Consigli horror: dall’Asia agli USA

Due settimane fa abbiamo parlato dei remake statunitensi di cult j-horror, prendendo in considerazione i vari modi in cui la stessa storia può essere riproposta da un diverso regista; per i consigli horror di oggi, seguiremo lo stesso procedimento, ma analizzando tre film provenienti dalla Cina, dalla Thailandia e dalla Corea del Sud.

1) The Eye

Danny e Oxide Pang diressero nel 2002 The Eye, ispirato a una storia vera: una ragazza, dopo avere ricevuto un trapianto di cornea che le permise di tornare a vedere, si tolse la vita dopo soltanto una settimana. I registi si chiesero cosa l’avesse spinta a compiere quel gesto, come possa essersi sentita in quei sette giorni, e hanno scelto di rispondere inserendo del paranormale attraverso la storia di un’altra donna appena operata. Mun non conosce il donatore, ma ha ereditato il suo potere di vedere i morti – e, in alcuni casi, le persone in procinto di perdere la vita.

Nel 2013, V/H/S 2 nel cortometraggio Clinical Trials utilizzerà un espediente simile, ma il remake ufficiale giunse cinque anni prima grazie a David Moreau e Xavier Palud. Come accaduto per Dark Water, il film si sposta completamente negli Stati Uniti, lasciando la sola presenza di una famiglia cinese – forse unico modo di inserire la “scena della pagella” senza adattarla alla cultura americana. La prima parte è tanto fedele all’originale da apparirne una copia con attori e città diversi, ma la seconda parte e soprattutto il finale incarna il sentimento, già esaminato nello scorso articolo, che nutre il cinema americano nei confronti del lieto fine: mentre il cinema asiatico mostra la crudele inevitabilità della vita, l’occhio americano modifica il destino dei personaggi e delle vicende stesse, simile alla fanfiction di uno spettatore deluso.

2) Shutter

Capolavoro thailandese, Shutter è un horror del 2004 diretto da Banjong Pisanthanakun. La protagonista Jane è tormentata come Mun, ma in maniera differente: è solo un fantasma a minacciare la sua tranquillità, forse il fantasma della donna che, ubriachi, lei e Tun hanno investito senza controllare come stesse. La misteriosa presenza inizia ad apparire anche nelle foto scattate da Tun, che presto scoprirà il suicidio dei suoi migliori amici, mentre Jane prosegue la sua indagine per capire chi fosse quella ragazza e come la sua morte possa essere connessa ai tre suicidi. Il punto forte di questo film è il plot twist nascosto nel finale, a cui lo spettatore non è pronto nonostante gli indizi disseminati, poiché troppo impegnato a investigare come la protagonista sul primo mistero.

Il remake del giapponese Masayuki Ochiai, nel 2008, porta sullo schermo Rachel Taylor e Joshua Jackson in una buona prova di adattamento che pone le proprie basi su tre differenze principali: le vicende sono ambientate in Giappone, dove la coppia protagonista si è appena trasferita, nonostante la produzione del film sia in parte americana (il film stesso venne recepito come tale); Ben (Jackson) apprende subito della morte dei suoi amici, sopperendo così all’elemento poco realistico nell’originale thailandese; infine, gli indizi sul plot twist già citato sono molto più diffusi nel remake.

Shutter è un film che non può mancare, e in questo caso suggerisco entrambe le versioni.

3) A Tale of Two Sisters (The Uninvited)

Difficile parlare delle differenze tra questi due film senza fare spoiler, ma ci proverò. Abbiamo visto una storia trasportata dalla Cina agli Stati Uniti, adattandosi alla cultura d’arrivo (tanto che la parte “mistica” è stata affidata al Messico), e un’altra che dalla Thailandia è giunta fino in Giappone, mantenendo la presenza dello yūrei; questa volta, invece, ci avviciniamo di più al percorso fatto da Ringu e The Ring, seppure con diversi risultati.

Partiamo insolitamente dal remake. Il film del 2009 diretto dai fratelli Guard narra la storia di una ragazza appena tornata a casa dalla clinica psichiatrica in cui, dopo un tentato suicidio, era stata ricoverata; è felice di rivedere la sorella maggiore, ma non ama la presenza della matrigna, ex infermiera della madre defunta, e decide di indagare sul suo passato. Il plot twist finale è piacevole ed è l’elemento preso direttamente dall’originale sudcoreano, che tuttavia presenta più livelli di lettura – e dunque ben più colpi di scena.

Two Sister (o A Tale of Two Sisters) di Kim Ji-woon è un film del 2003 che vede come protagoniste due sorelle appena rientrate nella casa del padre, un uomo freddo nei loro confronti, dove le attende la matrigna, anche in questo caso ex infermiera della madre. La donna, a differenza del marito, si interessa a entrambe le figliastre, sebbene nutra un profondo rancore solo per la maggiore, che non comprende come mai il padre non sgridi la moglie per il modo in cui si comporta con loro due, arrivando persino a vessarle. Una scena molto disturbante è rappresentata dal momento della cena dei due coniugi con il fratello della donna e sua moglie: la tensione è nell’aria, si comprende che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato, ma pur conoscendo il plot twist di The Uninvited diversi elementi suggeriscono che le vicende stanno prendendo una piega del tutto diversa.

Torneremo preso in Asia con prodotti di gran valore, ma prima dobbiamo concludere con l’Europa. Ci vediamo tra due settimane con la Gran Bretagna.

– Sara Carucci –

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