Cultura e moda alimentare: spaghetti vs cibo esotico

1La nostra dieta mediterranea è la migliore al mondo. Lo riconoscono tutti i maggiori esperti di nutrizione. Meglio della nostra c’è solo la dieta di Okinawa. Lì campano (bene) fino a 120 anni. Basti pensare che il Sensei Miyagi era di Okinawa. Metti carboidrati, togli carboidrati. Ora, gli italiani si dividono in due grandi fazioni opposte.

Guelfi vs Ghibellini?
Destra vs Sinistra?
Roma vs Lazio?
No.
Mangiaspaghetti vs CiboEsoticoMonAmour.
È guerra aperta.

C’è chi, portando alto il vessillo dell’italica alimentazione, si rifiuta anche solo di avvicinarsi ad un ristorante giapponese. E c’è chi del cibo esotico ne ha fatto una malattia. Io, come penso molti di voi, sto nel mezzo. A casa preparo la pasta alla carbonara, ma quando esco mi rifiuto di mangiare al ristorante cose che mangio quotidianamente. Quindi vai col cino-giappo-corean-vietnamita! Senza dimenticare il kebab. Un solo rotolo soddisfa il fabbisogno nutrizionale di un’intera 2settimana. C’è da dire la maggior parte dei ristoranti esotici propone cibo sfizioso a prezzi più che accessibili. Cosa che non guasta mai. Ma se il problema fosse solo il mangiare fuori non sarebbe così grave.

Il dramma scatta al supermercato prima e a casa poi. Ormai è facilissimo trovare cous-cous, tortillas, burrito, nachos e salse messicane, ramen, sushi surgelato, salsa e germogli di soia, involtini primavera eccetera eccetera. Li vedi, ti viene l’acquolina, li compri, li cucini e… trovi sempre il parente, il fidanzato, l’amico che dice: “Ma che non li vendono più i fusilli?” E giù con la tiritera che la dieta mediterranea è la migliore al mondo. Ok.
Accettiamo questo punto come un dato di fatto incontrovertibile. Ma per questo dobbiamo morire sepolti sotto una cascata di spaghetti, fusilli e rigatoni senza poter deviare mai dalla regola?

I confini mentali sono tanti, alcuni subdoli. Chiudersi all’interno di questi confini è sempre pericoloso. Si rischia l’essiccamento mentale per mancanza di ricambio d’ossigeno. Uscite, visitate un museo e quando uscite fermatevi al sushi wok più vicino. C’è gente ch l’ha fatto ed è sopravvissuta per raccontarlo.

– Monia Guredda – 

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