ultimo e un giovane Ditocorto, la suspense e i plot twist tanto amati da Martin non troverebbero terreno fertile.

2) Le avventure di Dunk ed Egg

Prima di diventare un re, Aegon V l’Improbabile, fratello di maestro Aemon, si era rasato la testa e aveva deciso di errare per i Sette Regni, nei panni del giovane e abile scudiero di un uomo che all’apparenza sembrava un grande gigante buono e molto ingenuo, ma presto sarebbe stato noto come ser Duncan l’Alto, il comandante delle Guardie Reali che morì per salvare il neonato Rhaegar e sua madre nell’incendio di Sala dell’Estate.

Le avventure di Dunk ed Egg sono raccolte nei – per ora – tre racconti che compongono l’antologia Il cavaliere dei Sette Regni, mentre le vicende dei protagonisti ormai adulte sono citate ne Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco; nella serie televisiva, i due eroi non sono mai stati citati, se non da maestro Aemon che, poco prima di morire, crede di parlare al fratello Egg. Martin ha deluso le speranze anche di quei fan che confidavano in questo adattamento, ma senza rivelarne il motivo. Dal secondo dei libri citati, tuttavia, è possibile ricondurlo a ciò che di misterioso avvenne a Sala dell’Estate: la nascita del Principe che fu promesso, identificato in Rhaegar. Probabilmente Martin voleva evitare di compiere lo stesso errore di anni prima, accettando la trasposizione della sua saga prima che questa fosse ultimata,lasciando quindi ad altri il piacevole compito di rivelare prima di lui un grande colpo di scena.

3) Nuove storie, nuovi personaggi

Uno spin-off è, per definizione, un’opera che segue le vicende di un personaggio secondario della storia originale o il futuro di un protagonista al termine della storyline che interessava altri personaggi, come Better Call Saul o Joey. Martin ha perciò ritenuto opportuno specificare che non si tratterà di uno spin-off, bensì di una “serie successiva” a cui non prenderà parte alcuno degli attori di Game of Thrones. È quindi lecito ipotizzare, una volta scartata la teoria della ribellione di Robert, che gli eventi e i personaggi presenti nella nuova serie siano completamente originali e sconosciuti perfino al lettore.

Come sarebbe possibile ciò? In due modi: oltrepassando la linea temporale o quella geografica – se non entrambe. Nel primo caso, significherebbe narrare le vicende dei Sette Regni, se tali fossero ancora, una volta conclusa la lotta per il Trono di Spade e la guerra contro gli Estranei, ma un sequel sarebbe poco auspicabile in un momento che vede Benioff e Weiss ancora lontani dalla stesura dei copioni per l’ottava stagione; bisogna inoltre considerare che altre persone dovrebbero venire a conoscenza fin da ora della conclusione di una saga che sta tanto a cuore a Martin.

Geograficamente, la questione risulterebbe diversa. Le vicende narrate in Game of Thrones sono ambientate a Westeros e a Essos, ma non si tratta degli unici continenti creati dalla fantasia di Martin: Sothoryos e Ulthos concludono la mappa del mondo più o meno conosciuto. Sothoryos è riconducibile alla nostra Africa, un luogo che unisce giungle, deserti e rovine di civiltà antiche, la cui caduta è ignota ai contemporanei; di Ulthos, invece, si sa soltanto che si trova a est di Asshai, la città più enigmatica citata da Martin, e che rappresenta un mistero ancor maggiore di essa. Più di Sothoryos, quest’ultimo continente sembra essere l’ambientazione più papabile per una nuova avventura.

4) La dinastia dei draghi

Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco non si limita a raccontare il regno di Aegon V, ma prende in considerazione tutto ciò che è avvenuto dai tempi più antichi: la terra dei Figli della Foresta, l’arrivo degli Andali e dei Primi Uomini, fino al lungo regno della dinastia Targaryen. Molte sono le storie legati ai signori dei draghi, prime fra tutte la vicenda di Aegon il Conquistatore e delle sue sorelle, la Danza dei Draghi, la ribellione dei Blackfyre e la storia di Shiera Seastar, che molti identificano con la misteriosa Quaithe incontrata da Daenerys. Ma, ancora una volta, tutto è già noto almeno al lettore del suddetto libro, e la conclusione potrebbe essere la stessa della ribellione di Robert: la fine è conosciuta, perfino descritta nel dettaglio – non attraverso i pensieri dei singoli personaggi, ma con una serie di nomi e di battaglie – quindi ancora una volta Martin dovrebbe rinunciare ai colpi di scena, o perlomeno a quelli più importanti.

C’è, però, un mistero legato ai draghi a cui nessuno dei personaggi, neanche gli autori della storiografia citata nella saga, sa dare una risposta: la caduta di Valyria. Quando accadde, i Targaryen si erano già spostati a Westeros da più di mezzo secolo, forse per problemi economici o forse per una visione avuta da una donna della loro famiglia; fatto sta che erano lontani da Valyria al momento dell’incendio che la distrusse e che, dopo tale vicenda, furono tra i pochi signori dei draghi scampati al disastro. Che abbiano giocato un ruolo in quella vicenda? O cos’altro potrebbe avere portato alla fine della lunga tirannia valyriana? Questa, forse, è un’avventura priva di un finale completo e degna di essere raccontata.

– Sara Carucci –

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