Dal romanzo al fumetto: passaggi non scontati

1Quello delle trasposizioni dal romanzo al fumetto, di cui tenteremo di parlare qui oggi, è un discorso che può sembrare banale: in fondo il rapporto fra questi due media è molto stretto, tanti classici della letteratura hanno avuto una versione a fumetti  ed anzi spesso sono stati messi in contrapposizione da chi vedeva nel romanzo qualcosa di alto e nobile e nel fumetto una ridicola storpiatura per bambini o per i lettori non assidui. Basterebbe quindi affermare che il fumetto è il fratello minore del ben più complesso romanzo. In realtà le cose non stanno del tutto così e negli ultimi anni questi rapporti hanno dato vita a casi davvero interessanti.

1. Leggere è sempre leggere

Innanzitutto dobbiamo farci una domanda: fino a che punto la lettura di un romanzo è differente da quella di un fumetto? Chiariamoci: è diversissima, il rapporto che un lettore ha con una complessa descrizione partorita da Tolstoj o Melville sarà ben diverso da quello che ha con le tavole di un Eddie Campbell o un John Romita Jr, e queste ultime saranno molto più facili da seguire. Però c’è un elemento che rende i due media molto vicini: in entrambi i casi, grazie ai volumi in cui ce li presentano, seguiamo l’evolversi della storia in loro contenuta scorrendo le pagine e sfogliandole al ritmo che ci pare; una cosa che la musica dal vivo o uno spettacolo al cinema (i due luoghi di consumo “originario” per la musica e i film) non possiamo fare. E soprattutto, in entrambi i casi, conosciamo pensieri e discorsi dei protagonisti attraverso i dialoghi e le battute. Queste somiglianze, credetemi, sono molto più importanti di quanto possiate pensare, perché quando si valuta un mezzo di comunicazione è anzitutto sempre 2importante capire che tipo di esperienza esso ci faccia vivere.

2. Una lettura diversa

Il punto è che, se nel romanzo l’autore ci da solo qualche spunto per immaginare un intero mondo, nel fumetto l’occhio scruta le immagini e i testi seguendo una sequenza preordinata che va a seguire la storia. Le parole che avvicinano i due media e di cui parlavamo poco fa diventano allora un completamento all’immagine, capace, addirittura, di completarla. Arriviamo quindi al punto: quando noi leggiamo una trasposizione in fumetto di un romanzo (prendiamo il caso de La Torre Nera, che è stata trasposta dalla Marvel qualche anno fa) quello che abbiamo è ciò che già abbiamo letto, ma rielaborato in una forma nuova che fa presa sull’iconografia, sull’impatto di un’immagine sulla nostra mente. Quando fatto a dovere, allora, non si hanno più semplici operazioni commerciali fatte per la cassa, ma un diverso modo di vedere una storia, sfruttando a pieno le potenzialità del medium. Non è quindi un  caso che questi fumetti siano veri e propri sequel, o modi per espandere il racconto in nuove direzioni. Ecco quindi che, se un tempo la riduzione a fumetto diventava un modo per dare in pillole la “complessità” del romanzo, e dunque un derivato minore, tutto cambia con la politica di intrattenimento delle major moderne, perché la nona arte, diventata importante quanto le altre, è diventata sinonimo di qualità quanto il romanzo.

Una bella conquista per un tipo di intrattenimento che sino a pochi decenni fa veniva visto con sufficienza.

– Fabio Antinucci – 

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