Curiosità sul romanzo “La signora di Wildfell Hall”

Citando il comunissimo proverbio “non c’è due senza tre” mi sembra giusto, dopo aver parlato del famoso romanzo “Jane Eyre” di Charlotte Brontë e di “Cime Tempestose” di sua sorella Emily Brontë, chiudere il cerchio con la sorellina più bistrattata, in ambito letterario, di casa, ovvero Anne Brontë.

Anne Brontë nasce nel villaggio di Thornton, nello Yorkshire (Inghilterra), il 17 gennaio del 1820. Come le sue due sorelle, citate sopra, Anne è autrice di novelle dal contenuto romantico dell’epoca vittoriana. Ultima di sei figli, ha solo un anno quando sua madre esala l’ultimo respiro.  Ed è proprio a causa della sua età che, a differenza delle sue sorelle, verrà educata in famiglia, e studierà musica e disegno. Dopo anni continuerà il percorso formativo nella scuola pubblica Roe Head School. Fino al 1835 in cui se ne occuperà sua sorella Charlotte, divenuta nel frattempo insegnante. Le opere più conosciute della più giovane di casa Brontë sono “Agnes Grey”, opera pubblicata nel 1847, e “The Tenant of Wildfell Hall”, pubblicata nel 1848, sotto lo pseudonimo di “Acton Bell”. Tuttavia, cari lettori, non sono qui per raccontarvi delle curiosità sui romanzi della scrittrice, ma per rivelarvi la trama di un suo romanzo lasciato spesso in sordina: “The Tenant of Wildfell Hall”.

“La signora di Wildfell Hall” pubblicato in Italia anche con i titoli “Il segreto della signora in nero” o “La misteriosa signora Graham” è il secondo romanzo epistolare di Anne, uno scritto per cui la sua protagonista, Helen Graham,  meriterebbe di essere ricordata al pari di Catherine Earnshaw e di Jane Eyre. Anche se nel romanzo ci sono tutti gli ingredienti di una banale storia d’amore, scorrendo le pagine ci si accorge, immediatamente, che non era certo quello il fine della scrittrice. La storia di Helen Graham racconta il mutamento di una ragazzina sciocca e impulsiva a donna coraggiosa e audace. Quando Helen realizza di aver commesso un terribile errore sposando Arthur, il cattivo ragazzo che credeva di poter cambiare, comincia  a combattere contro i vincoli di un legame insano. Helen si ribella ad un destino segnato dalle convenzioni sociali, fugge da un marito violento, con il vizio del bere, e abbandona l’unica sicurezza per una donna dell’epoca: ovvero il matrimonio. Anne descrive il protagonista maschile, Arthur, come un uomo ripugnante, odioso, cupo e corrotto. Il personaggio maschile nasce, grazie, all’esperienza di Anne, e delle sue sorelle, con il loro fratello Patrick Branwell, un uomo dedito all’alcool e al gioco d’azzardo. Un argomento decisamente sbagliato e infelice a detta del suo agente letterario ovvero a detta di sua sorella Charlotte. La maggiore delle Brontë rimaste in vita, come si evince dai miei scritti di queste settimane, ha sempre fatto di tutto per preservare, agli occhi degli altri, l’integrità e la moralità della sua famiglia. Questo personaggio “cattivo” basato sul loro fratello ribelle, descritto accuratamente nella sua brutalità e nel suo linguaggio deplorevole, oltre a non essere apprezzato da lei, lo è ancora meno dalla critica dell’epoca. Un altro fattore imperdonabile per la critica è la “non redenzione” del personaggio maschile dell’opera. Anne, a differenza delle sue più famose sorelle, non crede che l’uomo possa cambiare, se non in peggio. Nel romanzo, la Brontë, narra scene piene di aspri scontri, di violenza, scene che rappresentano un matrimonio duro, freddo, ricco di dolori e di problemi. Il romanzo, grazie alla sua eroina che non china al capo alla società dell’epoca, è considerato un romanzo “femminista ante litteram”, in parole più “facili” incarna tutto ciò che è contro la debolezza dei personaggi femminili.

Molti hanno definito Anne Brontë una Jane Austen senza successo… niente di più falso! Anne, lasciando parlare la sua protagonista, racconta cosa succede dopo “il vissero tutti felici e contenti”. Ci ricorda che anche nell’epoca vittoriana un matrimonio poteva fallire e cadere in una spirale di angoscia e di amarezza, frutto della consapevolezza di essere vittima delle proprie fantasie. Anne Brontë muore a 29 anni, per tubercolosi, in un ricovero sulla costa di Scarborough (Inghilterra), pochi giorni dopo esservi giunta, esattamente il 28 maggio del 1849. Spero che questo piccolo viaggio nel mondo Brontë vi sia piaciuto. Buone letture a tutti!

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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