Dario Fo – Il giullare ha lasciato il palco

1Il giullare ha lasciato il palco, lunga vita al giullare.
Colpi durissimi per la letteratura in questo strano e intenso 2016. Ed eccone un altro. Di coccodrilli su Dario Fo, deceduto poche ore fa nella sua casa di Milano a novant’anni, se ne stanno leggendo tanti, in queste ore. Non può non essere così: Fo è stato probabilmente l’intellettuale-simbolo di un’epoca, forse insieme a Umberto Eco l’unico in grado di portare la grande letteratura e l’amore per la cultura dalle loro sedi preposte, come le università, ai luoghi del “popolo”, in una forma semplice ma estremamente erudita.

Come Eco aveva fatto rinascere l’amore per il romanzo, Fo aveva fatto innamorare le masse del teatro in un momento storico nel quale la televisione più becera e commerciale stava prendendo il sopravvento, e con una funzione che era propria del teatro del quale l’autore era non solo estimatore ma studioso: quello medioevale e rinascimentale, nel quale, sul palco, si dava vita a una seria riflessione sulla società. Il teatro di Fo era un teatro politico e lui, uomo della sinistra marxista ed extraparlamentare, ne aveva fatto arma di lotta contro l’egemonia culturale del sistema politico democristiano e liberale.

2Nella vicenda politica, Dario Fo non ha mai fatto mancare la polemica contro il potente, nella speranza della costruzione di un mondo migliore. Possiamo giudicare le sue prese di posizione nel modo più confacente al nostro orientamento (chi conosce l’orientamento ideologico dell’autore di questo articolo sa che mai si sarebbe potuto trovare d’accordo con neanche metà delle idee portate avanti da lui nel corso degli anni); ma Fo era un pensatore, uno studioso e, soprattutto, un uomo del suo tempo, un Novecento ricco di tensioni che faceva del postmodernismo e del recupero di una conoscenza antica e importante materia per affrontare l’attualità. Prendi la funzione del teatro medioevale, riutilizzalo per mobilitare le masse verso la lotta. Prendi l’italiano volgare, studialo (cosa da lui fatta per buona parte della sua carriera) e usalo per dare al tuo pubblico nuovi motivi per rimanere affascinato di fronte all’uomo sul palco, facendogli dimenticare televisione e altre diavolerie.

Fo era dunque in grado di far rivivere un patrimonio culturale, una tradizione, la loro grandezza, nell’epoca del computer e di dimostrare ai “moderni” che quel patrimonio non faceva parte del “passato”, perché la Cultura, quella vera, non vive mai dentro teche di cristallo da museo, ma serve soprattutto per plasmare i cittadini e orientare coscienziosamente le loro scelte.Oggi chiunque ami la bellezza e l’ingegno deve riandare su Youtube, cercare i frammenti dei suoi spettacoli (Mistero buffo sopra ogni altro), ascoltare quei suoi versi strani, e porre a lui omaggio.

E magari riflettere, attentamente, sul suo lascito alle future generazioni, in termini, soprattutto, di conoscenza e di capacità critica.

– Fabio Antinucci –

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