David Gilmour di nuovo a Pompei… nelle sale italiane

Si sa: lo spettacolo delle 16:00 al cinema è per pochi intimi, ma è anche vero che l’ora della merenda è il momento perfetto che godersi un film a pieno, senza disturbatori o teste alte e ondeggianti che coprono ogni visuale. Ancor di più se si tratta del film-documentario frutto delle riprese fatte l’anno scorso a Pompei, quando David Gilmour si è esibito per due sere con una formazione musicale d’eccellenza che l’ha seguito nel Rattle That Lock World Tour. Il concerto a Pompei del 2016 è stato grandioso, un pezzo di storia, figlia del documentario uscito al cinema nel 1974, dove i Pink Floyd avevano suonato sempre ai piedi del Vesuvio, ma in un anfiteatro vuoto, solo loro, gli strumenti, la loro musica.

Ma questa volta il pubblico c’era, caloroso ed entusiasta del grande spettacolo che Gilmour e band ci hanno regalato.

Io invece, dalla mia comoda sedia, tolti tre miei coetanei, vedevo spuntare poche teste qua e là nella sala, tutti over quaranta, appassionati di questa musica… i pochi intimi di cui parlavo prima.

Dopo un’introduzione dove vediamo le prove in studio in Inghilterra  gli artisti sono pronti per partire, e così la magia a Pompei prende vita: tecnici e operai rendono perfetta e suggestiva la location. Il concerto nasce sui toni pastello del tramonto campano, le luci si accendono e la band diffonde tutta la sua bravura.

I tre coristi Bryan Chambers, Louise Marshall e Lucita Jules accompagnano la voce di David, carichi di una voce appassionante, di cui danno massima prova durante “The Great Gig in The Sky”.

Alla tastiera vediamo Chuck Leavell, ex componente dei Rolling Stones, e Greg Phillinganes che nella sua carriera solista ha collaborato con Michael Jackson. Chester Kamen e David Gilmour imbracciano le chitarre, mentre al basso troviamo Guy Pratt. Alla batteria c’è Steve DiStanislao, mentre poi, dopo circa un’ora di proiezione sale sul palco il sassofonista  Joao Mello, con il suo eccezionale assolo di fiati quasi al termine delle riprese.

Il concerto include sia canzoni del Pink Floyd che le ultime composizioni di Gilmour. Poche parti cantate in proporzione alle parti suonate, che spaziano dal blues al rock più deciso, i toni cupi dei Pink Floyd si fondono con melodie più tenui ma comunque di grande effetto.

Che dire, un pomeriggio unico e suggestivo… non come essere di persona di fronte a tanta meraviglia, ma sicuramente la versione registrata creata per questi tre giorni (13, 14, 15 Settembre) è stata capace di far sognare e di perdersi per un attimo in ogni nota suonata.

– L’Inattendibile Parola –

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