Curiosità su Jane Eyre

Come scriveva Italo Calvino “Non si leggono i classici per dovere o per rispetto, ma solo per amore”, ed io amo e venero questo genere di lettura. Amo immergermi nelle pagine di questi grandi scrittori, amo leggere le loro storie che, da sempre, danno vita a viaggi meravigliosi e senza tempo. Ovviamente, come ogni brava “book addicted”, sono innamorata di, quasi, tutti i protagonisti maschili descritti in questi libri. Ho stilato una lista piena di amori immaginari, che include, senza ombra di dubbio, anche il burbero ma intrigante Mr Edward Rochester. Tutti sappiamo che Mr Rochester (vi prego ditemi di sì perché altrimenti è grave!) è il protagonista maschile del famoso romanzo “Jane Eyre”, scritto da Charlotte Brontë. Un romanzo talmente conosciuto che ha dato vita a molte pellicole come, ad esempio, lo sceneggiato del 2006 prodotto dalla BBC in cui l’attore Toby Stephens interpreta lo scontroso protagonista (un Mr Rochester perfetto, che ha contribuito a rendere più saldo il mio amore verso questo personaggio!). Ma sto divagando e non va certo bene, visto che oggi il mio compito è quello di portare “alla luce” alcune curiosità sul libro sapientemente scritto dalla fervida immaginazione della sua autrice.

-Jane Eyre è stato pubblicato nel 1847 sotto lo pseudonimo di Currer Bell. Tutte le sorelle Brönte, compresa Charlotte, hanno pubblicato i loro libri d’esordio spacciandosi per i fratelli Bell. Le donne decisero di utilizzare questa piccola astuzia a causa della discriminazione del pubblico e della critica verso romanzi scritti da donne. L’utilizzo degli pseudonimi ha, tuttavia, dato alcuni problemi sulla giusta attribuzione dei romanzi: per qualche tempo infatti, alcuni studiosi, hanno attribuito erroneamente a Charlotte Brontë non solo “Jane Eyre” ma anche “Cime tempestose”, l’unico romanzo della sorella Emily.

-Charlotte dedicò la prima edizione di “Jane Eyre” a William Makepeace Thackeray, suo scrittore preferito e celebre autore del romanzo “La fiera delle vanità”. Charlotte però ignorava che, come il suo protagonista maschile, Thackeray tenesse sua moglie confinata in una stanza a causa della sua follia. Per questo, in quel periodo, si diffuse la voce che lo scrittore Currer Bell (pseudonimo di Charlotte), si fosse ispirato a Thackeray per il personaggio del suo romanzo.

-Charlotte Brontë racconta in “Jane Eyre” molte vicende autobiografiche. Il racconto del soggiorno di Jane a Lowood è basato sulla sua esperienza. Dopo la morte prematura di sua madre, all’età di cinque anni, Charlotte fu mandata, insieme alle sue sorelle maggiori, alla Clergy Daughter’s School di Cowan Bridge nel Lancashire, una scuola per figlie di ecclesiastici. Per le bambine si rivelò un’esperienza terribile: la scuola era mal riscaldata, le condizioni igieniche erano pessime e il cibo era sempre insufficiente. Il personaggio del preside di Lowood è, infatti, ispirato al Reverendo William Carus-Wilson, preside del collegio frequentato dalle sorelle Brontë.

-Charlotte, come la sua eroina Jane, nel 1839 viene assunta come governante e istitutrice da una ricca famiglia, la famiglia Sidgwick. La scrittrice mal tollerava il suo lavoro e tutto il suo odio lo esprimeva nelle lettere indirizzate a sua sorella Emily: “Un’istitutrice privata non ha un’esistenza. Avevo il compito di occuparmi di un gruppo di bambini coccolati, viziati e turbolenti. Da me si aspettavano che li istruissi e, allo stesso tempo, che li facessi divertire”.

-Durante il suo lavoro di istitutrice, Charlotte, nel 1839, visita la villa Norton Conyers, nel North Yorkshire. Qui, la donna, viene a conoscenza della storia di Mary, una donna ritenuta pazza e rinchiusa nella soffitta della sua casa. La storia di Mary, ha ispirato la Brontë per il personaggio di Bertha Mason. La stanza segreta, ben nascosta da alcuni pannelli, viene scoperta in tempi recenti, esattamente nel 2004, dai proprietari della villa. La stanza oggi chiamata “Mad Mary’s Room” ed è aperta ai visitatori.

-Nel romanzo il personaggio di Bertha Mason rappresenta una sorta di “doppio” della protagonista principale. Bertha è la parte istintiva, rappresenta l’impulsività e la passione, concetti che nella società Vittoriana dovevano essere repressi e celati in maniera impeccabile, proprio come era solita fare la nostra Jane.

Vorrei concludere ammettendo che, come ogni romanzo che si rispetti, anche “Jane Eyre” descrive alcune scene abbastanza surreali, come la scena in cui Mr Rochester si traveste da “fattucchiera”… abbastanza ridicolo credere Jane non riesca a riconoscerlo solo grazie ad un po’ di trucco! Tuttavia rimane un libro che cattura il lettore grazie al talento della scrittrice di creare empatia verso i suoi personaggi. Jane è la classica ragazza bruttina e povera senza nessuna dote particolare, in molti aspetti appare simile al suo “padrone”, un uomo irascibile ed egoista, un bugiardo che non si crea alcuno scrupolo nel rinchiudere una donna in una stanza della sua grande dimora. Ma man mano che il testo avanza non si può non tifare per la coppia e non si può proprio non amare quest’uomo irascibile che forse alla fine ottiene, in parte, ciò che merita. Ecco perché il cuore di ogni lettore, anche il mio ovviamente, alla famosa frase “Lettore, lo sposai” si scioglie come neve al sole!

– Giuseppina Serafina Marzocca –