Da Disney Home Video a Disney+

Disney+, il servizio di streaming on demand del colosso dell’intrattenimento per eccellenza, è finalmente approdato nel nostro paese il 24 marzo portando nelle nostre case una nutrita offerta fatta di classici d’animazione, blockbuster campioni d’incassi (Marvel e Star Wars) e persino i documentati di National Geographic. Una raccolta straordinaria, che riunisce in un’unica piattaforma circa l’85% dei grandi brand contemporanei, con un occhio al passato e uno al futuro.

Che cos’è Disney+ e perché è importante

Tutti sanno cosa sia Disney+, da più di un anno. Di fatto, la nuova piattaforma rappresenta la risposta di Disney al fiorire di servizi analoghi che abbiamo visto fin dall’inizio del decennio appena concluso, da Netlfix a HBO Max. Nel caso di Disney, però, le cose si fanno complicate. Dando un’occhiata a Disney+, anche solo veloce, l’impressione è di trovarsi di fronte a una raccolta di prodotti davvero raffinata, e non è questione di qualità o meno (o meglio, non solo di qualità): mentre un Netflix o un Amazon Prime sono “semplici” contenitori e distributori di prodotti di terzi, con una nutrita ma comunque contenuta collezione di “originals”, Disney+ assomiglia più a un archivio di tutto ciò che l’azienda e le sue “divisioni” (come Fox, Marvel e Lucas Film) hanno prodotto nell’arco di più di ottant’anni. Pensateci: accendete e vi ritrovate di fronte una raccolta che va da Steamboat Willie (primo corto su Topolino, 1928) a The Mandalorian (2019), da Biancaneve e i Sette Nani (1939) ad Avengers: Endgame (2019). Solo a me gira la testa?

Di fatto Disney+ non è soltanto una collezione digitale, ma un monumento al successo di Walt Disney e del suo sogno. Il monumento a un trionfo.

Disney +, Disney

Il trionfo Disney

La conseguenza di Disney+ non è però solo la costruzione di un archivio straordinario o l’autocelebrazione di un brand, né lo stadio finale del successo di quella major (sembra dica “Ieri i servizi di streaming facevano a gara per pubblicare i miei prodotti, oggi sono io a poter pubblicare loro se solo volessi”), ma qualcosa di più.

Disney+ e la sua concezione segnano infatti un’evoluzione dell’azienda in una sorta di “elite” dell’intrattenimento, a una concezione delle sue produzioni come sinonimo di alta qualità, di tassello fondamentale della cultura pop a-stelle-e-strisce. Sia chiaro, non è un’idea che Disney ha diffuso solo oggi: da decenni ormai l’azienda ha costruito e cementificato un suo personale ruolo di splendida isola felice dell’intrattenimento nella quale “i sogni diventano realtà”, la qualità delle sceneggiature è molto alta, la confezione tecnica allo stato dell’arte e i concetti veicolati abbastanza maturi da non risultare quasi mai banali.

Con Disney+ tuttavia quel modello diventa un marchio, un prodotto contenitore di prodotti che porta nelle nostre case la felicità a portata di telecomando. Accendo la televisione e trovo tanto una perfetta serie fantasy in grado di rivaleggiare con prodotti come The Witcher o Game of Thrones (ancora The Mandalorian) a un tassello straordinario della storia dell’intrattenimento per famiglie come Il Re Leone. E’ una scatola delle meraviglie, è la Ferrari dell’intrattenimento, è “il meglio del meglio”, ciò che ogni famiglia, o semplicemente ogni persona con la voglia di staccare la spina per qualche ora al giorno, vorrebbe possedere. Ma è, soprattutto, il risultato di una feroce e fiera campagna di assorbimento di brand portata avanti da Bob Iger da circa sette o otto anni.

Le conseguenze

L’impresa Disney non ha mancato di suscitare polemiche o perplessità. Anzitutto è chiaro che un colosso del genere non possa non definirsi “trust”, con tutto quel che ne consegue. Avere l’80% dei brand storici sotto lo stesso tetto non può che far sorgere qualche dubbio su come Disney stia diventando sempre più forte e “assoluta”, togliendo spazio ai contendenti.

Le critiche moraliste sono tuttavia fuori luogo. Disney ha fondato un impero con svariati anni di lavoro e cura del proprio progetto all’interno di un mercato fatto di aziende “feroci” quanto essa, e ha semplicemente giocato meglio di altri. Quel che ne nascerà potremo vederlo solo sul lungo periodo e sembra non avere voglia di cedere ora.

Le altre major soccomberanno? Un giorno Spider-Man e Batman saranno venduti sotto la stessa etichetta? Bugs Bunny farà una comparsata nel nuovo film di Topolino?

E’ tutto al tempo stesso molto probabile e molto aleatorio, e in fondo ininfluente per molti comuni mortali. La verità è che Disney ha vinto e lo ha fatto anche rimanendo fedele alla sua idea iniziale, nutrendo costantemente la propria ideologia e fortificandola di anno in anno nonostante dubbi o possibili passi falsi (un esempio: l’ambigua gestione di un brand come Star Wars).

E oggi Disney+ è lì, ricco di novità, bellezze e sogni, a ricordarcelo.

Nel bene come nel male.

– Fabio Antinucci –

 

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